Boicottaggio, impegno e divulgazione: incontro con Marina Barham
di Simona Maria Frigerio
Casoli di Camaiore, 7 giugno 2026. Marina Barham, produttrice teatrale e co-fondatrice di Al-Harah Theatre a Betlemme, ha incontrato – unica tappa del suo tour in Italia così organizzata – 4 Associazioni e Ong, presenti in Italia, per discutere sul CHE FARE per fornire un aiuto concreto al popolo palestinese.
Ne è emerso che, al contrario delle divisioni e di certi protagonismi nostrani, per i palestinesi tutto è importante e apprezzano ogni gesto, iniziativa o azione – ivi compreso il semplice parlare della loro causa (in tempi in cui, come ha fatto notare Barham, anche in Occidente si va verso una pesante censura delle libertà di parola e opinione). È innanzitutto indispensabile boicottare le aziende e i prodotti israeliani perché se ne mina l’economia – quella di uno Stato che, se non fosse sostenuto massicciamente proprio dagli aiuti di Stati Uniti, Regno Unito e Ue sarebbe già fallito. Perché, con un Pil pari alla Lombardia e lo stop del turismo, tra le sue maggiori entrate, mentre le spese per le innumerevoli guerre lievitano, come potrebbe essere altrimenti?
Ma il boicottaggio (presente all’incontro BDS) serve ancora di più quando sono le grandi catene a deciderlo, come ad esempio stanno facendo alcuni comuni italiani, tra i quali Monza e Camaiore, che hanno chiesto alle farmacie sul proprio territorio di non vendere oltre i prodotti della Teva. E ovviamente il disinvestimento, soprattutto nella ricerca dual use con partnership tra università italiane e israeliane, o in banche e aziende che finanziano direttamente o indirettamente Israele è altrettanto importante.
Barham ha sottolineato anche l’importanza della Global Sumud Flotilla (anch’essa all’incontro) non perché i palestinesi credano che possa rompere il blocco navale e lo stato d’assedio imposto a Gaza da Israele quanto perché i loro membri hanno mostrato con le sevizie e le violenze subite sui propri corpi, ai Governi occidentali a cui appartengono, non solamente cosa è capace di fare l’unica ‘democrazia del Medio Oriente’ ma, in piccola misura e per un tempo ridotto, cosa subiscono quotidianamente i palestinesi da decenni.
D’altronde, la reintroduzione della pena di morte e solo per i palestinesi, gli stupri delle donne palestinesi a opera di guardie carcerarie o soldati israeliani (acclamati dai tifosi del Maccabi Tel Aviv) e le detenzioni amministrative (in spregio al diritto internazionale) sono fatti a tutti ben noti – viste le continue denunce delle Nazioni Unite e di Ong come Amnesty International. Ma è il passare dai numeri alle persone che fa la differenza, anche a livello emotivo.
Per questo Barham ha ringraziato anche Gaza FuoriFuoco Palestina per il lavoro di documentazione e l’organizzazione di mostre fotografiche di reporter palestinesi: perché, a volte, una sola immagine vale più di un fiume di parole. E infine è importante anche ciò che può fare ognuno di noi, nel suo piccolo. Come vivere in Palestina – l’esperienza fatta da Vanessa del Coordinamento Versilia per la Palestina. Ma nessuno deve sentirsi impotente o inutile perché questo è proprio ciò su cui conta Israele: disumanizzare un popolo, rendendoci suoi complici con la ‘scusa’ di ‘non contare nulla’.
Tre ‘parabole’ per l’Occidente cristiano
Nel corso della serata Barham ha anche affrontato un aspetto di cui si parla poco, ossia la presenza di palestinesi cristiani. Betlemme non è solamente meta di pellegrinaggi e i cristiani che vivono lì non sono europei in trasferta bensì palestinesi che hanno la stessa fede degli occidentali – così come sarebbe stato palestinese Cristo, se fosse mai esistito, vista la mancanza di prove documentali storiche a riguardo (ma questa è una questione di fede).
E Barham, parlando agli italiani (terra di papato) e agli europei (la cui Ue avrebbe addirittura voluto che, nella sua Costituzione, si riconoscessero le radici culturali cristiane della stessa, in spregio all’apporto di ebrei e islamici nei secoli e millenni), ha raccontato tre ‘parabole’ – che il Papa, forse, dovrebbe tener presente nelle sue omelie e nei suoi rapporti (come Capo dello Stato Vaticano) con Stati Uniti e Israele.
Marina ha iniziato raccontando di un suo caro amico che, l’anno scorso, viaggiando in auto con la figlia dodicenne, l’ha vista morire, uccisa dai proiettili sparati dall’Idf. Una bambina palestinese (come altre migliaia) ammazzata senza alcuna ragione dall’esercito israeliano. E una bambina cristiana (il che, in tempi di islamofobia, chissà non tocchi di più le vostre menti ottuse da preconcetti e pregiudizi).
La seconda ‘parabola’, chiamiamola così, riguarda lo spettacolo prodotto qualche anno fa dal suo teatro e intitolato Born in Bethlehem (Nato a Betlemme), che narra di un certo Giuseppe e di una certa Maria che dovrebbero recarsi a Betlemme per la nota vicenda. Lei è incinta, loro sono palestinesi e al check point israeliano non gli danno il permesso di entrare in città. Ci chiediamo noi: ma allora dove nascerà il Messiah? E chi informerà la stella cometa e i Magi che i due sono bloccati al check point?
La terza ‘parabola’ riguarda – più prosaicamente – la Basilica della Natività, che, come tutti ben sapete, visto che duemila anni fa non c’erano i check point israeliani, è il luogo dove sarebbe nato Cristo. Ora, le agenzie viaggio che portano i pellegrini a Betlemme sono nelle mani degli stessi israeliani, che conducono i turisti in pullman alla Basilica, danno loro 40 minuti per visitarla e poi li riportano nella zona controllata da Israele. In questo modo, non solamente i palestinesi non ci guadagnano niente dal turismo religioso ma gli stranieri non hanno modo di comprendere e nemmeno di venire in contatto con la popolazione palestinese. Ciliegina della torta, qualche anno fa, Marina propose alle agenzie viaggio di portare i turisti anche nel suo teatro per assistere a Born in Bethlehem ma le agenzie le avrebbero chiesto il ‘pizzo’… Ridendo, Marina ha proprio parlato della ‘mafia’ dei tour operator israeliani. Pensateci nel caso vogliate recarvi in Terra Santa. Perché di Santo, in quella Terra, non sembra essere rimasto più niente. Parafrasando Marco: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso” ma lui “non è qui”.
venerdì, 12 giugno 2026
In copertina: L’incontro a Villa Murabito, Casoli di Camaiore, 7 giugno 2026. Al tavolo, Marina Barham ed esponenti di BDS, Global Sumud Flotilla, Gaza FuoriFuoco Palestina e Coordinamento Versilia per la Palestina. Foto della Redazione di InTheNet


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