La denuncia di Evo Morales Ayma contro gli States
di La redazione di InTheNet
L’ex Presidente della Bolivia, Evo Morales Ayma, sul suo profilo X ha espresso forte preoccupazione per ciò che teme stia accadendo nel suo Paese – ovvero la nascita di un dipartimento permanente della DEA (la polizia statunitense che si occupa di narcotraffico) a La Paz, ufficialmente per cooperare con le autorità boliviane nelle operazioni anti-droga.
Il sospetto di Morales nasce dalla contemporanea convocazione negli US del viceministro della Defensa Social y Sustancias Controladas, Ernesto Justiniano Urenda, e dalla nomina di un nuovo Ministro della Difesa boliviana. Se pensiamo a ciò che sta accadendo in Venezuela, dopo il rapimento del Presidente Maduro e la nomina – ufficialmente solo ad interim – di Delcy Eloína Rodríguez Gómez, i timori parranno più che fondati. Quest’ultima, in pochi mesi, ha sostituito metà del governo e l’intero comando militare di alto livello, insieme a molti comandanti regionali, oltre a riformare in senso liberista i settori energetico e minerario (senza, però, ottenere nulla in cambio dal suo nuovo ‘padrone’ se non la revoca delle sanzioni unilaterali contro se stessa). Rodríguez – che il 26 maggio ha annunciato la “ristrutturazione” dell’intero apparato governativo per adattarsi alla “nuova realtà” della nazione sudamericana, in realtà, ricopre un incarico, conferitole dalla Corte Suprema di Giustizia del Venezuela, che sarebbe dovuto durare al massimo 90 giorni, con la possibilità di estensione a sei mesi previa approvazione dell’Assemblea Nazionale (controllata, però, dal suo partito e presieduta dal fratello).
Secondo Morales, che ha di cui temere visto anche il golpe del 2019 (1) attuato per impossessarsi del litio boliviano: «Cercano di garantirsi, con il sangue e il lutto, la continuità di un Governo che si è allontanato dalla maggioranza» della popolazione. E più oltre: «Il Governo di Rodrigo Paz ha imposto lo stato d’assedio, la linea degli Stati Uniti, che non sono interessati alla stabilità né allo sviluppo della Bolivia, bensì al nostro litio, alle nostre terre rare e alle nostre risorse naturali. Vogliono riconvertirci in una colonia al servizio dei loro interessi».
Ormai siamo a oltre 5 settimane di proteste e mobilitazioni di piazza, in Bolivia, e la popolazione chiede a gran voce che l’attuale presidente, Rodrigo Paz, si dimetta. La Central Obrera Boliviana (COB), nel frattempo, denuncia non solamente che le promesse elettorali non sono state mantenute ma anche che aumentano le iniziative di privatizzazione delle imprese e dei servizi statali. Anche questo sembra un film già visto in altri Paesi sudamericani e che si sta attualmente trasmettendo in Venezuela.
Ernesto Justiniano, nel frattempo (come informa Tele Sur) sarebbe stato scelto come Ministro della Difesa in quando il precedente, Marcelo Salinas, si sarebbe dimesso perché contrario a firmare il decreto sullo stato di emergenza. Indispensabile perché il Governo possa utilizzare le forze armate per impedire i blocchi stradali messi in atto dai manifestanti. Da notare anche che, nel frattempo, lo stesso esecutivo ha autorizzato il Tesoro all’acquisto di gas lacrimogeni per oltre 100mila euro.
Morales conclude il suo messaggio con queste parole: «Oggi si conferma che la lotta è del popolo contro l’Impero, della patria contro la dominazione, della sovranità nazionale contro il saccheggio delle nostre risorse».
Purtroppo la situazione in Sudamerica, come in Africa o in Asia Occidentale, è tipica di aree che il capitalismo egemonico occidentale non ha mai pensato veramente di decolonizzare – se non con azioni di artwashing e greenwashing.

venerdì, 5 giugno 2026
In copertina: Evo Morales, in una foto di EneasMx – Opera propria, CC BY-SA 4.0


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