I ragazzi di Starobelsk potevano essere i nostri figli
di (e traduzioni di) Simona Maria Frigerio
Come ha dichiarato l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, siamo pressoché in guerra, in Italia e in Europa, contro la Russia. E di conseguenza, anche i mass media si sono conformati alle linee guida – implicite, imposte o dovute – della comunicazione in tempo di guerra. Come durante la pandemia – confronto fatto dallo stesso Cacciari – non è possibile dissentire né criticare e tanto meno dubitare della narrativa imperante.
Eppure sarebbe ora che i cittadini italiani ed europei smettessero di credere a tutto ciò che il minculpop instilla in loro da anni, in primis la presunta superiorità dei nostri valori occidentali. Un bagno di umiltà non ci farebbe male, smettendo di pontificare e indicare questi e quelle – come dittatori o dittature – per dividere il mondo secondo un pensiero binario che mette noi su un piedistallo, noi il ‘giardino fiorito’ della democrazia (dove spesso non si raggiunge nemmeno il 50% degli aventi diritto al voto e la potente Commissione Europea, presieduta da von der Leyen, non è nemmeno elettiva), e tutti gli altri nell’inferno dei fallaci servi di ideologie politiche o pratiche religiose che consideriamo aberranti perché non in linea con il nostro modo di intendere il diritto.
In questa temperie non suscita, quindi, stupore la dichiarazione su Instagram dell’Europarlamentare Cicilia Strada, che ha scritto: “Giusto perché trovo leggermente ridicoli i governanti israeliani che – per loro logiche politiche interne – fanno finta di condannare Ben Gvir per il trattamento che ha riservato alla Flotilla. Ben Gvir non è l’eccezione. È la regola. E se fanno questo a cittadini europei, figuriamoci cosa fanno ai palestinesi. E infatti lo stupro è la regola, non l’eccezione, nelle carceri israeliane dove la Croce Rossa non può entrare. E infatti ogni giorno vengono commessi crimini, a Gaza e in Cisgiordania. E tutto il resto. Questa è la regola. Ed è per questo che il nostro governo (e le istituzioni europee) non dovrebbero limitarsi alle parole ma interrompere ogni accordo e rapporto con lo Stato di Israele finché non ricominceranno a rispettare i diritti umani. Come col Sudafrica dell’apartheid, come con la Russia di Putin. Né più, né meno. Il resto sono vuote parole, ipocrisia o complicità”.
Non entreremo nel merito delle affermazioni su Israele. Pensiamo che in questi giorni a proposito si sia espresso meglio di noi Gad Lerner in un suo articolo su Il Manifesto del 22 maggio in cui afferma: “La trasfigurazione fascista d’Israele è un processo avvertibile prima dal basso che dal vertice delle istituzioni” (1). Ma il confronto per il resto non regge. In Sudafrica i bianchi anglosassoni (e i discendenti boeri) non hanno mai imposto esili di massa (come la Nakba) né il genocidio sistematico della popolazione – ovviamente asservita economicamente e politicamente, sfruttata e depredata, rinchiusa in ghetti e malmenata o uccisa se si ribellava; ma nulla in confronto ai crimini di guerra israeliani e all’erosione dei territori in Palestina (e la situazione dei neri in Sudafrica, a livello economico, forse non è migliorata – per quanto possa risultare assurdo – bensì peggiorata dalla fine dell’Apartheid, come racconta Mike van Graan in una nostra intervista, 2). Il secondo paragone regge ancor meno. Alle elezioni presidenziali russe del 2024 vi è stata un’affluenza del 77,49% della popolazione e il Presidente Putin è stato votato dall’88,48% degli elettori, ovvero da oltre 76 milioni di cittadini. Siccome l’unico metro di giudizio dell’Occidente per stabilire se uno Stato è democratico o meno non sono i diritti sociali, bensì l’esercizio del diritto al voto, diremmo che Vladimir Putin ricopre la propria carica a maggior diritto di una Ursula von der Leyen. E questo è un dato di fatto. Dopodiché, analizzeremo la situazione in Donbass da un altro punto di vista rispetto a quello dei media in elmetto e tuta da combattimento che siedono nelle nostre redazioni, scaldando la sedia e ricopiando veline (con tutte le rimarchevoli eccezioni). Perché quanto avviene tra Russia e Ucraina nulla ha a che vedere con quanto accade da quasi 80 anni in Palestina.


