4 artiste e una curatrice africana: come l’arte è politica
di Luciano Uggè
La collettiva inaugurata venerdì, 8 maggio, al Palazzo delle Esposizioni di Lucca, ospita i lavori di quattro artiste originarie africane che uniscono alla loro creatività multidisciplinare un forte impegno politico e sociale. Nella serata di presentazione, in diretta da New York (da dove non ha potuto allontanarsi per problemi di visto, legati ai rigidi regolamenti statunitensi sulle migrazioni), Laetitia Ky ha raccontato come le opere per le quali è maggiormente nota, ovvero le sculture realizzate con le capigliature femminili, si posizionano sia come una forma creativa per ribellarsi all’imposizione delle acconciature ma, soprattutto, del modello di bellezza occidentale alle donne africane, sia quale valorizzazione delle tradizioni e dei costumi autoctoni in antitesi con i diktat estetici dei (neo)colonialisti.
A seguire, è intervenuto – sempre in video – il fratello di Awa Seni Camàra (scomparsa a gennaio di quest’anno), scultrice che ha raggiunto il successo grazie all’apprezzamento di alcuni turisti stranieri che, nel 1989, riuscirono, attraverso una catena di conoscenze, a farla partecipare alla collettiva parigina dedicata ai Magiciens de la Terre (i Maghi della Terra). Appartenente al popolo Diola (gruppo etnico che vive tra Senegal, Gambia e Guinea-Bissau), pur priva di una formazione artistica specifica, ha iniziato a lavorare la creta grazie alla madre ceramista, orientandosi però verso creazioni concettuali che esprimevano la sua personale visione animista – che è tuttora patrimonio della sua etnia. L’arte come mezzo per sublimare le credenze di un popolo antico, che vive secondo le proprie tradizioni in piccoli villaggi sparsi in tre diversi Stati.
La giovane Michelle Okpare, al contrario, crea bellezza da materiali di scarto e descrive il suo lavoro come una documentazione della vita quotidiana nella metropoli in cui continua a risiedere, Lagos. I suoi ritratti dai colori vibranti e potenti sembrano affermare una volontà di indipendenza e un senso di orgoglio e di appartenenza che rifugge dal retaggio coloniale o neo-coloniale.
Presente/passato, presente e nuovamente passato con Esther Mahlangu, sudafricana, classe 1935, artista la cui vena creativa si radica nella cultura tradizionale Ndebele, gruppo etnico proveniente dall’ex Transvaal, in Sudafrica (mentre altri membri delle varie tribù preferirono trasferirsi, ai primi dell’Ottocento, in Zimbabwe). Mahlangu ha ereditato – in linea patrilineare – i disegni tipicamente utilizzati nella decorazione delle abitazioni Ndebele, adattandoli ai media contemporanei – cavalcando, così, sette decadi di storia che, nella Repubblica del Sudafrica, hanno coinciso in parte con la lunga battaglia contro l’Apartheid.
Durante la presentazione alla collettiva, è stato ricordato il ruolo di Koyo Kouoh, camerunense, nominata nel 2024 Direttore artistico di Biennale d’Arte 2026, a Venezia – la prima donna africana a ricoprire tale ruolo prestigioso. Deceduta improvvisamente pochi giorni prima di presentare il titolo e il tema della sua edizione – la curatela (che rispetta l’impianto e il progetto già predisposti da Kouoh) è stata portata a termine dai suoi collaboratori, Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Helene Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayia. Il titolo della Biennale in corso è In Minor Keys – e, come lei voleva, intende abbattere ogni barriera: tra arti minori e maggiori, stati egemoni e colonie, est e ovest, centro e periferie. Quando Bruxelles attacca, quindi, il Presidente Pietrangelo Buttafuoco, lo fa vigliaccamente per non attaccare (ciò che sarebbe politically incorrect per i ‘campioni del doppio standard’) una donna nera africana e la sua visione curatoriale non solo dell’arte ma del mondo. Buttafuoco non sta facendo altro che rispettare la volontà di Kouoh.
Una esposizione interessante e alternativa che smitizza molti luoghi comuni occidentali e false certezze neo-colonialiste.
La mostra collettiva continua:
Palazzo delle Esposizioni
piazza San Martino, 7 – Lucca
inaugurazione venerdì 8 maggio 2026, ore 19.00
fino a sabato 13 giugno 2026
orari: da martedì a domenica, dalle ore 15.00 alle 19.00
Bread, Roses and Colors
Il pane, le rose e i colori
le artiste ospiti:
Awa Seni Camàra (Senegal),
Esther Mahlangu (Repubblica del Sudafrica),
Michelle Okpare (Niger),
Laetitia Ky (Costa d’Avorio)
a cura di Alessandro Romanini
venerdì, 15 maggio 2026
In copertina: Il manifesto (particolare per ragioni di layout)


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