Fabrizio Prevedello e la sua 1749
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
Domenica 10 maggio si è tenuta, a Villa Rospigliosi, la prima delle quattro inaugurazioni della collettiva, intitolata Promemoria personale (ad uso pubblico), a cura di Saretto Cincinelli e promossa da ChorAsis-lo Spazio della Visione APS. L’idea è far dialogare una serie di artisti che vivono, lavorano o, in altro modo, hanno incrociato i loro destini con quelli della Toscana – terra di scultori e di cave di marmo – che si passeranno il testimone durante l’intera stagione estiva.
Non faremo, quindi, la solita recensione quanto cercheremo di cogliere, a ogni inaugurazione, lo spunto di uno tra gli artisti ospiti il quale, attraverso l’opera esposta, mostra un più stretto legame proprio con la Toscana – il suo passato ma, soprattutto, la sua realtà presente.
Il primo artista da noi scelto è Fabrizio Prevedello con 1749 (ferro, gesso, sacchi di juta con sabbia, tubi in metallo), del 2014. Una specie di igloo à la Merz che, in realtà, traspone in un materiale povero il ritratto del Monte Sagro nelle Alpi Apuane, sventrate per rifornire del loro prezioso marmo designer, architetti, aziende edili ma anche gli stessi artisti. Prevedello, prima, ha modellato il suo ricordo del monte in argilla e, poi, lo ha ricoperto di gesso. Ciò che vediamo è proprio questo rivestimento che, come un guscio vuoto, mostra la mancanza, l’assenza di quella montagna – bene comune – sacrificata sull’altare dello sfruttamento delle risorse naturali a fini economici e/o speculativi. Intelligente la scelta del materiale che imita ma non è marmo; pregnante il rimando a quel ventre inclusivo, che è madre natura, il quale potrebbe proteggerci se noi lo rispettassimo; urticante pensare che, al contrario, un monte possa essere svuotato dall’interno – come succede a una donna che abbia subito un’isterectomia.
L’opera di Prevedello campeggia in una delle tre sale che Villa Rospigliosi dedica alle esposizioni temporanee ed è quella più strettamente connessa, a nostro parere, con la battaglia che da alcuni anni portano avanti alcuni toscani, testardi, contro il Comune di Seravezza e “la stessa Giunta Regionale che ha approvato all’unanimità l’ipotesi d’accordo siglato tra il Comune e l’Henraux Spa per la definitiva cessione al privato del Monte Altissimo: ritenendola legittima in quanto in mancanza dell’Asbuc i beni civici e collettivi sono gestiti dal Comune” (vedasi l’articolo de Il Fatto Quotidiano che racconta l’intera vicenda, 1). Del resto se è vero, come leggiamo, che il presidente Gianiha definito le Alpi Apuane “uno straordinario giacimento economico”, cosa ci si può attendere da un parterre politico che diventa green solo quando si tratta di obbligarci ad acquistare vetture elettriche, fingendo di ignorare che l’elettricità si produce con gas (magari gnl US derivante dal fracking) e petrolio.
I nativi americani dicevano: “Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati; ma la otteniamo in prestito dai nostri figli. È nostro dovere restituirgliela”. Ecco, l’arte necessaria è soprattutto quella che ci fa riflettere. E i toscani, non solamente uno sparuto gruppo, dovrebbero sapere che la loro montagna, patrimonio comune, finirà nelle mani di un privato per un misero milione di euro da incassare in 10 anni.
In mostra anche altre opere interessanti e, fra tutte, segnaliamo Marco Rossetti con Slander (vetro, foto su carta cotone, olio di girasole, inchiostro calcografico, tergicristallo, ferro), del 2017: un rimando, questa volta, più che alla montagna reale a quella dei nostri ricordi, che sanno sempre di impreciso e, come fuochi fatui, tendono a scomparire nell’orizzonte del tempo.

La mostra continua:
Villa Rospigliosi
via Firenze, 83 – Prato
fino a mercoledì 30 settembre 2026
Promemoria personale (ad uso pubblico)
a cura di Saretto Cincinelli
Collettiva con opere di: Isabel Banal, Lorenzo Banci, Massimo Barzagli, Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Francesco Carone, Antonio Catelani, Michelangelo Consani, Luisa Cortesi, Connie Dekker, Daniela De Lorenzo, Rolando Deval, Paolo Fabiani, Cristina Gozzini, Carlo Guaita, Margot Quan Knight, Cristiane Löhr, Luca Lupi, Leonardo Meoni, Paolo Meoni, Fabrizio Prevedello, Davide Rivalta, Marco Rossetti, Andrea Santarlasci, Sandra Tomboloni, Massimiliano Turco, Eugenia Vanni
Prima inaugurazione:
domenica 10 maggio, dalle ore 10.00 alle 19.00
con opere di: Emanuele Becheri, Antonio Catelani, Daniela De Lorenzo, Rolando Deval, Cristina Gozzini, Carlo Guaita, Paolo Meoni, Fabrizio Prevedello, Davide Rivalta, Marco Rossetti, Massimiliano Turco, Eugenia Vanni
Seguiranno le inaugurazioni di domenica 7 giugno, 5 luglio, 6 settembre con opere degli stessi e di altri artisti
Ente promotore: ChorAsis-lo Spazio della Visione APS
(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/16/apuane-marmo-monte-altissimo/7904346/
venerdì, 22 maggio 2026
In copertina: Fabrizio Prevedello, 1749 (ferro, gesso, sacchi di juta con sabbia, tubi in metallo, 2014). Courtesy Cardelli & Fontana artecontemporanea e x2o Sara Zanin (foto della Redazione su approvazione di ChorAsis-lo Spazio della Visione APS). Nel pezzo: la Locandina della serie di eventi epositivi


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