I volti e i nomi di Starobelsk v/la loro mancanza a Bucha
Partiamo da quanto affermato dal rappresentante russo all’Onu, Vassily Nebenzia, in un brifieng al Consiglio di Sicurezza riguardo all’attacco al college di Starobelsk: “Oggi abbiamo convocato un incontro urgente dell’UNSC in connessione con un altro orrendo attacco terroristico perpetrato dal regime neo-nazista di Kiev contro civili russi”. Facciamo presente che Starobelsk non è un ‘territorio ucraino occupato dai russi’, come affermano i nostri media, ma si trova nella Repubblica Popolare di Lugansk che, già l’11 maggio 2014, votò per l’indipendenza del Donbass – con un’affluenza dell’81% e un esito positivo espresso dall’86,02% dei votanti. Nebenzia continua: “Nelle prime ore del 22 maggio 2026, l’esercito ucraino ha utilizzato quattro droni ad ala fissa per lanciare un attacco mirato contro edifici amministrativi e il dormitorio del College Starobelsk dell’Università di Stato di Lugansk. Secondo i rapporti esistenti, quando è occorso l’evento nel dormitorio erano presenti 86 studenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni e un membro dello staff. Il risultato è stato che il palazzo di cinque piani è collassato fino al secondo piano. Alle ore 15.00, è stato confermato il decesso di 6 persone, e oltre 40 ragazzi sono stati feriti più o meno gravemente”. Sappiamo che il numero delle vittime, nel frattempo, è salito a 21. Se pensiamo a quanto successe a L’Aquila con il terremoto, l’Italia sarebbe dovuta inorridire – ma tutto ciò non è accaduto.
Nebenzia ha continuato: “Tali attacchi, che utilizzano armi a lungo raggio fornite al regime di Kiev dai Paesi NATO – inclusi gli UAV – sono effettuati grazie all’assistenza tecnica di specialisti dei ben noti Stati della NATO. Abbiamo informazioni verificabili che le capitali europee stanno aiutando le forze armate ucraine con la propria intelligence e assistendole nell’individuazione degli obiettivi”.
Ma questo non è stato un errore isolato, come ne possono accadere (anche se non dovrebbero) in guerra. Infatti Nebenzia specifica che solo nel mese di aprile “almeno 100 civili (inclusi 8 bambini) sono stati uccisi a causa degli atti criminali dei militanti ucraini, e 667 persone, di cui 34 minori, sono rimaste ferite. Nell’ultima settimana, 234 cittadini russi hanno subito il costante bombardamento a opera di droni lanciati dai nazionalisti ucraini. 203 individui sono riamasti feriti, inclusi 18 bambini, e 31 sono stati uccisi, tra cui 2 bambini”.
