La premiazione al Teatro Franco Parenti
di Simona Maria Frigerio
Lunedì 30 marzo alle 18.30, a Milano, si terrà la serata dedicata ai vincitori della prima edizione del Premio Claudio Facchinelli alla Nuova Drammaturgia per le giovani generazioni.
La sede prescelta è lo storico Teatro Franco Parenti e mai scelta fu più azzeccata. Perché? Faremo un passo indietro e approfitteremo dell’occasione per ricordare anche chi era Parenti e come mai lo spazio a lui dedicato sia perfetto per un Premio alla nuova drammaturgia.
Nel 1947, Franco Parenti insieme a Paolo Grassi e a Giorgio Strehler – dopo il Ventennio fascista e la Seconda guerra mondiale con il loro corollario di tragedie e censura – decisero di dare “il via politico, alla fondazione di un teatro pubblico che allora in Italia non esisteva”, fondando il Piccolo Teatro di Milano. Poco convinto, però, che in questa realtà avrebbe potuto sviluppare e sperimentare nuovi linguaggi, nel 1950 Parenti fa un incontro capitale, quello con il futuro Nobel per la Letteratura, Dario Fo, col quale mette in scena Il dito nell’occhio – esempio di un teatro che intende far pensare provocando il pubblico con una buona dose di ironia. Parenti firmerà la regia, le scene e i costumi saranno di Fo, mentre la direzione mimica sarà affidata a Jacques Lecoq.
Terminata questa importante esperienza, nel 1959 Parenti inizia a collaborare con il Teatro Stabile di Torino – diretto dal regista Gianfranco De Bosio, che sta recuperando il teatro in dialetto (suo sarà il lavoro sul padavicino di Ruzante o sulle specificità linguistiche di Chioggia per le Baruffe Chiozzotte goldoniane). Dopo un breve periodo, in cui ricopre il ruolo di direttore dello Stabile di Palermo, fermamente convinto che il teatro possa diventare l’interlocutore ideale per aprire un dialogo con i palermitani che non si identificano, o addirittura si oppongono a Cosa Nostra, nel 1964 Parenti incontra Eduardo De Filippo, al quale resterà legato da una profonda amicizia. Parenti reciterà in due tra le più famose commedie contenute nella Cantata dei giorni pari, ovvero Uomo e galantuomo, e Sik-Sik l’artefice magico.
Ma la data spartiacque di questa lunga carriera sempre alla ricerca di nuovi linguaggi – dal mimo al dialettale, da un teatro comico che sia urticante fino alla rivista – sarà il 16 gennaio 1973 quando, con L’Ambleto di Giovanni Testori, si alza il sipario del Teatro Pier Lombardo – fondato dai due artisti, con Dante Isella (critico e filologo della produzione letteraria, non a caso, lombarda) e la giovanissima Andrée Ruth Shammah. La ricerca, che non lascia spazio a compromessi, si concentra sulla parola, mentre la sperimentazione non è mai autoreferenziale o elitaria. Qui vedrà la luce la Trilogia di Testori, ossia, oltre a L’Ambleto, Macbetto ed Edipus. E a Parenti, Shammah dedicherà il teatro nel 1989, alla sua scomparsa.
Da Parenti a Testori
Il secondo pilastro dell’allora Pier Lombardo è stato indubbiamente il pittore, critico d’arte e drammaturgo, Giovanni Testori – il cui opus si caratterizza per due concetti fondamentali ai quali tenta di dare un’espressione personale: il realismo e la sperimentazione linguistica. Rispetto a quest’ultima, ricordiamo come Alberto Arbasino definirà se stesso, Pier Paolo Pasolini e Testori nel 1960, ovvero i ‘nipotini dell’Ingegnere’, che si potrebbe tradurre come i ‘continuatori del plurilinguismo di Carlo Emilio Gadda’.
Ma è sul realismo che lo stesso Testori avrà più difficoltà sia a trovare la propria strada sia a sviluppare una concezione originale ma praticabile. All’inizio vi sarà una certa sovrapposizione con alcune istanze del Neorealismo – e non sarà un caso che, in Rocco e i suoi fratelli, Visconti riprenderà personaggi e situazioni di alcuni racconti del Ponte della Ghisolfa (la prima raccolta del ciclo I segreti di Milano) dello stesso Testori.
