Ultimo appuntamento con Musica come memoria, critica e visione
di Simona Maria Frigerio
Si chiude, sabato 20 giugno con la Rassegna musicale a cura del Maestro Antonio Caggiano, la Stagione primaverile dello Scompiglio di Vorno.
Al centro della proposta pomeridiana e serale, il rapporto tra musica e ambiente. E chi, meglio di John Luther Adams, poteva esserne protagonista? Premio Pulitzer per la musica nel 2014 con Become Ocean, alle 18.00 è stata proposta una tra le sue opere più sinestesiche, Inuksuit – seguendo esattamente il volere del compositore statunitense che l’aveva ideata perché fosse eseguita in esterni, utilizzando anche strumenti altri (lastre di plexiglass o fruste che, vibrando, producono il suono del vento tra le fronde) e lasciando all’ascoltatore la piena libertà di movimento e fruizione.
Il debutto di Inuksuit, non a caso, è avvenuto il 20 febbraio 2011 al Tune-In Festival. Purtroppo ricordiamo che fu in interni, ma giovandosi degli ampi spazi newyorkesi del Park Avenue Armory (un edificio della fine dell’Ottocento, costruito come sede del 7° reggimento e riconvertito a spazio espositivo e performativo). Dei 100 musicisti che avrebbe voluto Adams, ne erano presenti 78, i quali – utilizzando percussioni e strumenti non convenzionali – hanno immerso l’audience in una autentica esperienza di sound art, in cui gli stessi spettatori erano parte della performance (memorabile chi si è addirittura sdraiato a terra per farsi cullare dai suoni che riuscivano a imitare perfettamente il canto della natura).
Azzeccata, quindi, l’ambientazione scelta dallo Scompiglio, in cui i suoni degli strumenti si sono mischiati allo scalpiccio delle foglie secche sotto i nostri piedi, al cinguettio degli uccelli, ma anche al profumo dei tigli in fiore – in grado di ricreare una sinestesia che ha colto l’essenza del lavoro di una vita di John Luther Adams. Perfetta, a livello pedagogico, la decisione di non far salire su un palcoscenico i giovani studenti del Liceo Passaglia per regalargli i famigerati 15 minuti di celebrità. Complimenti, quindi, sia la corpo docente che all’interazione con l’Associazione dello Sscompiglio – che ha ospitato nei suoi giardini lussureggianti l’iniziativa.
A seguire, un incontro con i musicologi Franco Masotti e Veniero Rizzardi che hanno raccontato la loro avventura, ormai targata gennaio 1982, quando misero in mostra decine di progetti (per lo più mai realizzati o addirittura irrealizzabili), a Milano, nell’esposizione Sonorità prospettiche – esperienza di cui resta un catalogo ormai praticamente introvabile.
Sebbene si debba riconoscere a Masotti e Rizzardi – coadiuvati dal fotografo, Roberto Masotti (purtroppo scomparso) e dall’artista visivo e performer, Roberto Taroni (che, tra il 1977 e il 1984, con Luisa Cividin ha condiviso un sodalizio artistico interdisciplinare molto prolifico) – di aver coniato il termine sound art e di aver intravisto le potenzialità di quello che – più che un genere o un movimento – è quasi un afflato panteistico; ci chiediamo se ideare un’esposizione dove l’oggetto sarebbe stato il suono e proporlo attraverso progetti cartacei sia stato interessante, oltre che per gli addetti ai lavori, anche per il pubblico più in generale.
Del resto, è molto difficile capire cosa ricomprendere nella sound art visto che si può includervi sia opere d’arte esposte in gallerie e musei sia performance, sculture sonore e installazioni, ma anche contributi a interventi interdisciplinari. Rispetto alle prime, noi abbiamo molto apprezzato, nel 2018, il musicista argentino Edgardo Rudnitzky, il quale, nella sede di San Gimignano di Galleria Continua, ha presentato la sua opera sonora, Waking Hours (2018), “composta da una serie di giradischi che si azionavano con dei sensori, i quali registravano la presenza, nei pressi, di una persona. Grazie all’abilità compositiva di Rudnitzky, il percorso/progetto possedeva un fascino proprio – insieme poetico e altamente concettuale” (1). Per quanto riguarda invece le performance, proprio in questi giorni all’Hybrid Festival, a Berlino, è andato in scena Pipestream del film-maker e artista multimediale, Aljoša Dakić, in cui il materiale audiovisivo generato dal vivo interagiva con suoni anch’essi generati live creando un cortocircuito sensoriale tra la materia costituita dalla presenza fisica del performer e l’inconsistenza intangibile dell’algoritmo digitale.
