Storia, mito e letteratura
di Luciano Uggè (per Superflex) e Simona Maria Frigerio (per Jean-Marie Appriou)
Oltre alla ricca retrospettiva dedicata a Rothko (1 e 2), Firenze regala – grazie al cortile e al Project Space di Palazzo Strozzi – There are other fish in the sea, l’installazione site-specific di Superflex, e la piccola personale di Jean-Marie Appriou, intitolata Canto Infinito.
Per il 60° anniversario dell’alluvione di Firenze, Superflex, collettivo artistico che lavora sul rapporto tra la fragilità e la bellezza della natura che ci circonda e la fragilità e la bellezza dell’essere umano – intessuta di memorie e dolore, ma anche passioni e meraviglia – presenta There are other fish in the sea. Ispirandosi ai balancer che, grazie all’equilibrio interiore e alla meditazione, creano land sculpture che si innestano nell’ambiente per restituire all’occhio dello spettatore un landscape di serenità liminale. Ma Seperflex sovrappone tali suggestioni ai ricordi dell’alluvione del 1966, inondando il cortile dello storico Palazzo Strozzi – simbolo di quella cultura che abbiamo rischiato di perdere a causa dell’esondazione dell’Arno – di acqua, che riflette colonne e vetrate, sommerge pietre secolari, ma crea altresì un cortocircuito emozionale quando il visitatore giri appena lo sguardo alle proprie spalle e scorga i tesori archivistici e letterari contenuti nel Gabinetto Vieusseux.
Etica al di là dell’estetica.
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Nelle tre sale di Project Space – inaugurato l’anno scorso con The Hollow Men, esposizione firmata da Giulia Cenci – fino al 23 agosto sarà protagonista Jean-Marie Appriou, che presenta quattro sculture di cui due dialoganti tra loro.
Il breve percorso inizia con The Mills of perception (bronzo patinato, 2026), un portale con 9 ‘lamelle’ scolpite bifrontalmente e con un’imbarcazione a sormontarlo che accoglie, al suo interno, quattro autori che, con le loro suggestioni letterarie, hanno sicuramente ispirato Appriou: Dante, John Milton, Mary Shelley e William Blake (tre poeti e una scrittrice che hanno guardato a lungo l’abisso e l’abisso li ha guardati dentro). Da un lato, negli altorilievi delle lamelle, si respira l’orgoglio dell’angelo caduto: «Better to reign in Hell, than serve in Heaven» (pare gridare Lucifer, il portatore di luce e conoscenza); ma anche la brama delle arpie che “Ali hanno late, e colli e visi umani, piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre; fanno lamenti in su li alberi strani”; ci si immerge nella meraviglia e nell’orrore del mostro, creato da Frankenstein che racchiude in sé l’ipersensibilità di chi ha subito un profondo dolore o l’onta dell’ingiustizia; e ancora, si possono ammirare in una delle sculture i riflessi degli acquerelli del Grande Drago Rosso – solo per citare alcuni rimandi… Certamente il lato dedicato agli inferi è il più suggestivo non quanto “opens the doors of perception”, come avrebbe scritto Blake. Ma i riferimenti sono molteplici e non sfuggono, ad esempio, le cavallette dell’Apocalisse di Giovanni: “In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà”.
Nella seconda sala dialogano Apophis (acciaio inossidabile, 2026) e Mandjet (bronzo, 2026). Apop era il serpente, rappresentante del caos e della tenebra, antagonista di Ra; mentre Mandjet rappresentava la barca diurna del dio del sole, Ra appunto, che traghettava le anime dei morti e, solcando il cielo, garantiva la rinascita quotidiana – entrambe figure della mitologia egizia. Ma il serpente è anche il simbolo della conoscenza biblica, che Satana concede a Eva (più curiosa e intelligente di Adamo) e, quando si arrotola intorno al bastone del dio greco Asclepio assurge a simbolo della pratica medica e dei rituali di guarigione. Mandjet, dall’alto (quasi à la Calder) illumina il serpente. L’imbarcazione torna e, questa volta (a differenza del portale della prima sala), più che Caronte, il traghettatore dei dannati, intravvediamo in essa Apollo (padre di Asclepio), il quale, sul suo carro solare, diffonde la luce su questa terra di tenebra e dolore.
Nella terza e ultima sala ci accoglie The key – Lasciate ogne speranza voi ch’intrate (bronzo patinato, 2026). Da una parte svetta una scultura attorcigliata quanto una colonna salomonica, in cui si ipotizza la presenza di una figura che rimandi all’arcangelo Michele che lotta contro il drago, il serpente e i mali del mondo, dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre. E a latere, un bassorilievo con il ritratto di Dante, la famosa scritta che campeggia sulla soglia dell’Inferno della Divina Commedia e due ritratti di profilo che rappresenterebbero Michelangelo, in posizione ieratica, quasi da sfinge egizia. Un doppio rimando, come nella Trilogia di Valis, che continua a intersecare mitologia, religione, letteratura e immaginazione.
La domanda che sorge spontanea di fronte a questa interessante ed erudita stratificazione di significati è: se non sarà la verità a salvarci, potrà salvarci la bellezza? La Jamāl, per i sufisti, è uno dei nomi di Dio, e proprio essa, ossia la bellezza, è uno dei fini della creazione, fondata sull’amore. L’Islam ha creato un mito di immane redenzione: forse il talentuoso Appriou, nelle prossime opere, potrebbe rivolgersi più ad altre tradizioni religiose e culturali per scoprire la pacificazione dell’Es-senza.
(1) https://www.inthenet.eu/2026/04/10/rothko-a-firenze/
(2) https://artegrafica.persinsala.it/rothko-a-firenze/14158
Le esposizioni continuano:
Palazzo Strozzi – Project Space
piazza Strozzi s.n.c. – Firenze
fino a domenica, 23 agosto 2026
orari: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 20.00, il giovedì fino alle ore 23.00
(entrata libera)
Jean-Maria Appriou presenta:
Canto Infinito
a cura di Arturo Galansino
esposizione promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi – Cortile
fino a domenica, 2 agosto 2026
La Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Hillary Merkus Recordati presentano:
There Are Other Fish In The Sea
installazione site-specific realizzata dal Collettivo danese, SUPERFLEX
venerdì, 5 giugno 2026
In copertina: Jean-Marie Appriou. CANTO INFINITO, exhibition views, Firenze, Palazzo Strozzi, Project Space, 2026. © Jean-Marie Appriou, by SIAE. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio, Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze


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