Dallo spot cult ai centralini truffa
di Luciano Uggè
Dai tempi del telefono fisso, riceviamo più volte al giorno chiamate da sedicenti aziende che vogliono venderci l’olio o un depuratore per l’acqua o invogliarci a firmare un nuovo contratto per l’energia elettrica o il gas. Quando non pretendono di avere i nostri dati personali per attivare promozioni con non si capisce mai quale società erogatrice di servizi.
Negli ultimi mesi, però, sui nostri cellulari arrivano sempre più spesso chiamate con prefissi internazionali – quali +44, +46 o +34. Il telefono squilla invariabilmente per 20 secondi e poi smette, a volte fino a cinque o sei volte al giorno. E se si risponde, magari perché non si è prestata attenzione al prefisso, o si era sovrappensiero, è a una voce pre-registrata che sbattiamo la ‘cornetta in faccia’.
I call center illegali, in effetti, dal 19 novembre 2025, quando è entrata in vigore la seconda fase del filtro anti-spoofing dell’Agcom, dedicata ai cellulari, non hanno ovviamente desistito dall’impresa di importunarci, ma hanno semplicemente attivato prefissi esteri.
Ma cos’è lo spoofing? Come prevedibile, una forma di truffa elettronica con diverse finalità anche a seconda del mezzo con il quale è attuata (via telefonica o telematica). Una società a delinquere si presenta con le credenziali di una banca o di un’azienda erogatrice di servizi, o persino (soprattutto via sms o whatsapp) di un familiare che ha bisogno di un aiuto economico urgente, per ottenere informazioni sensibili o frodare tout-court chi risponde. Esiste altresì il meno noto wangiri, ossia lo squillo unico che spinge a richiamare un numero a tariffazione speciale, con addebiti esosi. A novembre dell’anno scorso, ovvero già nei primi giorni di applicazione del sistema di blocco dell’Agcom, erano state intercettate oltre 7 milioni di chiamate nelle 24 ore, e alcuni gestori registravano picchi del 90% del traffico complessivo in entrata.
Purtroppo, visto che il sistema anti-spoofing è progettato per bloccare solo le chiamate che provengono da falsi numeri nazionali (se provate a richiamarli, infatti, il vostro operatore vi risponderà che il numero è ‘inesistente’), ecco che i call center truffaldini hanno optato per numeri esteri autentici.
Il consiglio è, quindi, di non rispondere ai numeri sconosciuti, soprattutto se con prefissi internazionali; è inoltre possibile richiedere al proprio operatore il blocco delle chiamate provenienti dall’estero. Ma nel caso si risponda, bisogna evitare di pronunciare il fatidico «sì», ma anche «ok, oppure: va bene». In pratica non si deve mai dare risposte affermative a domande poste da sconosciuti e, al contrario, chiedere immediatamente: «Con chi sto parlando?».
Purtroppo i nostri europarlamentari, che hanno emanato il Digital Service Act per controllare le nostre opinioni sui social e impedirci di esercitare il diritto di parola e critica, non si sono presi la briga di creare un sistema anti-spoofing europeo per evitarci di ricorrere alla vecchia tattica: ‘non aprite agli sconosciuti’.
venerdì, 8 maggio 2026
In copertina: Free for use under the Pixabay Content License


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