A differenza dei massacri di cui sono accusati i russi a Bucha, qui esiste una lista di volti e nomi – come per la strage della scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab. Quelli qui riportati. Come ha puntualizzato in una intervista del 26 marzo di quest’anno il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a France Télévisions: “Se voi, come giornalisti, siete davvero preoccupati per le violazioni della legge umanitaria internazionale, esiste una cosa che si chiama giornalismo investigativo. Ogni anno, mi reco a New York per la Sessione Generale dell’Assemblea delle Nazioni Unite e là tengo conferenze stampa. Perché nessuno tra i giornalisti pone tale domanda diretta? Nell’aprile 2022, i vostri colleghi della BBC hanno mostrato i sobborghi di Bucha, dove corpi con le mani legate erano sistemati con cura, sostenendo che tali atrocità erano state commesse dalle forze armate russe. Siamo stati accusati di ogni peccato immaginabile. È stato imposto un nuovo pacchetto di sanzioni”. Le medesime che non abbiamo applicato, ad esempio, a Israele o Stati Uniti per gli attacchi indiscriminati a Gaza, in Cisgiordania, Libano e tanto meno in Iran. E Lavrov ha concluso: “Sono trascorsi quattro anni da allora. Eppure non riusciamo a ottenere una lista con i nomi delle persone, i cui corpi sono stati mostrati dalla BBC. Non è la nostra, una richiesta onesta da parte di un Paese accusato di tali ‘atrocità’? Niente è stato mai provato. Abbiamo fatto appello al Segretario Generale dell’Onu e al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le loro risposte sono state imbarazzantemente evasive – affermano che non possono affrontare tale argomento. Perché? Se António Guterres e il suo team – che hanno effettivamente privatizzato il Segretariato delle Nazioni Unite per conto dell’Occidente – non può occuparsene, perché non lo fanno i giornalisti? Gli stessi giornalisti che dimostrano un tale zelo in altre occasioni, che uno si sente quasi costretto ad ammirarli”.



Ragazzi veri e bambini inventati
Chiudiamo con l’ennesimo fumo gettato negli occhi del pubblico. Mentre l’Italia e l’Occidente applaudivano le affermazioni di Zelensky: “I russi sentano la necessità di porre fine a questa guerra” e titolavano come l’Ansa: “Kiev contrattacca e colpisce il cuore degli 007 di Putin nel Kherson”, e nel frattempo emergeva quanto accaduto a Starobelsk, si è tornati a parlare anche delle migliaia di bambini ‘rapiti dai russi’ – per i quali pende sul capo del Presidente Putin e della Commissaria per i diritti dell’infanzia in Russia, Maria Lvova-Belova, un mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale (da non confondersi con la Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu).
Persino la AI Overview di Google (e qui dovremmo fermarci a considerare quali informazioni sono fornite dalla cosiddetta Intelligenza Artificiale e quanto la stessa sia manovrabile a fini propagandistici) scrive che “I dati ufficiali del governo ucraino, documentati nel database nazionale Figli della Guerra, confermano che circa 20.000 bambini ucraini sono stati deportati con la forza o trasferiti illegalmente in Russia dall’inizio dell’invasione nel 2022”. E ancora una volta vogliamo ricordare ai nostri lettori, che vedranno i volti veri dei ragazzi della Repubblica Popolare di Lugansk che: “Nell’ambito dei colloqui russo-ucraini a Istanbul del 2 giugno [2025] è stata consegnata una lista di 339 bambini che si troverebbero nel territorio russo, quelli che l’Ucraina definisce ‘bambini rapiti’ (3)”. Il dato ufficiale (e non generato da alcun algoritmo) è emerso in sede di trattativa diplomatica russo-ucraina e, pertanto, crediamo che qualcuno tra i nostri colleghi, giornalisti investigativi – come sull’affaire Bucha – dovrebbe fare chiarezza. Ed evitare di comportarsi come lo struzzo, ovvero come la BBC che ha pavidamente declinato l’invito del Ministro degli Esteri russo di visitare il sito dove sorgeva il dormitorio di Starobelsk.
Ma si sa: in tempi di guerra è la propaganda a sostituire l’informazione. A meno di non essere a Gaza, dove i reporter o non entrano o possono diventare obiettivi dell’Idf.
(1) https://ilmanifesto.it/per-salvare-israele-va-accettata-la-realta/
(2) https://www.inthenet.eu/2025/08/01/intervista-a-mike-van-graan-autore-teatrale-e-presidente-dellafrican-cultural-policy-network/
(3) https://www.inthenet.eu/2025/11/07/il-farwest-dellinformazione/
venerdì, 29 maggio 2026
In copertina e nel pezzo: Foto pubblicate da Donbass Italia con le immagini dei 21 ragazzi uccisi dai droni ucraini a Starobelsk, Repubblica Popolare di Lugansk


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