Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni
di Simona Maria Frigerio
Oltre vent’anni fa gli Eurythmics cantavano: “Sweet dreams are made of this. / Who am I to disagree? / I travel the world and the seven seas. / Everybody’s looking for something” (1). E come a me è venuta in mente questa canzone assistendo ad Altre stanze, Garbuggino e Ventriglia rimandano a un brano dei Television, Days, come fonte di ispirazione: “No matter how much I cross / I always see the same stream / I’m standing up on these bridges / that are standing in a dream” (2). E qui appare subitamente la Prospettiva Nevskij.
Strano iniziare una recensione con due brani musicali che non fanno nemmeno parte della colonna sonora di uno spettacolo? Suggestioni.
Del resto, il lavoro teatrale al quale assistiamo è un puzzle di sogni che si fanno all’alba, quelli che appaiono più vividi e presaghi. Come nei racconti di Raymond Carver, What We Talk About When We Talk About Love, o nelle poesie di W.H. Auden raccolte in Tell Me the Truth About Love. I performer ci e si domandano come possa l’amore essere eterno in questo mondo effimero, in quanto governato dal tempo e dal suo scorrere inesorabilmente come i granelli di sabbia nella clessidra.
La composizione di stanze, come matrioske profondamente intrise degli umori di Dostoevskij, si apre con il dialogo metateatrale tra Amleto e Ofelia, si dipana tra gli incubi della coscienza malata di Raskol’nikov, passando per un racconto scritto dallo stesso Ventriglia che rimanda a East of Eden di John Steinbeck, a The Eternal Moment di E. M. Forster e, soprattutto, allo struggente Stand by Me (forse il film più intimo e personale di Rob Reiner), con quei quattro adolescenti, la cui educazione sentimentale inizia quando si mettono in cammino lungo i binari della ferrovia. E in una stazione abbandonata vedremmo perfettamente questo lavoro teatrale – come accadde nel 2015 con Gli Omini in Ci scusiamo per il ritardo, ‘messo in scena’ presso il Deposito dei Rotabili Storici di Pistoia.
Perché le stanze nelle quali entrano e dalle quali escono Garbuggino e Ventriglia sono in realtà stanze dei sogni, frammenti di ricordi, pagine lette o scritte – sempre in delicato equilibrio tra onirismo e immanente.
Un viaggio nella letteratura ma anche in noi stessi, in quelle suggestioni che restano appese nelle nostre stanze mentali come ragnatele, tra le quali a volte afferriamo il riflesso di un raggio di sole che le attraversa per regalarci una fugace illuminazione.
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vittoria
Cascine di Buti (PI)
venerdì 10 aprile, ore 21.15
Compagnia Garbuggino /Ventriglia presenta:
Altre stanze
di e con Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia
Produzione Compagnia Garbuggino Ventriglia / Associazione Teatro Buti ETS
(1) “I bei sogni sono fatti di questo /
Chi sono io per oppormi? /
Giro il mondo e i sette mari /
Ognuno è in cerca di qualcosa” (t.d.g.).
(2) “Non importa quante volte attraverso
Vedo sempre lo stesso flusso
Sto in piedi su questi ponti
Eretti in un sogno” (t.d.g.)
Tom Verlaine/Television, Days, 1978
venerdì, 17 aprile 2026
In copertina: Garbuggino / Ventriglia in Altre Stanze al Teatro Vittoria di Cascine di Buti

