Se lo facesse la Cina…
di Simona Maria Frigerio
Pochi giorni fa è stata approvata, dal Parlamento Europeo, la legge soprannominata Chat Control, con l’escamotage che, causa defezioni visto che era l’ultimo giorno di plenaria prima della pausa estiva, nonostante la maggioranza degli eurodeputati abbia votato contro, la stessa non sia riuscita a raggiungere la soglia dei 360 voti necessari per respingere il testo.
La sorveglianza digitale voluta dalla Commissione Europea autorizza la scansione automatica di messaggi, email, video, foto e altri contenuti privati di centinaia di milioni di cittadini – teoricamente per contrastare la pedopornografia online ma, praticamente, azzerando il diritto alla privacy di persone non sospettate di alcun reato, ovvero tutti noi.
Le piattaforme tecnologiche dovranno utilizzare sistemi automatizzati che permettano di individuare contenuti pedopornografici – anche se al momento è passato un emendamento che esclude chat protette da crittografia end-to-end quali WhatsApp, e altre.
Il GF in formato EU
Attualmente, in uno Stato democratico come si vanta di essere il nostro, il Pubblico Ministero chiede al GIP l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall’articolo 266 CPP; autorizzazione concessa con decreto motivato solo in presenza di gravi indizi di reato e l’intercettazione che ne consegue sia indispensabile ai fini delle indagini. Con Chat Control si agirà preventivamente, senza alcun sospetto, partendo dalla presunzione che tutti i cittadini non siano innocenti fino a prova contraria, bensì colpevoli.
Per molti analisti di settore, giuristi e una fetta consistente dei politici, la UE sta avviando la più estesa e invasiva infrastruttura di sorveglianza di massa della nostra storia – in epoca cosiddetta ‘democratica’. In contrasto anche con le Costituzioni di molti Stati membri, quali l’Italia che, memore del Ventennio Fascista, all’articolo 15 garantisce l’inviolabilità della libertà e della segretezza delle comunicazioni.
I bachi del sistema
Al di là che, se avesse votato una legge simile la Repubblica Popolare Cinese o la Federazione Russa, l’Unione Europea avrebbe parlato di ‘sistema di controllo dittatoriale’ e ‘violazione dei diritti umani’; e al di là delle polemiche passate contro la facilità con la quale si sono spesso concesse le autorizzazioni per le intercettazioni; qui si tratta di sorveglianza algoritmica di massa. E questo non solo rimette in discussione i principi sui quali si regge il patto Stato/individuo ma la presunzione di innocenza, il diritto alla privacy (come già scritto) e, non ultimo, pone un algoritmo (con tutti i limiti e la fallibilità dello stesso) in posizione di controllore.
Già da anni la censura dei nudi artistici sulle piattaforme Meta (Facebook e Instagram) è un problema tale che la Gypsotheca di Possagno ha subito la rimozione di post perché l’algoritmo bloccava le foto di opere, quali Amore e Psiche di Canova! Pensate a cosa potrebbe accadervi condividendo la vostra foto di neonata mentre uno zio vi bacia il piedino… Oppure se un amico o amante, scherzando, usasse qualche termine equivocabile da un algoritmo, tipo la ‘mia bella bambina’ o la mia ‘passerina vietata’…
Inoltre, a livello tecnico, si apre la strada a modelli di intelligenza artificiale che, scansendo sempre un maggior numero di dati, anche avulsi da quelli prettamente legati all’obiettivo dichiarato del contrasto alla pedopornografia, possono virare verso tipi di sorveglianza permanente anche in altri ambiti – dalla compliance con diktat medici a scelte ideologiche o espressioni della libertà di parola e opinione. La pandemia dovrebbe aver insegnato a tutti come sia stato facile coartare le piattaforme per rimuovere o deindicizzare contenuti critici – il che si è tradotto di fatto in un sistema di censura di qualsiasi narrazione non conforme, etichettata come ‘disinformazione’ o ‘fake news’, anche se i social dovrebbero garantire la libertà di opinione, non trattandosi di media giornalistici.
E quali e quante segnalazioni potrebbero arrivare alla polizia postale o addirittura ad altri corpi e gradi delle forze dell’ordine, sulle quali le stesse dovrebbero indagare basandosi su una foto o un messaggio sibillino? Di sicuro non avrebbero più tempo e personale sufficiente per le inchieste avviate su elementi probanti più seri e verificati.