Come PPP anche Testori subirà la persecuzione della censura. L’Arialda è il primo spettacolo italiano vietato ai minori e, sebbene debutti in una sede prestigiosa come il Teatro Eliseo di Roma con la compagnia Morelli/Stoppa e la regia di Luchino Visconti, quando arriverà al Teatro Nuovo di Milano, il magistrato Carmelo Spagnuolo firmerà un ordine di sequestro, mentre Testori e la Feltrinelli saranno incriminati per un definito “grandemente offensivo del comune sentimento del pudore”, soprattutto a causa della passione omosessuale che coinvolge due personaggi.
Ma tornando al realismo testoriano, possiamo descriverlo come tarlo che scardina il reale, attraverso una doppia sperimentazione, linguistica e (visti gli studi di Testori) pittorica. La sua lingua è, infatti, capace di evocare immagini ma anche non scevra da inflessioni dialettali che restituiscono i caratteri paradigmatici di milieu precisi. E se al cuore si lega il sesso, i sentimenti partono dalle viscere. Di conseguenza potremmo scrivere che se per PPP l’Orgia tratrale è declinata nella parola-concetto, e per Ronconi la parola sarà pietra, per Testori la medesima dovrà farsi materia, affondando nel “grumo dell’esistenza”. Una parola sempre e comunque “in-dicibile”. Nasce così il primo dei suoi tre capolavori, L’Ambleto, in cui il pastiche linguistico (che, in altra maniera, sarà perseguito anche da Dario Fo) si unirà a una rilettura urticante del celebre personaggio shakespeariano, che troverà in Franco Parenti il suo primo interprete: il primo corpo che saprà incarnare quel grumo di vita e dolore, unita a pietas ‘scarrozzante’.
Il Premio Claudio Facchinelli
Non poteva che essere il Franco Parenti, vista la sua storia, a ospitare la prima edizione di un premio dedicato a un vagabondo letterario. Scrittore, saggista e critico – ma anche di instancabile promotore della cultura teatrale tra i giovani – sia come professore sia come preside – Claudio Facchinelli è stato un curioso cultore di linguaggi e sperimentazioni senza mai cadere nel tranello pedagogico in senso stretto o costrittivo.
Ecco perché in suo nome, Rosana Rosatti, compagna di vita ma anche complice e amica, che ha spesso ospitato me e altri giovani critici alla sua tavola – dove abbiamo discusso davvero di arte e vita – insieme all’Associazione AGITA, ha deciso di ideare un premio che unisce la ricerca di una nuova drammaturgia (per tematiche ma anche per metodi espressivi) con l’attenzione per le giovani generazioni.
Il 30 marzo in quel crogiolo di esperienze teatrali che è da mezzo secolo il Franco Parenti, si terrà premiazione di un testo che dovrebbe fondere la passione per la scrittura propria di Claudio con il suo impegno nella scuola.
Gli autori – di ogni età e provenienza – che vi hanno partecipato, sono stati invitati a scrivere testi teatrali adatti a essere portati sulla scena dagli studenti della scuola secondaria superiore: chiamati, a loro volta, non a sentirsi protagonisti dei famigerati 15 minuti di celebrità bensì a vivere lo spazio teatrale come momento “di crescita, scoperta e libertà espressiva”.
Ambasciatore della prima edizione sarà Tindaro Granata, presente alla serata insieme agli ideatori del Premio – Rosana Rosatti, il regista Alberto Oliva, e il compositore e musicista Ivan Bert. La giuria, composta da Loredana Perissinotto e Monica Brindicci per AGITA, Valeria Moretti (autrice teatrale), il summenzionato Alberto Oliva e Monica Gattini Bernabò (già Direttore di Fondazione Milano) ha vagliato oltre 50 testi – ricevuti in forma anonima – sui quali ha operato la selezione e, nel corso della serata, saranno presentati i tre testi finalisti alla presenza degli autori.
Dopo alcuni interventi di artisti che hanno condiviso il loro percorso professionale con il Facchinelli critico teatrale, la serata si concluderà con la proclamazione del testo vincitore, che riceverà un premio in denaro.
La serata si terrà:
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 – Milano
lunedì 30 marzo 2026, ore 18.30
(ingresso gratuito, si prega di confermare la presenza scrivendo a: olgaorlandi1982@gmail.com)
venerdì, 27 marzo 2026
In copertina: La Locandina della serata (particolare per ragioni di layout)

