Da Gaza ai Territori Occupati in Cisgiordania
di Luciano Uggè
Mentre infuria la guerra in Iran e Libano a causa di Israele e Stati Uniti e la UE è sull’orlo di una crisi di nervi per il blocco dello Stretto di Hormuz; la deriva della petroliera russa Arctic Metagaz (attaccata dai droni ucraini), che minaccia una calamità ecologica nel Mediterraneo a causa del suo carico di gnl; e gli attacchi iraniani (in ritorsione a quelli israeliani contro South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo) all’impianto di Ras Laffan, in Qatar, che produce all’incirca il 20% delle forniture mondiali di gas liquefatto; la tragedia palestinese sembra essere stata dimenticata in un mondo dove lo Zio Sam e Israele riescono a portare devastazioni continue come nemmeno i quattro cavalieri dell’Apocalisse sarebbero stati capaci.
A Gaza, una tempesta di sabbia, a metà marzo, ha aggravato la situazione degli sfollati che vivono nelle tende, dopo che Israele ha raso al suolo case, ospedali, scuole, università, infrastrutture, per due anni, con la partecipazione attiva in armamenti di quasi tutto il miliardo d’oro (States in primis). Pensate cosa deve essere per un bambino, un neonato, una donna incinta, un vecchio, respirare polvere, polvere che si infila ovunque, che penetra nelle vie aeree impedendo di inspirare, che annebbia la vista e fa lacrimare gli occhi, imputridisce cibi e acqua, e copre di un manto che, con la pioggia, si trasforma in sudiciume, le poche cose rimaste agli sfollati: un materasso, una coperta, una pentola o un piatto salvato al genocidio che, sebbene al rallentatore, prosegue.
Ridicolo il consiglio delle autorità di: “aumentare l’assunzione di acqua e liquidi dopo il pasto serale durante il periodo di digiuno (imposto dal Ramadan) e nel corso della notte”. Perché? Perché, come informa Telesur, gli “aiuti umanitari a Gaza sono diminuiti dell’80% dopo l’aggressione israeliana contro l’Iran. L’ingresso settimanale di aiuti umanitari è sceso da 4.200 a soli 590 camion dopo l’inizio dell’offensiva militare, raggiungendo meno di 400 veicoli” dalla metà di marzo.
Radio Gaza ricorda che: “Da oltre un mese, non entrano nella Striscia di Gaza più di quattro camion al giorno, il che significa che il 60% della popolazione della Striscia di Gaza potrebbe non avere abbastanza da mangiare regolarmente. La metà della popolazione della Striscia di Gaza consuma un solo pasto ogni due giorni: siamo nel mezzo di una carestia”. Questa è la realtà: altro che pasto serale! E se non bastasse, i palestinesi denunciano che Israele ha già violato il cessate il fuoco vigente in oltre 2.070 occasioni. E all’insicurezza alimentare si aggiunge quella sanitaria: mancano medicine, anestetici, apparecchiature salvavita.
Ma anche in Cisgiordania le cose non vanno meglio se finalmente gli occupanti cominciano a essere denunciati per le loro violenze da membri della Knesset. La deputata israeliana Meirav Cohen è stata durissima in merito: “Questo è terrorismo, ed è terrorismo ebraico. Non si tratta solo di poche mele marce. I politici che giustificano questa violenza sono complici”. Come riportano varie Ong e la stessa Onu si registrano, da parte dei colonialisti israeliani nei confronti dei civili palestinesi, omicidi a sangue freddo, aggressioni fisiche e verbali, oltre a danneggiamenti di immobili, automezzi o colture.
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Infine, per chi volesse dare un contributo diretto agli abitanti di Gaza, ricordiamo l’iniziativa del collega Michelangelo Severgnini: Apocalisse Gaza.
Per le donazioni:
https://paypal.me/apocalissegaza
oppure:
Conto corrente temporaneo:
SANDALIA ONLUS ATTIVITA’ DI ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LA SOLI
IBAN: IT 79 J 01015 86510 000065016676
BIC: BPMOIT22 XXX
Causale: Apocalisse Gaza
In meno di due anni di incarico, il Presidente che doveva mettere fine a tutte le guerre ha seminato conflitti, carestia e morte.
venerdì, 27 marzo 2026
In copertina: Gaza, foto di Hosny Salah da Pixabay

