Parlando con il muro forse si otterrebbe di più
di Simona Maria Frigerio
In queste settimane si sono verificati due fatti – non con ricadute mondiali (di quelli ne sono successi molti di più) – bensì nella mia vita quotidiana di donna: mi sono ritrovata a cercare un dialogo con l’Intelligenza Artificiale e, poi, con le femministe – che proteggono a oltranza la condizione di minorità delle donne. E ovviamente ho sbattuto la testa contro il muro.
La prima esperienza è occorsa cercando di collegarmi con il centralino di un corriere espresso visto che, per l’ennesima volta, un mattino – dopo essere stata costretta a restare chiusa in casa un’intera giornata in attesa dell’agognato pacco (manco stessi aspettando un miracolo) – volevo capire se e quando sarebbe arrivato il corriere quel giorno. O, almeno, chiedere che lasciassero il pacco in una ‘drop-off location’ (come sono di moda i termini inglesi per ‘indorare la pillola in Italia’…), così da darmi la possibilità di organizzarmi e ritirare quanto già pagato (lautamente) da giorni. Niente da fare. Perché il corriere ‘espresso’ (ossia che va alla velocità dei treni pendolari italiani, in un mondo che ormai vola su quelli cinesi a levitazione magnetica) non è nemmeno così ‘smart’ (usiamoli anche noi, questi termini inglesi che ci piacciono tanto…) da avere centralinisti in carne e ossa.
Volendo essere davvero ‘cool’, li ha sostituiti con l’AI (in italiano: IA). Una voce suadente mi ha detto e ridetto, per sei minuti cronometrati di orologio: «Non capisco, può ripetere il ‘tracking number’?» (riferendosi al codice di identificazione della spedizione, dato che se non conosci l’inglese, ormai, non puoi più parlare nemmeno con una macchina…). E io, più ripetevo quel numero (e poi solamente le ultime sei cifre), più mi infervoravo a far capire all’AI che il problema era suo e l’unico modo per venirne a capo era passarmi un operatore in carne e ossa, e più l’AI ripeteva ossessivamente i comandi che le erano stati impostati da qualche programmatore svalvolato.
E allora, finalmente, ho capito: il problema non era che la Deficienza (1) Artificiale non mi capisse (non poteva farlo perché non possiede un cervello), bensì che non provasse empatia e questo le impediva (e le impedirà sempre) di dialogare con me. Di fronte alla mia rabbia montante, la sua calma serafica era la prova provata di come sia impossibile comunicare con un programma. Perché la comunicazione è un insieme non solamente di parole infilate come perline nella collana di una frase, ma anche di gesti, toni della voce, ammiccamenti, sguardi, emozioni represse o che esplodono in un’invettiva, come in una risata.
STOP. CAMBIO SCENA
In questi mesi il mondo femminista esulta perché anche in Italia, come in Svezia, la prima Camera del Parlamento ha approvato che “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione”. Consenso libero e attuale: queste le parole magiche.
Non siamo ancora arrivati alla Danimarca che, nel 2021, ha adottato (sembrerebbe senza successo) l’App iConsent, che dà la possibilità di esprimere l’assenso ad avere rapporti sessuali per 24 ore, ma ci siamo vicini.
Come spiegano le femministe e le giuriste entusiaste, il consenso dovrà essere “senza pressioni, senza manipolazioni psicologiche, senza condizioni di soggezione, senza paura, senza dipendenze emotive o materiali”. Inoltre, il consenso dovrà essere esplicitato “nel momento in cui l’atto sessuale avviene: non sarà valido un consenso presunto, non basta il consenso dato in passato, e non conta un «sì» espresso in una fase precedente della relazione o della serata. Deve esserci nel «qui e ora»”.
E quindi addio alla gestualità, alla comprensione dei messaggi del corpo, agli sguardi, alle risate sommesse, al gioco della seduzione, al non detto che ti fa battere il cuore o sfarfallare lo stomaco. Tutto dovrà essere esattamente come con la Deficienza Artificiale: scandito a chiare lettere e ripetuto più volte. Vi immaginate la scena? Siete lì, mezzi nudi su un letto oppure stretti in un abbraccio, magari il primo, quello che davvero ti scombussola i sensi e, freddamente, ognuno si stacca dall’altro e chiede: «Vuoi esprimere per favore a chiare lettere che consenti ad avere un rapporto sessuale con me in questo preciso momento?». Fine della poesia, del sesso, dell’erotismo e del gioco della seduzione. Di fronte a una tale domanda, come minimo, ci si irrigidisce quanto uno stoccafisso!
Ma poi, escludendo ovviamente soggezione, paura e dipendenza materiale, come si può valutare – dall’interno – una condizione di dipendenza o manipolazione psicologica? Spesso la dipendenza è reciproca: il sadico senza il masochista (e viceversa) non esisterebbe. E la manipolazione psicologica è un processo talmente sottile che sicuramente non può essere intaccato da una dichiarazione di volontà che dovrebbe essere espressa a letto! Solo la sessuofobia cervellotica di chi continua a considerare le donne minori a vita può pensare che la soluzione per lo stupro sia trasformarci in macchine che dialogano come l’AI. Due automi che, mentre stanno spogliandosi con gli occhi (o anche per davvero), si bloccano e cominciano il surreale dialogo che io ho avuto con il centralinista robotico del corriere: «Può ripetere, per favore? Non ho capito. Vuole davvero avere un rapporto sessuale con me, in questo preciso momento?», «Non ho capito. Può ripetere…?».
Noi non siamo macchine né programmi software. I gesti, gli sguardi, lo sfiorarsi dolcemente, farsi il piedino, truccarsi un po’ di più, vestirsi con particolare accuratezza, tradirsi con un’increspatura delle labbra: quanto comunicano di noi stessi e di ciò che desideriamo? Alcuni affermano addirittura che oltre il 90% dell’espressione individuale viaggi su altri binari che non sono quelli verbali. La “presunzione di un uomo o di una donna” non impedisce all’altro di dire NO. Ci vuole tanto a capirlo, donne?
Ma finché continueremo ad accusare il patriarcato, morto e sepolto almeno il secolo scorso – ma più probabilmente già alla fine degli anni 70 del Novecento – grazie all’agire politico delle nostre madri e nonne, invece che svegliare le ragazze dai sogni romantici e dotarle di consapevolezza del proprio corpo, della propria mente e del potere che possono esercitare con entrambi, continueremo ad avere politiche e manager che scimmiottano il peggio del maschilismo bellicista e fallocentrico del Fascismo; o minori a vita che vanno protette perché incapaci di anteporre il proprio star bene al benessere dell’altro da sé – ma non si cura la sindrome ‘dell’infermierina’ o da ‘io ti salverò’ con l’ennesima legge inutile e ridicola.
E questo non significa non poter continuare a cantare, consapevolmente, con Massimo Ranieri:
(1) Ossia manchevole, imperfetta, da ‘deficere’
venerdì, 3 luglio 2026
In copertina: Immagine di Gerd Altmann da Pixabay


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