Urgono cambiamenti normativi e di prospettiva
di Federico Giusti
Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sono spesso un obiettivo dimenticato dagli stessi sindacati avendo scambiato per troppi anni porzioni di salario con ritmi di lavoro insostenibili, intensificazione dei tempi di lavoro, rinuncia alle pause e a condizioni di vita differenti. Del resto, se ancora oggi è diffusa l’idea che dal basso costo del lavoro e dalla intensificazione dei ritmi dipenda l’accrescimento della produttività non meravigliamoci di trovare l’Italia tra i Paesi dove maggiori sono i rischi per la salute e sicurezza.
E sicurezza e salute non si salvaguardano con la sola cartellonistica, attraverso i corsi seguiti con scarsa attenzione e ancor minore entusiasmo dalla forza lavoro, con la celebrazione di figure quasi istituzionali – che alla fine sono lontane dai problemi reali o vengono chiamate a trovare soluzioni nel mero interesse aziendale. I numeri non ingannano e raccontano di migliaia di lavoratori e lavoratrici uccisi e numeri ancor maggiori di infortuni: 300 mila con danni permanenti. Troppi lavori non sono ancora considerati usuranti (onde evitare uscite anticipate verso la pensione), manca il riconoscimento di innumerevoli malattie professionali (e se i tempi si allungano si risparmia anche sulle pensioni).
Alcuni (il sindacato di base USB) individuano nelle pene detentive la soluzione del problema, ad esempio introducendo il reato di omicidio sul lavoro, molto altro urge fare visto che il ricorso allo stato penale, con l’istituzione di nuovi reati e pene più severe, è la risposta dei dominanti ai movimenti conflittuali e, visti i rapporti di forza, i reati previsti per punire la parte datoriale sono l’ultimo dei pensieri in seno al Governo e troverebbero modo e maniera per affievolire le pene per tale tipologia di reato come del resto hanno fatto, da subito, depotenziando il Testo unico sulla sicurezza.
Gli attuali RLS non hanno potere contrattuale e sono subalterni alla filiera della sicurezza aziendale
Abbiamo pensato ad alcune proposte da sostenere con forza e vorremmo partire dalla necessità di intervenire sulle normative che disciplinano il ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), oggi in subordine alle figure aziendali della sicurezza (datore, RSPP, Preposti). Gli RLS non hanno un ruolo sindacale vero e proprio e vengono chiamati a verificare l’adozione delle misure di prevenzione e in tanti casi non hanno competenze adeguate a smontare pezzo dopo pezzo le strategie aziendali.
I percorsi formativi degli RLS sono rituali e insufficienti, spesso quasi astratti e con pochi riscontri pratici legati alle problematiche dei luoghi di lavoro; le ore di permesso sono insufficienti ed esiguo è il loro potere effettivo perché anche quando gli RLS potrebbero ricorrere al Giudice del lavoro sono spesso lasciati soli dalle RSU e dalle stesse organizzazioni sindacali di appartenenza.
Un RLS dovrebbe essere di presso mentre, al contrario, capita con sempre maggiore frequenza di trovare dei Rappresentanti che devono coprire più cantieri e più province e, in questo modo, si indeboliscono ruolo e funzione dei rappresentanti.
Per questo un intervento legislativo si rende necessario e urgente ampliando il potere degli RLS e riscrivendo in parte il D.lgs. 81 o la legge 3008. Anche l’impossibilità di nominare degli RLS al di fuori della Rappresentanze Sindacali Unitarie (come accade nel Pubblico Impiego) è un ulteriore ostacolo da rimuovere se vogliamo rafforzare proprio la figura del Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza, senza limitare il suo coinvolgimento ai documenti già conclusi.
Andiamo alla sostanza del problema, evitando l’equivoco di una grande tornata elettorale per individuare ed eleggere gli RLS – le attuali RSU, come gli RLS, andrebbero ripensati anche vista l’inadeguatezza delle attuali rappresentanze sindacali. Serve, prima di tutto, un reale ed effettivo potere contrattuale in materia di salute e sicurezza che obblighi il datore di lavoro a consegnare copia cartacea del Documento di Valutazione dei Rischi agli RLS – senza limitarne la consultazione ai locali aziendali oppure on line, con la libertà di affiancare ai rappresentanti i tecnici da loro individuati al fine di aiutarli nell’opera di studio, di analisi e di valutazione dei documenti e degli interventi. Serve un pieno accesso ai luoghi di lavoro e alla documentazione anche senza preavviso, coinvolgendo gli RLS nella riunione con gli Organi di vigilanza. E chiunque chieda l’intervento della ASL, deve poterlo fare in maniera anonima e senza pericolo di ritorsioni da parte aziendale.
Per rimettere in piedi un ragionamento del genere le tematiche della salute e della sicurezza devono, prima di tutto, avere la stessa rilevanza delle rivendicazioni economiche e contrattuali. In questi anni la formalità del ruolo degli RLS è stata anche il risultato di un approccio errato da parte delle associazioni datoriali e sindacali. E sempre in questi anni sono cresciute le malattie professionali e il numero degli infortuni e delle morti, che nel nostro Paese è ancora tra i più alti d’Europa.
venerdì, 10 luglio 2026
In copertina: Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay


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