Il mondo è uno specchio, che a ciascuno restituisce la sua immagine*
di Simona Maria Frigerio
La giostra della morte ci accoglie nello spazio espositivo della Tenuta dello Scompiglio. Qui non ci troviamo di fronte all’esplosione vitalistica delle colombe, che si librano sulle ali dell’infanzia perduta (e, per un attimo, ritrovata) come sulla giostra (accessibile ai visitatori) di Valerio Berruti (1); qui, Hans Op de Beeck (artista che seguiamo da anni, 2) ha raccolto tutti i suoi oggetti-simbolo più iconici e li ha immersi in un paesaggio onirico bergmaniano. È il Cavaliere de Il settimo sigillo che domina questa Danse Macabre, al galoppo, immerso in un milieu freudiano grazie anche all’uso sapiente del light design che crea chiaroscuri essi stessi teatrali – citazioni, quasi, del contrasto chiaroscurale, fortemente drammatico, dei panneggi e della capigliatura della menade discinta e danzante attribuita a Skopas.
Ogni personaggio di questa Fiera delle vanità pare “un povero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena”, come acutamente scriveva il Bardo. E la giostra/mondo che espone la nostra umanità non può non rimandare alla teatralità del circo/mondo che immaginò Luciano Frigerio per il Re Lear del 1972, diretto da un Giorgio Strehler in stato di grazia.
Ciò che colpisce non sono, però, solo i riferimenti colti, le citazioni che ognuno di noi può fare attraverso i propri ricordi, le letture, le messinscene viste; quanto la peculiarità che contraddistingue ogni figura presente sulla giostra, caratterizzata da un piccolo gesto, un vezzo, una posa che rimandano alla sua e alla nostra fine.
Il clown scarnificato – sebbene con il naso ‘rosso’ – porge la mano da dandy, che regge una sigaretta: si è consumato il tempo dei frizzi e lazzi per colui che si è consunto i polmoni con nicotina, catrame e cancro. La bambina, che tiene al guinzaglio un cucciolo di foca quasi fosse il suo cagnolino, rimanda forse alla distruzione socio-ambientale che stanno vivendo gli Inuit da quando la Danimarca ha deciso di ‘civilizzarli’, modernizzandoli a tappe forzate? La distruttività umana di Fromm fa bella mostra di sé sulla mongolfiera, con gli oggetti simbolici di un Bacco trionfante. Mentre il modellino d’aereo da gioco per l’infanzia è diventato, dai tempi del Barone Rosso, presago di morte: sorregge sulla sua carlinga un passero, che sembra quasi aver abdicato alla sua capacità di volare liberamente nei cieli infestati dalle nostre bombe. La corona giace in groppa a un destriero, perché la morte livella tutti sotto il suo manto; e colei che ostentava il potere e l’arroganza della bellezza ne dimostra la fragilità caduca – che è insieme individuale e propria degli esseri umani come della natura che ci circonda, e che distruggiamo depredandone le ricchezze come se non ci fosse più un domani. Estetizzante.
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Valerio Berruti conduceva il visitatore, a Palazzo Reale, verso il film di animazione La giostra di Nina sulle ali di tenere colombe (messaggere di pace?). Qui sono i rapaci notturni, tra laghetti gelati, alberi spogli e sterili, e fuochi fatui, a condurci, con il sottofondo sonoro composto da Sam Vloemans (ed eseguito dall’Hermes Ensemble), lungo i viali di un giardino cristallizzato, al film d’animazione Vanishing Point.
La seconda parte della personale, dopo aver goduto dell’installazione site-specific, Danse Macabre, è appannaggio di questo bianco e nero che mostra una serie di acquerelli dello stesso de Beeck. Di fronte a noi, una vera e propria wunderkammer (come quella di Wes Anderson e Juman Malouf a Fondazione Prada) che mette in mostra tutti gli oggetti iconici, le magnifiche ossessioni, che hanno costituito l’universo creativo dell’artista.
In un succedersi di quadri naturali e di personaggi, a volte, incorniciati, ritroviamo il memento mori del teschio con la farfalla; la figura palpitante di vita del figlio; il lago con le ninfee; le carpe Koi; il cervo solitario; il barcaiolo; la venere nera flessuosa e rasta che, a noi, rammenta Josephine Baker; e persino la stessa giostra.
Le immagini si susseguono senza soluzione di continuità immergendoci in quel mondo ovattato che dialoga più con il nostro liminale che con la nostra mente, restituendoci una sensazione di pace che la carica concettuale della giostra ci aveva, per alcuni minuti eterni, ‘rubato’.
Un’esperienza insieme artistica e teatrale, quella che ci regala Hans Op de Beeck nella perfetta cornice dello Scompiglio. Da assaporare prendendosi i giusti tempi.
* William Thackeray, Vanity Fair (La fiera delle vanità)
(1) Valerio Berruti, More than kids, la recensione della mostra:
(2) Per approfondire il lavoro di Hans Op de Beeck:
(3) La recensione della mostra di Anderson/Malouf a Fondazione Prada: https://artegrafica.persinsala.it/wes-anderson-e-juman-malouf-il-sarcofago-di-spitzmaus-e-altri-tesori/12108
La mostra è stata inaugurata:
Tenuta Dello Scompiglio
via di Vorno, 67/B – Vorno (Lucca)
sabato, 11 aprile 2026, ore 11.00 – 19.30
Hans Op de Beeck presenta:
Danse Macabre
a cura di Angel Moya Garcia
visitabile fino a domenica, 25 ottobre 2026
orari: giovedì e venerdì dalle ore 14.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle ore 15.00 alle 19.00 (oppure su appuntamento biglietteria@delloscompiglio.org)
nel biglietto (Euro 10) è incluso anche l’ingresso alle opere permanenti
venerdì, 17 aprile 2026
In copertina: Hans Op de Beeck, Danse Macabre, foto di Dominique Provost, gentilmente fornita dall’Ufficio stampa dell’Associazione Dello Scompiglio