In chiusura di serata, il Quartetto Sincronie – con Houman Vaziri e Agnese Maria Balestracci ai violini, Arianna Bloise alla viola ed Elide Sulsenti al violoncello (al posto di Ester Vianello) – ha presentato un programma (co-curato da Franco Masotti) decisamente complesso sia per gli esecutori sia per il pubblico.
Lo String Quartet No. 3, Some Aspects of Peltoniemi Hintrik’s Funeral March di Aulis Sallinen è risultato slegato – soprattutto i pizzicati non si sono fusi nell’insieme. L’avvio incerto ci ha ricordato quando il regista invita gli attori a tirar fuori la voce. È sembrata mancare anche una certa sintonia tra il violino di Balestracci e la viola di Bloise. Sebbene il finale sia andato in crescendo.
Con The Wind in High Places, secondo pezzo in programma, ci confrontiamo nuovamente con John Luther Adams. All’inizio ci è parso che mancasse la dovuta spazialità e ci siamo immaginati di ascoltare il medesimo pezzo in un’altra ambientazione, magari outdoor e di notte. In realtà, riascoltando poi l’esecuzione ma del No Exit New Music Ensemble con Mari Sato, ci siamo resi conto come proprio la migliore fusione strumentistica dia la sensazione di spazialità insita nel brano, così come riesca a restituire le suggestioni proprie dei tre movimenti. Purtroppo il violoncello, ancora acerbo o non sufficientemente vigoroso, non ha saputo fondere e sostenere la ricchezza strutturale della composizione.
Decisamente più nelle corde del quartetto, Mas lugares di Stefano Scodanibbio, contrabbassista oltre che compositore – deceduto prematuramente a causa della SLA nel Paese che amava profondamente, il Messico. Qui i madrigali di Monteverdi sono quasi reinventati in omaggio a Luciano Berio e il virtuosismo richiesto agli esecutori è soprattutto una fusione potente e vibrante del musicista con il suo strumento.
Proposta multisfaccettata come di consueto presso l’Associazione dello Scompiglio che saluta il suo pubblico per la pausa estiva. A ottobre riprenderà la programmazione con altre sfide sia musicali sia attorali e coreutiche.
Gli spettacoli e l’incontro si sono tenuti nell’ambito della Rassegna Musica come memoria, critica e visione:
a cura di Antonio Caggiano
Associazione Dello Scompiglio
Giardini e SPE – Spazio Performatico ed Espositivo
via di Vorno, 67 – Lucca
sabato, 20 giugno 2026, ore 18.00
Performance site-specific
Inuksuit
di John Luther Adams
progetto in collaborazione con il Liceo Artistico Musicale A. Passaglia, Lucca
con studenti delle classi di percussioni della prof.ssa Victoria Martinez Valenzuela e del prof. Domenico Carmine:
Antonini Mattia, Ascareggi Giulio, Celani Tommaso, Dell’Orfanello Tommaso, Matteucci Lapo, Noto Alex, Orlandi Michelle, Salotti Luca e Tabarrani Elia
Domenico Carmine, percussioni
Lorenzo Del Grande, ottavino
a seguire:
Sonorità prospettiche 1982 Suono / Ambiente / Immagine
incontro con Franco Masotti e Veniero Rizzardi
ore 20.30
Quartetto Sincronie presenta:
The Wind in High Places
Aulis Sallinen, String Quartet No. 3, Some Aspects of Peltoniemi Hintrik’s Funeral March
John Luther Adams, The Wind in High Places
Stefano Scodanibbio, Mas lugares per quartetto d’archi
Il Quartetto Sincronie era composto da:
Houman Vaziri, Agnese Maria Balestracci violini
Arianna Bloise, viola
Elide Sulsenti, violoncello
concerto è co-curato da Franco Masotti
(1) La recensione del 2018: https://www.artalks.net/galleria-continua-2/
Inviti all’ascolto:
Finlandia Sinfonietta
Conductor: Okko Kamu
Mauermusik, Chamber Music I & III ℗ 1991 Finlandia Records
Aulis Sallinen, String Quartet No.3, Some Aspects of Peltoniemi Hintrik’s Funeral March
Version for String Orchestra
No Exit New Music Ensemble
String Quartet Series
With Special Guest: Mari Sato
John Luther Adams, The Wind in High Places
venerdì, 3 luglio 2026
In copertina: Inuksuit, performance site-specific di John Luther Adams. Foto di Massimo Bianchini, gentilmente fornita dall’Ufficio stampa dell’Associazione Dello Scompiglio


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