Allo Scompiglio non si teme di sperimentare
di Simona Maria Frigerio
Il pomeriggio presso l’Associazione Dello Scompiglio di Vorno inizia alle 17 con la conferenza tenuta dal musicologo Renzo Cresti, già direttore del Conservatorio di Lucca, che ha scritto libri magistrali su Puccini e Wagner e diverse monografie dedicate a compositori del Novecento.
Il rumore del tempo è il titolo del concerto (con pezzi di autori molto diversi fra loro) che si terrà più tardi, e Cresti nota subito come, sebbene avrebbe preferito il termine ‘suono’, è vero anche che dal Novecento non vi è più differenza tra suono e rumore e il compositore sceglie l’uno o l’altro a seconda della sua funzione.
Il primo Maestro del quale parla è Dimitri Šostakovič (di cui si eseguirà la Sinfonia No 15). Cresti ricorda come sia stato tra i compositori che meglio hanno saputo conciliare l’oppressione del potere con la fragilità umana. La No 15, in particolare, vede gli strumenti trasformarsi in personaggi di una drammaturgia implicita e la versione che sarà presentata al pubblico è la trascrizione di Viktor Derevianko per un organico cameristico (pianoforte, violino, violoncello e percussioni), molto apprezzata a suo tempo dallo stesso Šostakovič.
Cresti ricorda altresì come Šostakovič avesse un profondo rispetto per la musica sovietica e amasse sia il popolo russo sia la sua patria, tentando di conciliare la sua ispirazione creativa con le esigenze del realismo socialista – che accusava sia lui sia Prokof’ev di individualismo estetico e cerebralismo.
Aggiungeremmo noi che, nonostante la matrice realistica avesse il suo peso nelle arti soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale (del resto, anche in Italia il Partito Comunista era più in sintonia con un Guttuso che non con un Fontana e persino negli States la corrente aveva celebri epigoni anche in pittura, quali Edward Hopper), va detto che mentre Šostakovič e Prokof’ev poterono svolgere (seppur con difficoltà in epoca staliniana) la loro attività di compositori in Unione Sovietica (come avvenne anche per altri musicisti sperimentali, quali Sofija Asgatovna Gubajdulina); lo statunitense Ives, secondo artista che sarà proposto durante il concerto, fece per tutta la vita soldi, in puro stile yankee – ma con le assicurazioni sulla vita (sic!).
Tornando all’interessante incontro con Cresti, lo stesso ha approfondito la figura di Charles Ives (Premio Pulitzer nel 1947 e amico del musicista e compositore Lou Harrison), il quale riusciva a mischiare, trasfigurandoli, i rumori e i suoni del milieu dal quale proveniva, ossia quello di un paese, con la sua banda (nella quale suonava il padre) e la chiesa battista, di cui lui stesso era l’organista. Tale eclettismo non fu, però, apprezzato né in Europa né negli Stati Uniti (del resto, Ives compose la maggior parte delle sue opere nei primi 20 anni del Novecento e fu riscoperto solo dopo la sua morte). Tutto ciò a dimostrazione che la Rivoluzione d’Ottobre fu un periodo felice per la sperimentazione russa, mentre – sia al di qua che al di là della Cortina di Ferro – dagli anni 40 e fino ai 60 del Novecento si protrassero delle rigidità nei confronti della ricerca e della sperimentazione in campo artistico. In Occidente, in particolare, dominavano, a livello musicale, il costruttivismo derivato da Arnold Schönberg (Ives, a dire il vero, non fu estraneo a esperimenti dodecafonici) e lo strutturalismo di ascendenza bachiana – ove la complessità polifonica, la precisione contrappuntistica e la rigida organizzazione logica del materiale musicale sono tutti elementi imprescindibili.
Solamente negli anni 50 e più liberamente nei 60, negli Stati Uniti (ma anche in Italia: pensiamo solamente a Luigi Nono e Luciano Berio), vari musicisti, tra i quali il più noto al grande pubblico è John Cage, iniziarono a seguire percorsi che eludevano i diktat occidentali, usando – come nel caso di Ives – con grande libertà le percussioni, le citazioni e l’extramusicale.
Il terzo e ultimo compositore della serata sarà Guo Wenjing (il cui brano, in realtà, sarà eseguito per primo). Cinese, nato nel 1956, nel 1990 è diventato professore di Composizione al Conservatorio Centrale di Beijing e nel 1998 ha assunto la carica di Direttore del Dipartimento di Composizione. In serata ascolteremo Drama, un lavoro degli anni 90 del Novecento, basato sul gesto, sulla voce, su una certa ritualità, e sul silenzio – che non è vuoto ma spazio accogliente, e, per questo, particolarmente complesso da affrontare per gli strumentisti. La composizione originale è declinata in tre movimenti per una durata totale di 30 minuti, da eseguirsi solo con i piatti cinesi e di cui allo Scompiglio saranno presentati i primi 12 minuti.
Con queste premesse ci prepariamo per affrontare il concerto serale.
