Fotografia, perturbante e denuncia
di La Redazione di InTheNet
Augusto De Luca, fotografo classe 1955, ci ha inviato alcune fotografie della sua nuova serie intitolata Armageddon per sottoporle all’attenzione di InTheNet.
Noto soprattutto per i suoi ritratti di personaggi famosi (qualche tempo fa ha pubblicato sul nostro Settimanale un ricordo dedicato a Carla Fracci), in questa occasione ci ha inviato alcuni scatti di quello che può definirsi un ambito di ricerca più vicino alla fotoarte, in cui ha mixato tecniche ormai ben collaudate nel settore con una decisa vena che lui definisce surrealista e che a noi pare più prossima all’onirismo.
Nelle due foto che vi proponiamo si nota anche un’influenza, voluta o inconscia, propria delle sue origini napoletane e di quel Gabinetto anatomico, insieme macabro e conturbante, che giace nelle fondamenta della Cappella Sansevero, sotto al celebre Cristo Velato, dove due scheletri ‘sfoggiano’ – quasi fossero abiti di gala – le riproduzioni dei sistemi circolatori, venoso e arterioso. Una wunderkammer realizzata nel XVIII° secolo su commissione del Principe Raimondo di Sangro.

Forse perché ha attinto alla lezione freudiana, osservando le fotografie di De Luca si avverte una matrice perturbante, ovvero il riaffiorare di ciò che si sarebbe dovuto e voluto nascondere. Un concetto della psicoanalisi che si connette al doppio, alla deumanizzazione delle bambole (che, non a caso, spesso ci fanno paura e tale timore irrazionale è definito scientificamente pediofobia) e a un profondo senso di angoscia. La stessa che si respira in alcune opere di Luigi Pirandello, il quale ha utilizzato il perturbante quale meccanismo emotivo attraverso il quale tradurre la disgregazione dell’Io descritti ne Il fu Mattia Pascal e, meglio, in Uno, nessuno e centomila. Ma anche un altro autore ha indagato non solamente il perturbante ma il medioconscio, quel territorio liminale tra onirico e inconscio, ovvero Arthur Schnitzler nella sua Traumnovelle (Doppio sogno).
Nella serie di De Luca, Armageddon, ritroviamo temi che, proprio in questi giorni, abbiamo visto riprodotti nell’installazionesite-specific di Hans Op de Beeck, Danse Macabre, ospite alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno.
La fascinazione per la morte pare sempre più presente tra gli artisti: De Luca afferma di voler denunciare il dolore e l’orrore delle due Guerre mondiali, che hanno insanguinato il Novecento. Ma forse sarebbe il caso denunciare gli orrori di oggi: il genocidio in Palestina e i bombardamenti quotidiani sulle abitazioni civili di migliaia di libanesi, l’attacco senza ragioni (a parte la destabilizzazione dell’area e la guerra commerciale con la Cina) all’Iran, degli Stati Uniti e di Israele – autentiche minacce per la pace nel mondo. Per non parlare del paranoico e parossistico bisogno di morte dell’Unione Europea che ha fatto di tutto, e continua nella sua china autodistruttiva, per sostenere un’Ucraina nazificata, quando avrebbe semplicemente dovuto imporre l’applicazione dei Protocolli di Minsk, permettendo alle Repubbliche del Donbass di ottenere quell’autonomia che, in Europa, godono già intere regioni – dalla Catalogna in Spagna all’Alto Adige in Italia.
Oggi il volto del genocidio non è più quello dell’Olocausto – che nessuno nega e di cui ci siamo macchiati indelebilmente anche noi italiani, soprattutto con le leggi razziali del 1938, il campo di concentramento della Risiera di San Sabba e la collaborazione fattiva della Repubblica di Salò e della X Mas con i nazisti nei rastrellamenti degli ebrei e nelle torture dei comunisti e degli antifascisti. Oggi, però, i crimini di guerra sono perpetrati dai discendenti delle vittime, a Gaza, a Beirut, nella Cisgiordania occupata, in Iran.

L’Armageddon non può essere solo un esplicito o implicito ricordo del passato perché lo stiamo vivendo e l’arte, come il teatro, può e deve opporvisi attraverso i suoi propri mezzi.
venerdì, 24 aprile 2026
In copertina: Un autoritratto di Augusto De Luca (particolare per ragioni di layout); nel pezzo: due foto inviate dall’artista alla nostra Redazione (tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione)

