Giannini e Calenda: porsi domande, mai?
di Simona Maria Frigerio
Nelle ultime settimane ho letto, come altri, diverse affermazioni che mi sono suonate ‘originali’ rispetto alla situazione che l’Italia e l’Europa stanno vivendo. Ridurre la gravità dei problemi può essere una manovra per mantenere calma la popolazione (come si dovrebbe fare, ad esempio, in caso di epidemie, invece che gettare benzina sul fuoco della paura per trasformarla in terrore); oppure per mistificare la reale portata di scelte politiche che ricadranno pesantemente sul Paese e la sua popolazione. Non conosciamo le ragioni di diversi giudizi espressi da colleghi giornalisti e politici, ma due ci paiono oltremodo interessanti.
“È vero che quello russo costa meno. Ma preferisco il gelo e il gran caldo che fare un regalo a un criminale”, Il Venerdì di Repubblica, Massimo Giannini in No al gas di Putin
Non volendo entrare assolutamente in polemica con l’esimio collega sull’appellativo che si potrebbe dare a un Trump, ad esempio, dal quale compriamo petrolio e gnl da fracking, senza porci problemi etici; vorremmo far notare che il condizionatore è l’ultimo problema in caso di razionamento o mancanza di energia.
Non parliamo del fatto che gli elettrodomestici che siamo usi utilizzare si spegnerebbero – magari chi ha la colf non si preoccuperà di fare la spesa giornalmente, cuocere al barbecue o sul camino, lavare panni e stoviglie a mano, e così via… E non entriamo nel tema della produzione economica (a quello ci arriveremo con la seconda affermazione che andremo ad analizzare). Ma pensiamo solamente all’acqua – potabile prima di essere immessa nelle nostre abitazioni o depurata, una volta utilizzata, e ricanalizzata in mare. Diciamo che un green potrebbe storcere il naso al pensiero che non ci sarà energia né per pompare acqua potabile nei nostri rubinetti (torneremo ai pozzi e a farci la doccia ai bagni pubblici?), finendo per inondare il mondo con le bottiglia di plastica di drinkable water – come è definita nei Paesi in cui mancano gli acquedotti pubblici e si è costretti a comprare vagonate di taniche d’acqua.
E per finire consideriamo tutti, compreso l’esimio collega, che la “depurazione dell’acqua negli acquedotti italiani è un processo, la cui efficacia è strettamente dipendente dalla disponibilità di energia elettrica per il funzionamento degli impianti”. L’elettricità serve per far funzionare i miscelatori ma anche i sistemi di filtraggio e le lampade UV, le famose pompe per convogliare con la giusta pressione l’acqua nelle nostre abitazioni e, non ultimo, per monitorare la sua qualità e impedire epidemie.
Il condizionatore, a proposito, senza un controllo scrupoloso dell’acqua, dovrebbe restare spento non solamente perché mancherebbe l’energia elettrica ma, anche avendo un generatore autonomo, perché a quel punto potrebbe contaminare l’ambiente con la legionella, che è inalata attraverso le vie respiratorie in caso di acqua contaminata nebulizzata.
E qui la chiudiamo.
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La seconda frase che ha suscitato in noi dubbi è del Segretario di Azione, Carlo Calenda che, rispetto all’attentato contro il Nord Stream II – così a lungo smentito dai media mainstream che c’è da chiedersi come si sia giunti al punto, finalmente, di ammettere che l’attentato c’è stato, e che dietro dovrebbe esserci la mano dei nostri ‘alleati’ ucraini con l’aiutino degli ‘Alleati’ US. Ebbene, Calenda avrebbe affermato a proposito: “Ho cercato di distruggere politicamente il raddoppio del NS per tutta la mia vita politica. Avrebbe determinato un indebito vantaggio per le industrie tedesche e aumentato la dipendenza dalla Russia. Quindi hanno fatto bene”.
La domanda che poniamo all’esimio politico italiano è: CHI avrebbe fatto bene? Gli ucraini o gli ucraini più gli States? Visto che il cosiddetto “indebito vantaggio tedesco” avrebbe nuociuto agli affari statunitensi, pensiamo che Calenda indirettamente confermi la tesi che dietro all’attentato, in tempo di pace, alla maggiore infrastruttura energetica europea, ci siano i nostri Alleati con la A maiuscola, quelli che hanno disseminato il nostro Paese di loro Basi militari con le quali potrebbero, un giorno, minacciarci direttamente – se fosse comprovato che già hanno collaborato alla distruzione di un gasdotto del quali saremmo stati anche noi italiani beneficiari.
Ora, non volendo ribattere alla questione della dipendenza energetica dalla Russia, che la stessa è certamente meglio di quella dagli States (non solamente per gli alti costi ma perché il gnl statunitense, prodotto con la fratturazione idraulica, è molto più inquinante); ci peritiamo solo di chiederci la ragione per cui un politico che si definisce un ‘liberale riformista’, sia tanto anti-capitalista. Il capitalismo e il liberalismo economico (ossia il liberismo) si basano sulla ‘libera concorrenza’ e il ‘libero mercato’. Se la Germania era in grado di competere con prodotti meno costosi e qualitativamente altrettanto validi con gli States perché Calenda avrebbe addirittura cercato di “distruggere politicamente il raddoppio del NS”? Fa forse parte del Senato statunitense e hanno commesso una svista su Internet citandolo come ex parlamentare europeo? Lo stesso dicasi oggi per la Repubblica Popolare cinese: non è concorrenza sleale immettere sul mercato prodotti tecnologicamente più avanzati e aver modificato la produzione in modo tale da aver diminuito i colli di bottiglia e ottimizzato il lavoro anche grazie all’IA e alla robotica.
Forse la politica e i media italiani farebbero meglio, a questo punto, a porsi una domanda capitale: come mai la UE, che si è vantata tanto della sua svolta green e ha cercato di rifilarci le auto elettriche (che, con la crisi energetica attuale, potremmo attaccare ai buoi…), non si è accorta che è la Cina a dominare la produzione mondiale di pannelli fotovoltaici con una quota che supera l’80% del totale globale?
venerdì, 1° maggio 2026
In copertina: Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

