Siamo alla terza vittima tra corso Libertà e via Vittorio Veneto, a Bolzano
di Maurizio Prescianotto (solito noto abitante di via Roma)
Bolzano viene magnificata in Italia come città regina delle biciclette e da internet leggiamo che “il 29% degli spostamenti quotidiani dei bolzanini avvengono in bicicletta attraverso una rete di 50 km di piste ciclabili al riparo dal traffico, collegando varie zone residenziali che raggiungono la zona pedonale del centro storico”.
A fronte si denunciano però 2000 incidenti annui (come da Lettere e Commenti, Alto Adige) che coinvolgono ciclisti morti, come la recente cronaca segnala, con autocarri pesanti in attraversamento cittadino che li schiacciano. Segue poi sui media locali la solita polemica manichea con l’autoanalisi assolutoria delle autorità comunali e provinciali sui meriti invidiabili del governo cittadino e i demeriti, invece, imputabili ai ciclisti “bruti, maleducati e irrispettosi” della civile convivenza (responsabili come nel caso della denunciata sporcizia urbana) e si propongono le solite ricette di più: +videocamere, +segnaletiche e +giornate scolastiche dedicate al fuori-aula (Pinocchio in bicicletta per le scuole medie).


Se si leggono poi i confronti denigratori dei nostri cittadini con quelli di altri Stati dobbiamo riconoscere che in Nord Europa la ‘pianificazione urbana’ è una prassi politica consolidata che struttura la progettazione di strade, ciclabili e servizi pubblici prima di edificare il ‘nuovo quartiere’ o di ristrutturare l’esistente. Lassù gli interessi speculativi privati non la fanno da padrone ma vengono subordinati e il decisore politico dopo aver recepito la conoscenza dei bisogni, dell’interesse pubblico e la qualità della vita, riesce infine a soddisfare anche i profitti e le rendite.
Osservando 80 anni di edificazione della città di Bolzano, si notano troppi quartieri privi di pianificazione adeguata di strade, ciclabili e servizi pubblici. Rileviamo che, troppo spesso, tale edificazione è avvenuta soggiacendo a logiche che anteponevano la massimizzazione degli interessi di qualche solita parte – grazie all’indeterminatezza e col paludamento dal discorso pubblico sul futuro urbanistico cittadino. Ad esempio, il dubbio sorge oggi sulla destinazione dell’ex area cuneo verde (via Vittorio Veneto – viale Druso – via Merano), mentre su via Mendola e vie limitrofe si continua a costruire o ristrutturare senza disporre di vere strade e ciclabili che necessiterebbero di metri quadri da sacrificare alla speculazione edilizia.
Pertanto, il vantato merito dei 50 km di piste ciclabili cittadine più che alla lungimiranza programmatoria politica locale deriva da situazioni spesso solo fortuite. Ad esempio, grazie alla dismissione dei tracciati urbani ex proprietà delle Ferrovie dello Stato (dalla Stazione di via Garibaldi fino a Ponte Resia), che ne consentono il collegamento alla neo costituita rete ciclabile provinciale lungo gli argini (già proprietà del demanio Magistrato delle Acque) del fiume Adige, via Claudia Augusta e del fiume Isarco fino al Brennero. Oltre al recupero degli argini lungo il fiume Talvera, avvenuto dopo decenni di abbandono a causa del rifacimento del ponte.
Infatti, le piste ciclabili dei principali cardi e decumani di attraversamento cittadino non hanno visto investimenti – espropriando aree private per recuperarle ad uso pubblico – e soffrono in continuità e sicurezza dei percorsi con molti punti di restringimento, e addirittura la loro scomparsa (come nel caso dell’ultima ciclista morta in via Vittorio Veneto, e della successiva decisione di aumentare le telecamere ai semafori), riducendosi spesso a piste indicate con semplice segnatura su marciapiedi allargati, riducendo di conseguenza la larghezza della strada.


Decumani:
viale Druso – via Marconi – via Garibaldi – via Renon – via del Macello;
via Piave – via Museo – corso Libertà – via Vittorio Veneto.
Cardi:
via Claudia Augusta – via Roma – corso Italia – via Diaz;
via Volta – via Resia
L’investimento in aree pubbliche ciclabili c’è stato nei nuovi quartieri Europa, Firmian, Casanova, Zona Industriale – che gravitano attorno a via Resia. Seppure risulti discontinuo e sprovvisto di pista nel tratto via Resia da via Sassari fino al Ponte. Risibile considerare piste pedo-ciclabili, ai fini del conteggio chilometrico, molti semplici marciapiedi come quello che dal Liceo Scientifico in via Rovigo risale, passando davanti alle Scuole Foscolo di via Novacella, fino a via Roma e raggiunge, all’altro capo, via Druso. Ricordo quando ero giovane, da ciclista, come i marciapiedi fossero inibiti e si era multati se li si percorreva in bicicletta; mentre, oggi, la promiscuità d’uso pedo-ciclabile favorisce l’abuso ovunque e, senza controlli in presenza, le videocamere sono inutili.
Le considerazioni sul cittadino ciclista nostrano, vituperato nel confronto col ciclista mitico Nord Europeo, rispettoso e ordinato, riteniamo veramente possano servire a migliorare i comportamenti degli italiani?

Si dovrebbe forse allargare lo sguardo del confronto, ragionando su redditi, welfare, sicurezza sociale e capacità nel governare i beni pubblici, rispondendo con fatti sostanziali, e non alterando solo le percezioni diffuse artatamente nell’interesse dei ‘soliti noti’ per evitare di realizzare opere di utilità pubblica. Rispettiamo il fatto che la maggioranza dei cittadini sia abituata a ‘pedalare per necessità’: quindi, se pedala non vive nell’hinterland ‘suedtirol felix’, da cui raggiunge in auto il parcheggio del posto di lavoro in città, né dispone di autista – come i politici. Il cittadino che ‘pedala’ convive, però, su strade e ciclabili, con le nuove marginalità spesso irrispettose delle regole per necessità e ignoranza. Perché non frequentano le ‘giornate della mobilità a scuola’, spesso inibite dei diritti di integrazione, cittadinanza e pure d’alloggio. Invece corrono come matti per recapitarci ‘food’, ‘prodotti di ogni sorta’, pure gli stupefacenti; governati da APPlicazioni.ICT e mafie.

Pertanto facciamola COSTRUIRE LA TANGENZIALE DI BOLZANO! Riducendo il rischio del traffico promiscuo camion autoarticolati e biciclette come in ogni città del XXI° secolo. Altro che pittogrammi sulle portiere indicanti ‘zona morta’. Il grande partito SVP dovrà farsene una ragione e accettare di finanziare un’opera in ritardo quarantennale. Basta infingimenti e tergiversare da parte di sindaci di ogni colore e parte. Lo volete recepire che lungo il decumano corso Libertà – via Vittorio Veneto siamo alla terza ciclista morta in pochi anni e due di queste con automezzi che trasportavano legname? Intanto, gliela vogliamo concedere tramite CNA APA, un’area di stoccaggio legname vicino al casello autostradale per evitare questo su e giù continuo che attraversa il centro città ad ogni ora?
Toc! Toc! C’è qualcuno lì?
venerdì, 22 maggio 2026
In copertina e nel pezzo: Manifesti, articoli e foto scelti dall’Autore


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