Dalla base US, parte il corteo del 25 Aprile
di La Redazione di InTheNet
Striscioni, musica, slogan, sole e tanti giovani per il corteo che rivendica “l’Italia fuori dalla Nato e la Nato fuori dall’Italia”. Proprio qui, tra Pisa e Livorno, in una tra le zone più militarizzate del nostro Paese da parte degli States, dove si lotta per bloccare che i fondi del PNRR per il ‘green’ (come quelli europei per la ‘pace’) finiscano per finanziare l’acquisto di armamenti e nelle guerre che insanguinano il mondo – sotto il vessillo del capitalismo transnazionale bardato coi valori morali – è confortante rivedere tanti giovani che credono ancora che un altro mondo è possibile.
Un mondo che rifiuta le logiche neocolonialiste, il suprematismo di un Occidente che trova il suo collante nel rifiuto dell’alterità, supponendosi migliore di culture, popolazioni, credi e costumi che hanno diritto di rivendicare pari dignità e diritti. Rifiuto per un’Unione Europea guerrafondaia, serva di Israele e degli States, e che cerca disperatamente di riconquistare la propria posizione egemonica mandando al macello gli ucraini – governati da chi pensa più a conservare il potere (e ad assicurarsi profitti personali) che a rispettare il diritto all’autodeterminazione dei cittadini del Donbass e la vita del proprio popolo. Rifiuto soprattutto per quell’asse israelo-statunitense che intende continuare un’opera di destabilizzazione che, come scriveva Naomi Klein in Shock Economy, può arricchire solamente un’esigua minoranza la quale, in questo modo, conserva, però, il dominio economico e finanziario; una destabilizzazione che, in Iran come nel Venezuela della Presidenta non eletta, dovrebbe consegnare il petrolio nelle mani degli yankee; mentre in Medio Oriente il fine è persino più sanguinoso: il genocidio del popolo palestinese e l’erosione del Libano in funzione dell’edificazione della cosiddetta Grande Israele.
La Nato, finita la Guerra Fredda, non ha più ragione d’essere e lo ha dimostrato trasformandosi da presunta organizzazione di difesa, in mano armata degli interessi statunitensi, prima, e ora della Ue (più Uk). E men che meno hanno ragione d’essere le basi statunitensi in Italia, retaggio di quella Seconda guerra mondiale, voluta dal Fascismo, dal quale ci siamo liberati 81 anni fa. Dalla prigione statunitense, al contrario, fine pena mai?
Dal corteo arrivano richieste politiche chiare: sanità e istruzione pubbliche, diritti civili, ma anche un pensiero non violento che nasca nelle scuole, dal basso, e “che l’antifascismo non sia una parola vuota, una spilletta da indossare una volta l’anno, ma una pratica quotidiana”. Come si rivendicava un tempo, tutto è politica – dal corpo al territorio.
venerdì, 1° maggio 2026
In copertina: Una foto del corteo di fronte alla Base di Camp Darby della Redazione di InTheNet