Ma non solo, visto che persone innocenti potrebbero essere inserite in database – non si capisce bene a quale livello di ‘colpevolezza’, da chi gestiti e per quanto tempo – in attesa della chiusura di indagini avviate, se e quando, su basi inconsistenti; non si comprende quando tale eventualità sarebbe esposta all’’indagato’, a quale stadio quest’ultimo potrebbe richiedere un avvocato e perché dovrebbe buttare via tempo e denaro per provare, magari, che quel bambino nudo di 10 mesi era lui e quella che gli mordeva la natica, imbiancata dal borotalco al mentolo, era la nonna!
Purtroppo, avviata tale infrastruttura per la pedopornografia, gli ambiti di indagini si potrebbero ampliare oltre ogni limite: creato il precedente, il controllo e la schedatura di massa diventerebbero la norma. E ciò avverrebbe nella cosiddetta ‘patria dei diritti’.
Ma vi è un altro baco sottostimato: tali informazioni, gestite da una struttura sovranazionale (non elettiva), potranno anche essere sottratte da hacker o Stati con i quali l’Europa, in quel momento, potrebbe non detenere buoni rapporti. Inoltre, già adesso, le reti pedofile comunicano nel cosiddetto darknet o si incontrano in club privé. Pensiamo solamente alle proprietà di un Marc Dutroux, ma anche ai pizzini di Cosa Nostra: l’unica a usare WhatsApp per acquistare farmaci e poi – stranamente – cancellare i messaggi ci risulta la Presidente della Commissione Europea.
Riarmo e controllo: una storia già vista
Quando i regimi diventano sempre più burocratici, autoreferenti, espressione di plutocrazie e bellicosi, tendono a sopprimere le voci dissenzienti, a creare il consenso delle masse con narrazioni univoche, a controllare i propri cittadini. In epoca fascista tutto ciò si è verificato attraverso la censura della stampa, il MinCulPop, la messa all’indice di intere categorie: omosessuali (e, guarda caso, la repressione sessuale è stata portata avanti subdolamente visto che, in Italia, erano «tutti maschi», come disse il Duce a Hitler), zingari, malati psichici o con affezioni genetiche, sindacalisti, ebrei, giornalisti, oppositori politici, e via dicendo.
Sebbene l’Italia potrebbe non applicare una legge che introduca un sistema di controllo delle comunicazioni private che contrasta con l’articolo 15 della nostra Costituzione, che prevede (come abbiamo già scritto) deroghe solo nel caso di un’indagine specifica della magistratura su cittadini determinati, l’asservimento generalizzato dei nostri Governi non ci rassicura.
Al momento, sono rimaste esenti da controllo le chat con crittografia end-to-end, in quanto si dovrebbe intervenire direttamente sul dispositivo dell’utente con il client-side scanning – il che equivarrebbe a intercettazioni generalizzate. Tale limitazione è stata possibile grazie all’approvazione dell’emendamento 30, che ha raccolto 369 voti favorevoli, con il quale gli eurodeputati hanno vietato la scansione preventiva di tutte le comunicazioni con crittografia end-to-end.
I prossimi tre mesi saranno decisivi
Il testo con il succitato emendamento 30, passato al Parlamento Europeo (sebbene non approvato, come abbiamo visto), sarà trasmesso al Consiglio dell’Unione Europea, dove siedono i rappresentanti dei Governi dei Paesi membri.
Nei prossimi tre mesi il Consiglio dovrà decidere se approvare o respingere le modifiche introdotte e se dovesse proporre una versione del testo diversa, il “provvedimento entrerebbe nella cosiddetta procedura di conciliazione, strumento legislativo poco frequente che mira a trovare un compromesso definitivo tra le due istituzioni per giungere a un testo condiviso”.
L’Italia (come altri Stati che garantiscono la segretezza delle comunicazioni private) aprirà un contenzioso giuridico con Bruxelles o calpesterà, ancora una volta, la propria Costituzione – come fa regolarmente con l’Articolo 11?
Di certo, se i cittadini europei, ma anche i sindacati, i giornalisti, e i politici non si renderanno conto velocemente dei pericoli per le libertà personali dei singoli e del potere di controllo ed eventualmente coercitivo che si delega a una struttura sovranazionale e, di base, a degli algoritmi, parafrasando Ennio Flaiano: «La situazione politica italiana sarà grave ma non seria*».
* In originale: “La situazione politica italiana è grave ma non è seria”
venerdì, 24 luglio 2026
In copertina: Il logo di Chat Control


Venezuela: si annuncia un terremoto politico?
Sign O’ The Times
Come eliminare un Presidente?
In odore di fascismo
L’ipocrisia del Parlamento Europeo contro Cuba
Ennesimo schiaffo a Kyiv