Pier Paolo Pasolini e la sua parola in-dicibile
di Simona Maria Frigerio
Da atea e da donna non posso dire di stimare particolarmente colui che avrebbe scritto nelle Lettere a Timoteo: “La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia”.
Al che risponderei che, a Eva, potrei opporre Lilith; e poi, perché non riconoscere a Eva la curiosità e la brama di conoscenza? E additare Adamo per la stoltezza di chi si compiace di possedere ciò che non è nemmeno suo e di pascersi nell’ignoranza?
Non provando, quindi, particolare simpatia né per Saulo né per le sue Lettere mi sono chiesta – con la medesima curiosità e brama di conoscenza di Eva – perché un regista e dramaturg come Dario Marconcini avesse sentito l’esigenza, in questi tempi oscuri, di recuperare quegli scritti per portarli su un palcoscenico.
In realtà, Dario Marconcini accende i riflettori sulla sceneggiatura che Pier Paolo Pasolini iniziò a elaborare successivamente al Vangelo secondo Matteo (del 1964). Seppure incompiuto e pubblicato postumo – nel 1977 – il testo si concentra sulla predicazione di Paolo, immaginandolo immerso nel mondo a lui contemporaneo – dall’Europa nazista agli States capitalistico-consumisti. Può un messaggio rivoluzionario, com’era il cristianesimo delle origini, sopravvivere alla propria istituzionalizzazione? Questa è una tra le domande di fronte alle quali si pose l’Autore, così come se la pose prima di lui Trockij, e se la porrà Samir Amin. Oggi, pare la ripropongano alcuni filosofi e filosofe iraniani che rivendicano, da una parte, l’istituzione dello Stato islamico (indipendente e sovrano) e, dall’altra, la possibilità che in esso conviva il senso rivoluzionario sciita grazie, proprio, ai Guardiani della Rivoluzione, o pasdaran (aborriti, perché forse fondamentalmente incompresi, o temuti, proprio in quanto pervicacemente antitetici al capitalismo, dagli occidentali).
Può Saulo o un qualsiasi predicatore o messia, ai tempi di Pasolini come ai nostri, presentarsi al mondo con la forza di una parola in-dicibile senza apparire un folle? E Marconcini ce lo mostra questo folle, tarantolato, giudeo e insieme romano, che come i Neturei Karta, i ‘Guardiani della città’, dà scandalo perché resta fedele al suo Dio – loro, anti-sionisti, che dialogano con Hamas e l’Ayatollah, perché la legge della Torah prescrive che solo con l’arrivo del Messia, e la risurrezione dei morti, gli ebrei potranno tornare, in pace, alla Terra Promessa. Non in maniera politica e mai usando la violenza. La loro è parola in-dicibile (e in Italia, con la legge recentemente passata al Senato, potrebbe addirittura portare chi la professi diritto in carcere).
Folle o recluso, sempre costretto. Non è più tempo di prediche o predicatori. Questo è il tempo dell’apocalisse, del disvelamento (a livello letterale): ma occorre, appunto, togliersi il velo dagli occhi, come fa Marconcini in un gesto altamente simbolico. Questo è il tempo dei sette angeli, di grandine e fuoco, mescolati a sangue; della montagna scagliata nel mare; della stella ardente che cade dal cielo; dell’oscurità e degli uomini che cercheranno la morte, ma non la troveranno, che brameranno morire, ma la morte fuggirà da loro; dello sterminio; e del silenzio di fronte al mistero – non di Dio, ma di due uomini che balbettano ai media, i quali amplificano in rapsodica armonia i loro discorsi insensati e di cui magnificheranno le lodi fino alla loro, e alla nostra, fine.
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vittoria
Cascine di Buti (PI)
domenica 22 marzo 2026, ore 17.00
San Paolo, un viaggio nelle sue Lettere
uno spettacolo di e con Dario Marconcini
aiuto regia e immagini a cura di Leonardo Greco
musiche a cura di Dario Marconcini
costumi Giovanna Daddi
allestimento e light designer Riccardo Gargiulo
tecnica e consolle Cesare Galli
Produzione Associazione Teatro Buti ETS
venerdì, 3 aprile 2026
In copertina: Immagine gentilmente fornita dall’Ufficio stampa dell’Associazione Teatro Buti ETS

