Non contro l’anti-semitismo, bensì contro la critica a Israele
di La Redazione di InTheNet
La Commissione affari costituzionali del Senato ha adottato poche settimane fa il DDL 1004, contenente disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo (1).
Una legge bavaglio in quanto la succitata definizione operativa di antisemitismo – a cui si rifà la legge – è quella adottata nel 2016 dall’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto (IHRA) che definisce: “l’antisemitismo come una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, manifestandosi in attacchi verbali o fisici, cospirazioni, disumanizzazione e stereotipi negativi,inclusi atti contro lo Stato di Israele in quanto collettività ebraica”.
Come ha fatto immediatamente notare Amnesty International: “È preoccupante che tutte le attività e misure della legge rimangano ancorate alla definizione operativa dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto, inclusi i suoi indicatori. In pratica, il DDL fa della definizione dell’IHRA – che gli stessi estensori hanno invitato a non trasformare in legge e a non utilizzare in contesti di formazione universitaria visto il rischio che si trasformi in strumento di censura e di repressione – il punto di riferimento per interventi nell’ambito culturale ed educativo, per il monitoraggio, per le misure atte a contrastare la diffusione di un linguaggio antisemita sulle piattaforme social e per ulteriori ambiti applicativi”. Se gli stessi ideatori si erano preoccupati di ammonire i politici sull’abuso di tale definizione in ambito operativo, non si comprende il perché di un tale Disegno di Legge che si concentra proprio sulla formazione dei docenti, delle Forze di polizia, e persino nell’ambito di attività associative e sportive, oltre che nel reprimere la libertà di opinione sulle piattaforme social (dove, al contrario, si può gioire dell’assassinio della massima autorità religiosa sciita senza rischiare nemmeno la deindicizzazione).
Sempre Amnesty International, nel suo comunicato stampa ufficiale, fa presente che: “È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) come una forma di lotta antisemita” in quanto azioni – perfettamente legali a livello di diritto internazionale – ma, essendo rivolte contro lo Stato genocida di Israele, tramutandosi automaticamente in illegali. Come se la Legge non dovesse essere uguale per tutti…
Non solo, anche il rapporto di Amnesty International sulle violazioni della Convenzione sul Genocidio da parte dello Stato di Israele nella Striscia di Gaza oppure le denunce di varie Associazioni e Ong delle condizioni disumane nelle quali versano i palestinesi (semplici civili, bambini, donne e giornalisti) nelle carceri israeliane – spesso senza che alcuna accusa sia formulata e sulla base del semplice fermo amministrativo – possono a questo punto essere bollati come ‘antisemiti’.
Infine, sempre Amnesty International, tenendo in considerazione anche il recente Decreto Sicurezza, in vigore in Italia dal 25 febbraio 2026, si dice: “preoccupata dal fatto che il testo proposto inquadri l’antisemitismo in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso – espresso ad esempio durante le manifestazioni contro le politiche del governo d’Israele – rischia di essere trattato come minaccia alla sicurezza nazionale. Già oggi la strategia nazionale definisce l’antisemitismo in questi termini, equiparandolo al terrorismo. Questo approccio rischia di criminalizzare qualsiasi azione di sensibilizzazione contro l’apartheid, l’espansione illegale degli insediamenti e il genocidio perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione palestinese”.
Ebrei ortodossi v/ Sionismo
Mentre in Italia si vuole fare propria la bandiera israeliana, confondendo appositamente la critica doverosa contro il genocidio palestinese e uno Stato che, come tale, è passibile di biasimo per le azioni che compie esattamente come qualsiasi altro (e qui non entriamo nemmeno nella rivendicazione di essere il ‘popolo eletto’ perché tali affermazioni fiorivano sulla bocca di Hitler, primo artefice dell’Olocausto e ideologo della aberrante herrenrasse), sono proprio gli ebrei di Neturei Karta a esprimersi, ancora una volta, contro Israele e la sua ultima guerra, ovvero quella contro l’Iran.
Ma chi sono i נָטוֹרֵי קַרְתָּא, ossia i Guardiani della Città? Sono un’organizzazione ebraica, fondata nel 1938 da ebrei ortodossi molto devoti e che si attengono strettamente ai principi della Torah e del Talmud e, in particolar modo, a quei passi in cui si pone l’accento sull’arrivo di un Messiah che sarà accompagnato dalla resurrezione dei morti, la riaggregazione del popolo ebraico condannato all’esilio e il ritorno alla Legge della Torah.
