Il 28 aprile tutto l’anno
di Federico Giusti
Non basta celebrare, ogni 365 giorni, la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro. Da anni ripetiamo che le morti e le malattie professionali non sono un incidente di percorso, ma la conseguenza di scelte operate per salvaguardare gli interessi dell’impresa a discapito di quelli sociali. Il testo 81 che regola salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ogni anno viene cambiato, aggiornato – se vogliamo – fin dalla sua nascita, nel 2008. Da allora è partito un ‘assalto alla diligenza’ per cancellare e o cambiare qualche parte ritenuta troppo ‘vessatoria’ nei confronti delle imprese.
Ma perché le ragioni del profitto devono avere sempre la meglio sulle istanze sociali?
La ministra del Lavoro plaude alla definitiva approvazione del decreto sulla sicurezza sul lavoro, l’ennesimo in un Paese nel quale le ombre sono assai più delle luci.
Qualcuno pensa che la soluzione sia inasprire il Codice Penale per le morti sul lavoro: una soluzione comprensibile ma tale da inserirsi dentro logiche securitarie per le quali nuovi reati e inasprimento delle pene sono ben accette se equamente ripartite tra i dominanti e i dominati. Perdonateci ma questa logica securitaria per noi resta assai discutibile, in un Paese nel quale si riducono i fondi per gli usuranti o per i lavoratori precoci c’è solo da aspettarsi una normativa costruita sugli interessi di impresa.
È innegabile che le pene a carico dei responsabili di infortuni e morti sul lavoro siano del tutto inadeguate ma in certi casi basta pagare per avere cancellata una condanna, questa idea di giustizia censocratica è forse accettabile in termini sociali?
Prendiamo il caso delle statistiche, anche Inail, che, se assunte parzialmente, possono essere ingannevoli e ‘rigirare in sostanza la frittata’. Basta ricordare che da settori del Governo si parla di riduzione delle morti sul lavoro; eppure, se guardiamo alle ore lavorate, al calo della forza lavoro nel settore manifatturiero e al numero degli infortuni, la situazione è diametralmente opposta. Assumere solo parzialmente le statistiche è funzionale a sottrarre il problema dall’attenzione mediatica. Chiediamoci allora la ragione per la quale oggi non esista una Medicina del Lavoro funzionante, e perché non si prende in esame il solo fatto che la Legge Fornero non è applicabile a certe categorie di lavori per i quali superare i 65 anni di età determina un rischio eccessivo per la loro salute e sicurezza.
La cultura della sicurezza arriva solo quando la tragedia è già avvenuta, e le responsabilità sono anche dei lavoratori – che si sono fatti abbindolare dal sistema delle deroghe rispetto ai contratti nazionali, che recano con sé l’intensificazione dei ritmi e delle ore di lavoro in certi periodi dell’anno
L’attuale Governo ha operato scelte inaccettabili – come accrescere il numero dei dirigenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) mentre sono state ridotte le assunzioni di ispettori addetti ai controlli sulle aziende che da 700 sono passati a 500 per poi, nel Consiglio dei Ministri, scendere a 300. Quando si parla di depotenziamento del Pubblico ricordiamoci questi numeri, confrontandoli con le statistiche Inail su malattie professionali e infortuni. Riducendo gli ispettori caleranno le ispezioni abbattendo i controlli sui cantieri. L’obiettivo finale già si intravede all’orizzonte, ossia eliminare l’Ispettorato come Agenzia autonoma accorpandolo al Ministero. La crisi della Pubblica Amministrazione non è determinata dalla carenza di figure dirigenziali, servono al contrario altre figure professionali e, nel campo della sicurezza, ispettori e tecnici che si rechino ogni mattina nei cantieri.
Ma forse sono proprio le ispezioni nei cantieri a fare paura e, per esorcizzare il problema, meglio deviare l’attenzione verso la ‘sicurezza’ ma intesa come ideologia ‘securitaria’.
venerdì, 3 aprile 2026
Nella foto: Hanoi, Vietnam. La sicurezza sul lavoro è un problema mondiale (foto della Redazione di InTheNet, vietata la riproduzione)

