Affitti: in Thailandia, giro di vite. Quando in Italia?
di Luciano Uggè
In Italia le regole e la tassazione per chi affitti un appartamento a turisti sono davvero ridicole e, non a caso, sta diventando sempre più difficile per gli italiani trovare sul mercato appartamenti in locazione (1).
A parte la comunicazione dei dati degli ospiti alla Polizia di Stato entro 48 ore dall’arrivo, dal 2 novembre 2024 esiste il CIN, ovvero il Codice Identificativo Nazionale per tutte le unità immobiliari locate per finalità turistiche.
Ma chi garantisce la qualità, i servizi, il rispetto delle norme (ad esempio sui fumi, le caldaie, eccetera) e l’adesione a quanto pubblicizzato sulle piattaforme da proprietari che, a volte, usano il rendering invece delle foto reali per gli appartamenti che mettono in affitto?
In Thailandia, al contrario, esiste l’Hotel Act che, ultimamente, l’associazione alberghiera pretende sia applicato con maggiori controlli e rigore. In pratica, chi fa affitto turistico deve avere una licenza – come chiunque abbia una qualsiasi attività nel settore. In questo modo non solo si evita la concorrenza sleale e una certa qualità dei servizi, ma anche la corresponsione della tassazione sull’attività. In pratica, il privato (che, in Thailandia, è spesso straniero e, soprattutto, cinese) deve pagare le tasse sull’attività di hospitality (tipo l’Irap) oltre che sul guadagno come privato cittadino (ossia il nostro Irpef). Questo, ovviamente, serve a impedire ciò che sta avvenendo, ossia che gli stranieri facciano incetta di alloggi e, versando l’Irpef nei Paesi ove risiedono, sfruttino i servizi e le unità abitative thailandesi senza farsi carico di alcun onere sociale.
Per i trasgressori le pene non sono leggere – dato che proprietari o eventuali operatori rischiano fino a un anno di reclusione e multe a partire da 20mila ThBath+10mila ThBath al giorno, in base al tempo di permanenza dei turisti nell’alloggio (attualmente il cambio è 1 Euro per 35 ThBath circa). Il proprietario può vedersi revocare un eventuale permesso di lavoro e, se straniero, rischia problemi con l’ufficio immigrazione fino all’ espulsione.
Una normativa che può sembrare draconiana ai rentier italiani ma che, al contrario, incentiva gli affitti per i residenti e garantisce gli eventuali turisti sulla qualità dell’offerta. Oltre a tassare l’impresa alla fonte – ciò che in Italia e in Europa, con trucchi contabili, lo spostamento delle sedi in Paradisi fiscali che fanno parte della stessa UE e regalini della Lega ai proprietari sembra un miraggio.
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venerdì, 17 aprile 2026
In copertina: Cartello esposto in un condominio in Thailandia