In questi anni i Naturei Karta hanno stretto rapporti con il mondo arabo, hanno lottato contro il genocidio dei palestinesi e, nelle ultime settimane, si sono pronunciati contro l’attacco all’Iran e l’uccisione del suo leader religioso, l’Ayatollah Ali Khamenei. In un comunicato ufficiale, i rabbini – ricordiamoci che sono ebrei profondamente religiosi e, quindi, è difficile etichettarli come ‘antisemiti’ – si sono opposti al sionismo fascista:“Gli Ebrei anti-Sionisti sono profondamente addolorati e provano grande dolore per il Sionismo e per la sua provocazione che ha portato alla tragica nuova guerra con l’Iran.Questa guerra non è stata inaspettata, per anni i leader Sionisti hanno fatto campagne per un’azione militare contro l’Iran.Il criminale di guerra Benjamin Netanyahu è andato varie volte dal Presidente Trump, per spingere verso un’azione militare contro l’Iran. Nello stesso tempo, gli Ebrei anti-Sionisti e il loro leader hanno rilasciato numerose dichiarazioni pubbliche chiedendo urgentemente al presidente Trump di riconoscere che Israele, non l’Iran, è il pericolo per il mondo. […] Riteniamo Israele responsabile della morte e della distruzione a cui abbiamo assistito per decenni, ora intensificate dall’assassinio del supremo leader Ali Khamenei, insieme a molti militari, politici, e vittime civili. Ciò costituisce un altro anello della lunga catena della violenza Sionista in corso in Palestina e altrove. Poiché ora circola una grande quantità di disinformazione, noi vogliamo chiarire alcuni punti. Primo: l’Iran non è un nemico del popolo ebreo”.
E più oltre: “Secondo: poiché Israele afferma di agire per conto di tutti gli Ebrei (e in nome dell’Ebraismo) e poiché alcuni coloni estremisti abusano di concetti religiosi come ‘Amalek’ (2), dobbiamo chiarire l’autentica posizione religiosa ebraica. Come Ebrei religiosi affermiamo che lo Stato di Israele e le azioni sioniste costituiscono una grave violazione dell’Ebraismo. Assassinare, rubare, occupare la terra di un altro popolo, e scatenare guerre contro qualsiasi nazione è proibito nella legge Ebraica. L’ideologia di stabilire la sovranità Ebraica attraverso la forza è antitetica alle credenze Ebraiche fondamentali, che insegnano che l’esilio Ebraico è un decreto divino e non deve essere interrotto dalla coercizione umana” (per l’intera dichiarazione, rimandiamo all’articolo di Enrico Vigna, pubblicato su L’Antidiplomatico, 3).


Semitismo e Sionismo: etimologia e storia
Vi è infine da considerare un fatto che si sottace sempre. Il termine anti-semitismo, etimologicamente, significa odio o avversione nei confronti dei popoli e degli individui di origine semitica – quindi, non solamente gli ebrei, ma anche gli arabi e altre minoranze presenti nell’area. Il suo uso storico e politico è quindi, da sempre, fuorviante. Essere anti-ebrei sarebbe l’accezione esatta. Quindi, se ci permettete una iperbole linguistica, se si scrive una legge oggi contro l’anti-semitismo, si dovrebbe intendere che la stessa promuoverà azioni culturali ed educative, e reprimerà a livello di manifestazioni pubbliche (siano esternazioni sui social siano in piazza), ogni discorso di odio anche contro gli arabi, ivi inclusi i palestinesi.
Le parole hanno sempre un’origine, un peso e ricadute sulla vita reale delle persone. Voler azzerare la critica nei confronti di Israele è figlia, in Germania, della cattiva coscienza dei tedeschi – che hanno compiuto (con la complicità dei fascisti italiani, ucraini, e di altre nazioni alleate di/o cooptate da Hitler) il crimine atroce dell’Olocausto. In Italia, però, questa smania di azzerare qualsiasi critica nei confronti di uno Stato razzista (in quanto, definendosi Nazione del popolo ebraico, pone le minoranze de facto in condizione di subalternità) nasce fors’anche da un pregiudizio positivo. Ovvero, quello di riconoscere una superiore verità della Bibbia rispetto ad altri libri ‘sacri’ e, quindi, implicitamente credere che la Palestina appartenga al popolo eletto, ossia agli ebrei.
Per aprire finalmente una seria discussione sul tema, senza pregiudizi, proponiamo due letture: L’invenzione del popolo ebraico (Matai ve’ech humtza ha’am hayehudi?), pubblicato nel 2008 dallo storico israeliano Shlomo Sand; e Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina. Dal 1882 a oggi, dello storico ebreo Ilan Pappé, pubblicato nel 2024.
Erich Fromm in La disobbedienza e altri saggi scriveva nel lontano 1981: “Abbiamo dato vita a un diramato sistema di comunicazioni mediante radio, televisione e giornali; e tuttavia la gente è disinformata e indottrinata più che informata della realtà politica e sociale. In effetti, nelle nostre opinioni e idee c’è un grado di uniformità che potrebbe spiegarsi senza difficoltà se fosse il risultato di pressioni politiche, il prodotto della paura; sta invece di fatto che tutti concordano ‘volontariamente’, nonostante che il nostro sistema si basi proprio sull’idea del diritto al dissenso e sulla predilezione per la diversità delle idee”.
(1)
(2) Amalek, capostipite degli Amaleciti, è stato descritto nella Bibbia come nemico di Israele e, simbolicamente, rappresenta il male supremo
venerdì, 27 marzo 2026
In copertina: Manifestazione antisionista dei Naturei Karta, in solidarietà con lo Stato di Plestina. Foto di Brian Naughton, Flickr (Pubblico dominio)

