Un po’ Terry Gilliam, un po’ Eduardo
di Luciano Uggè e Simona Maria Frigerio
Surreale con quegli animali liberati come ne L’esercito delle 12 scimmie, (quasi) urticante quanto Gli esami non finiscono mai, l’ultima Cantata dei giorni dispari di Eduardo De Filippo. Il mondo del lavoro dei working poor (Gioia), dei ‘tagliatori di teste’ delle odierne multinazionali (Riccardo), e di coloro che cercano disperatamente di sottrarsi a questi poli opposti, rifiutando un sistema capitalistico-consumista che decide la tua esistenza ‘from cradle to grave’ (Simona).
Sulle note di Franco Battiato e grazie anche a una scenografia semplice ma funzionale con accenni felliniani (di Federico Biancalani), i tre protagonisti creano un discorso multisfaccettato, spesso divertente, a tratti intimista, che trova nella coralità delle voci la sua ragion d’essere. Il ritmo preciso con giusti climax e anti-climax e un disegno luci (di Samuele Batistoni) che, dal torrido pomeriggio ferragostano, ci accompagnano alla notte (sfalsata) di San Lorenzo con le sue stelle cadenti, supportano la prova attorale e un testo che, sebbene non sia propriamente tagliente, dà comunque qualche zampata a un presente lavorativo che non fornisce sbocchi né futuro e, tanto meno, realizza i nostri sogni di eterni fanciulli che, all’alba, potrebbero dover marciare nuovamente al passo dell’oca.
Il finale metaforico il quale, attraverso tre figure proprie del mondo del circo, dovrebbe esemplificare la vita dei personaggi, funziona solo in parte. Perfettamente aderente l’acrobata Simona che vive a mezz’aria e, per non accettare il lavoro come imposizione di un regime capitalista che controlla le nostre vite e il nostro tempo attraverso il lavoro e le sue pause consumistiche, salta da un’occupazione all’altra – e solo nel volo si sente libera. Il personaggio di Riccardo, che tira i coltelli bendato, come quando era un dirigente lanciava email di licenziamento – rischiando di uccidere in maniera altrettanto cieca qualcuno o, almeno, ferirlo mortificandolo e privandolo del sostentamento – è altrettanto incisivo. Non gira, al contrario, il monologo di Gioia, l’insegnante senza cattedra sfruttata in un liceo privato che, da domatrice di fiere, non riesce a incidere, trasmettendo sia la pochezza, arroganza e violenza che, spesso, è caratteristica dominante dei nostri teenager, né la sua frustrazione per una cultura che le appartiene ma non è libera di trasmettere.
Storie di ordinaria follia A.D. 2026.
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era
via dell’indipendenza – Pontedera (PI)
mercoledì 29 aprile 2026, ore 21.00
Straordinari
Cantata per la fine del mese
di e con Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua
scene Federico Biancalani
costumi Anna Missaglia
musiche e ambienti sonori Simone Alessandrini
disegno luci Samuele Batistoni
collaborazione artistica Andrea Macaluso
produzione Teatro della Toscana
foto Manuela Giusto
venerdì, 8 maggio 2026
In copertina: Da sinistra, Simona Senzacqua, Riccardo Goretti e Gioia Salvatori in una foto di Manuela Giusto (gentilmente fornita dall’Ufficio stampa del Teatro della Toscana)


Atomica
The seer
The Unison Piece
Spring rolls 2026
Gaber – Mi fa male il mondo
D’altro canto (Par d’autres voix)