Santa Sofia, interni
Una località interessante, al di fuori dei consueti tour
di Luciano Uggè
Benevento, forse per la vicinanza a Napoli, Capua e alla Reggia di Caserta, difficilmente rientra tra le consuete mete turistiche. Eppure è decisamente antica e, nonostante terremoti, guerre e i bombardamenti degli Alleati, conserva alcune vestigia storiche di grande pregio.
Benevento esisteva già prima del IV° secolo a.C. ma durante le guerre sannitiche si sviluppò un insediamento proto-urbano meglio difendibile. A testimonianza, due necropoli rinvenute nei pressi dell’ex Collegio La Salle e della Rocca dei Rettori, con tumuli di terra a coprire una o più sepolture. Da notare, una tomba realizzata in blocchi squadrati di tufo giallo o grigio, all’interno della quale è stato rinvenuto uno scheletro circondato dal proprio corredo mortuario, composto da utensili e accessori in ferro e bronzo. In seguito, nel 297 a.C., il console romano Publio Decio Mure, sconfigge gli apuli e, due anni dopo, i romani vincono la guerra contro il Re dell’Epiro, Pirro, decidendo a quel punto di investire su questo piccolo centro e di impiantarvi uno stanziamento di coloni (o, più precisamente, colonizzatori) romani.
La prima curiosità
Si deve ai romani il nome di Beneventum, mutato dal precedente Maleventum – considerato di cattivo auspicio.
Nell’86 a.C., visto che la colonia si allargava ed era situata tra la via Appia e la via Minucia, Roma decide di trasformarla in municipium e, in seguito, Augusto la inserisce in una tra le undici regioni in cui aveva suddiviso l’Italia, Apulia et Calabria; mentre l’imperatore Adriano la unirà alla provincia di Campania. Infine, sempre in epoca romana, Traiano la elige a punto di partenza per la via a lui intitolata e, grazie alle sue vie di comunicazione, Benevento diventa la città più popolosa della Campania dopo il capoluogo, ossia Capua
Distrutta dal terremoto del 369 d.C., segue il declino dell’Impero romano d’Occidente. Come la maggior parte del Meridione sarà poi conquistata dai normanni e infine diventerà una enclave del Regno pontificio in quello di Napoli – governata da rettori papali.
Altre curiosità tutte da scoprire
Con la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte, nel 1798, Benevento diviene sede di un nuovo principato, retto da Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, tessitore camaleontico, ma soprattutto abile diplomatico e fine stratega – capace di destreggiarsi nelle alte sfere dalla Rivoluzione francese fino ai tempi di Luigi Filippo. Tornata alla Chiesa con la Restaurazione, nel 1860, Benevento è liberata dai garibaldini dal dominio pontificio e annessa al Regno d’Italia.
Come sempre iniziamo il nostro giro della città dalla Cattedrale di Sancta Maria de Episcopio, edificata nel 780, e ampliata nel XII° secolo, con la facciata in stile romanico pisano (ecco un’altra curiosità di Benevento) a tre portali, sormontati da un ordine di cinque arcate e da una loggia. Il campanile, del 1280, è gotico e, insieme alla facciata e alla cripta, sono le uniche parti del Duomo che si sono salvate dai bombardamenti degli Alleati del 1943. Le 72 formelle in bronzo del portale, originali del XII° secolo, sono state restaurate nel Secondo Dopoguerra.
Perfino più antica la chiesa di Santa Sofia, esempio di edilizia di epoca longobarda, risalente al 760 circa, con pregevole pianta stellare e una disposizione alquanto originale dei pilastri e delle colonne che paiono moltiplicarsi come nella Mezquita. Annesso vi è il monastero, che fu anche centro culturale longobardo, con un chiostro riadattato nel XII° secolo.



Abbiamo già scritto di Traiano e, ovviamente, non possiamo tacere del suo Arco – anche perché tra gli archi onorari di epoca romana meglio conservati. Ha un solo fornice. Eretto tra il 114 ed il 117 quale ingresso della nuova via Traiana, è alto 15,60 metri, con fornice unico lungo oltre 8 metri, in calcare rivestito di marmo. Quarta curiosità, i bassorilievi sui piloni rivolti verso Benevento descrivono scene di pace, mentre verso l’esterno, scene di guerra.
Come in ogni città di una certa importanza per i romani, anche a Benevento non poteva mancare il Teatro (alcuni scavi hanno anche rivelato la presenza di un anfiteatro in zona), inaugurato nel 126 sotto l’imperatore Adriano, e ingrandito da Caracalla tra il 200 e 210. Realizzato in opus latericium (ossia in mattoni), ha un diametro di 90 metri e può contenere circa 10mila spettatori. Abbandonato e in parte ricoperto da edifici successivi, sarà solo grazie all’archeologo Almerico Meomartini, a fine Ottocento, che si deciderà di restaurarlo. Restituito alla collettività nel 1957, si è riusciti a recuperare la cavea, la scena, il primo e parte del secondo dei tre ordini di arcate.
Ennesima curiosità è il Ponte Leproso sul fiume Sabato, di origine romana ma probabilmente su un precedente sannitico. Restaurato e rimaneggiato a più riprese anche a causa dei terremoti, il suo nome originale era Ponte Marmoreo (o Lapideo), e deve quello attuale, con ogni probabilità, a un vicino lebbrosario medievale – anche se non vi sono tracce di quest’ultimo (almeno così leggiamo spulciando nelle guide).
E chiudiamo con la Rocca dei Rettori (nome conferitole nel Medioevo, quando divenne sede dei governatori del papa), ovvero il castello di Benevento, che svetta sulla città, sui fiumi Sabato e Calore, e le antiche vie – Appia e Traiana. I romani vi avevano edificato le terme, i cui resti sono visibili nel giardinetto adiacente. Il maniero è composto da un Torrione Longobardo (del IX° secolo) e dal Palazzo dei Governatori, edificato dai papi dal 1320 in avanti. Sedersi infine nella frescura dei giardini pubblici, oltre la strada, è la giusta conclusione per la visita del centro cittadino, se si è scelta una giornata estiva, ancora afosa (come abbiamo fatto noi). Ma questa città merita in ogni stagione.
venerdì, 24 luglio 2026
In copertina e nel pezzo: Foto de la Redazione di InTheNet


Chi difende davvero Basaglia?
Business circenses di pochi…
Involtini di melanzane
Torna Sgraffiti a Casoli
Fiumicino e Beijing Capital: sensazioni, fatti e disinformazione
Qualsiasi stagione vale una gita a Fornovolasco