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Per ragioni organizzative, si è iniziata la serata con Drama, la composizione da camera per tre percussionisti, che hanno utilizzato i piatti cinesi Xiabo, Naobo e Chuanbo (un esperimento che Guo Wenjing riprenderà nel 2004 con Parade). La combinazione di suoni, ritmo e vocalizzi (che abbiamo poi riascoltato, in redazione, nella versione completa) è estremamente accattivante e l’esecuzione di Ars Ludi all’altezza di uno tra i compositori più interessanti della Repubblica Popolare Cinese – noto in tutto il mondo grazie alla sua ampia produzione soprattutto cameristica, in cui riesce a mischiare con sensibilità e originalità suggestioni concettuali e strumenti musicali della tradizione cinese ma anche occidentale.
A seguire, i tre movimenti di Trio, firmato da Charles Ives. Sebbene l’esecuzione sia stata ottima e vi abbiamo ritrovato le suggestioni anticipate da Renzo Cresti, non possiamo dire che ci abbia entusiasmato. Le citazioni dalla musica popolare (marcette e motivetti) unite a contrappunti spesso troppo stridenti o volutamente involuti, e il tocco dodecafonico non riescono a coinvolgere emotivamente. L’esercizio intellettuale resta fine a se stesso, sebbene l’ensemble in scena abbia meritato appieno l’applauso scrosciante del pubblico.
In chiusura l’ultimo tra i capolavori di Dimitri Šostakovič, la Sinfonia No 15 in la maggiore. La trascrizione di Viktor Derevianko sposta, però, il peso della composizione sulla pianista (una eccellente Laura Pietrocini, che ha dovuto sostenere davvero il peso dell’intera esecuzione sulle proprie spalle – o nelle proprie mani). Accanto a lei, il violino di Marco Fiorentini, che non ha nulla da invidiare a quello dell’orchestra del Teatro Mariinskij – la cui esecuzione della Sinfonia No 15 per grande orchestra, diretta da Gergiev, abbiamo voluto riascoltare per meglio comprendere su cosa abbia lavorato Derevianko. Ed è proprio quest’ultimo ad averci convinti di meno, in quanto non ha saputo o voluto sfruttare appieno le potenzialità delle percussioni per compensare la mancanza dei fiati e, ovviamente, l’esiguità degli archi (ridotti a violino e violoncello). Eppure la composizione originaria già apriva ampi spazi alle possibilità del vibrafono, dei tamburi e, in generale, delle percussioni; mentre i musicisti di Ars Ludi avrebbero sicuramente potuto partecipare maggiormente (e con grande bravura) a una composizione che è sembrata per pianoforte e accompagnamento.
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Nel complesso, ancora una volta bisogna ammettere che lo Scompiglio ha dimostrato di essere una delle poche realtà, non solamente toscane, che ha il coraggio di puntare sulla sperimentazione, lasciando grande libertà agli artisti, laddove sempre di più il potere pubblico vuole esercitare l’egemonia culturale scegliendo programmi e progetti il più commerciali possibile o a fini di propaganda. Basti citare il recente braccio di ferro tra Bruxelles e la Biennale Arte circa la partecipazione degli artisti russi alla stessa. A parte che la nostra Redazione ha sempre creduto che le arti (ivi ricomprendendo anche quelle performative, come la musica, la danza e il teatro), così come lo sport, debbano servire a edificare ponti tra le culture, le civiltà e i popoli; se oggi dovessimo escludere qualche Paese dalla Biennale dovremmo valutare seriamente il genocidio di cui è accusata Israele nei confronti dei palestinesi a Gaza o le affermazioni del Presidente statunitense Trump che avrebbe distrutto un’intera civiltà (intendendo la millenaria Persia, oggi Iran).
In questo scenario devastato e devastante, la Tenuta dello Scompiglio sembra un’isola ancora felice.
L’incontro e il concerto si sono tenuti nell’ambito di Musica come memoria, critica e visione
rassegna curata da Antonio Caggiano:
Tenuta Dello Scompiglio
via di Vorno, 67/B – Vorno (Lucca)
sabato, 11 aprile 2026
ore 17.00
Là dove nasce il nostro presente
incontro condotto dal musicologo Renzo Cresti
ore 19.30
Il rumore del tempo
Guo Wenjing, Drama
eseguito da Ars Ludi: Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi, Gian Luca Ruggeri (percussioni)
Charles Ives, Trio (1911), I. Moderato, II. TSIAJ (This Scherzo IS A Joke), Presto. III. Moderato con moto
eseguito da Ars Trio: Laura Pietrocini (pianoforte), Marco Fiorentini (violino), Valeriano Taddeo (violoncello)
Dimitri Šostakovič, Sinfonia No 15, op. 141a
trascrizione da camera di Viktor Derevianko
eseguito da Ars Ludi e Ars Trio
venerdì, 24 aprile 2026
In copertina: L’intero ensemble in una foto gentilmente fornita dall’Ufficio stampa dell’Associazione Dello Scompiglio


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