Finché c’è corruzione, c’è speranza
di (e traduzioni di) Simona Maria Frigerio
Anni fa Prince cantava: “Hurricane Annie ripped the ceiling of a church and killed everyone inside / You turn on the telly and every other story is tellin’ you somebody died. / My sister killed her baby ‘cause she couldn’t afford to feed it /. And we’re sending people to the moon (1)”. In Sign O’ The Times uno tra i migliori musicisti afroamericani del Novecento denunciava la fine dell’American Dream tra guerre, Aids, droga, gang, povertà, lo sperpero inutile dei fondi pubblici, il lavaggio del cervello delle masse, e il culto della morte imperante sui mass media.
In questi giorni mi è capitato di riascoltare quel brano, proprio mentre leggevo un’interessante analisi di Mark Episkopos – ricercatore presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft e professore a contratto di storia alla Marymount University – nella quale esprimeva alcune opinioni dalle quali si dissociava lo stesso Quincy con la solita frasetta sibillina che le opinioni espresse dai loro editorialisti non riflettono necessariamente quelle dell’Istituto.
Cosa avrebbe scritto di così scabroso? In realtà, semplicemente, che l’Ucraina è tuttora un Paese corrotto (e già questa sembra un’ovvietà che solamente i burocrati di Bruxelles fingono di ignorare); e che il Ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, caduto ‘in disgrazia’ nell’ultimo rimpasto di Governo, voluto da Zelensky proprio per via dell’ennesimo scandalo relativo alla corruzione ai più alti vertici, sarebbe una tra le poche mele ‘sane’ tra le tante ‘bacate’. Questo in soldoni.
Per chi voglia approfondire scriveremo che, secondo Episkopos, il Ministro che avrebbe ideato, voluto e portato avanti il programma per lo sviluppo e l’utilizzo sempre più in profondità di droni contro la Russia, è stato ‘eliminato dai giochi’ perché non funzionale alle élite che stanno lucrando sulla guerra in Ucraina (2).
Nel corso dell’analisi forse Episkopos sopravvaluta gli effetti economici e sottovaluta quelli psicologici di tale scelta sui russi. Ovvero, non cita l’escalation che questa cosiddetta guerra asimmetrica sta provocando – come il bombardamento del porto di Odessa o la distruzione di un terzo della flotta di cargo ucraini. Mentre, sull’altro versante, forse non si rende conto che, generalmente, i russi di fronte alle difficoltà non si arrendono gettando la spugna, ma si stringono ancora di più intorno ai loro leader e per la loro patria – un termine che per gli europei, in generale, ha perso senso con l’esautoramento dei regimi ‘democratici’ in favore di una plutocrazia non elettiva con sede sovranazionale, ma che per i russi continua a essere idea fondante del loro esser-ci nel mondo.
In ogni caso, secondo Episkopos, Fedorov, al contrario dei vertici dell’esercito e dei politici ucraini più influenti, aveva capito “lo svantaggio strutturale colossale del suo Paese vis-à-vis con la Russia e aveva elaborato una strategia che metteva Kyiv nella migliore posizione possibile”. In altre parole, grazie ai droni, il Ministro avrebbe spostato la battaglia dal fronte in Donbass all’interno del territorio russo, il che “sebbene non possa cambiare le dinamiche sottostanti al conflitto peserebbe”, secondo l’autore dell’articolo, “a livello economico, politico e psicologico su Mosca”.
Lasciando da parte cosa ne pensino i russi o le popolazioni russofone ucraine di tale strategia, soprattutto quando diretta contro civili inermi, quello che emerge da questa analisi è altro. Ossia, che un tale programma “necessitava di enormi investimenti e di ricalibrare le strutture logistiche ucraine” – il che avrebbe dovuto preoccupare soprattutto i cittadini della UE, che stanno finanziando questa guerra per procura contro la Russia. Ma sembrerebbe che tale programma preoccupasse anche le élite industriali ucraine (e non?) – per ben altri motivi.
Infatti, Fedorov avrebbe capito di non poter sostenere tali spese senza azzerare il sistema di bustarelle e corruzione – definito da Episkopos – ormai endemico. Il che avrebbe significato “tagliar fuori fornitori con agganci politici e margini di profitto ben al di sopra di quanto avrebbero ottenuto in normali condizioni di mercato, imponendo un sistema di offerte competitive ideato per abbassare drasticamente i costi per singola munizione e unità di equipaggiamento”. Fedorov avrebbe addirittura ammesso: «Si è agito severamente a livello statale rovinando le strategie di business di alcune aziende. Ma come avrei potuto giustificare l’acquisto di proiettili che avevamo in surplus in carenza di altre munizioni?» (2).
E qui possiamo fermarci. Perché non abbiamo informazioni di prima mano per capire se tale analisi sia corretta e come mai, nel caso, Fedorov non sia riuscito a costruire una rete di aziende virtuose con le quali creare approvvigionamenti altrettanto virtuosi, magari sostenuto dai ‘volenterosi’ europei che, alla fin fine, sono quelli che ‘pagano il conto’ (per il momento non a livello di uomini e territori, ma sicuramente di denaro sonante e taglio al welfare dei propri cittadini).
Ciò che ci interessa è che il ‘segno dei nostri tempi’, non è solamente che ci stiamo abituando alla morte (ovviamente altrui). Migranti, rapinatori, giovani fuori da una discoteca, un padre in piazza, un ucraino al fronte, uno studente russo, un neonato a Gaza o in Libano, una bambina iraniana a scuola, e così via… Ma che tutte queste guerre e quella in Donbass, in primis, non sembra siano sostenute dall’Occidente per essere vinte, magari col minor spargimento di sangue possibile (se ciò si può scrivere quando si parli di guerra), bensì per ingrassare un’élite, che estorce a Bruxelles per rimpinguare lobby del settore armamenti a Kyiv e Washington. Il fine è di lucrare sul sangue – quello dei cittadini europei che devono morire di cancro perché non possono permettersi una tac; dei soldati di qualsiasi schieramento, al fronte; e dei civili usati come bersaglio per esercitare una presunta ‘pressione psicologica’.
Sign O’ The Times
(1) L’uragano Annie ha fatto a pezzi il soffitto di una Chiesa e ucciso tutti quelli che vi si trovavano / Accendi la televisione e qualsiasi altra storia ti racconta che qualcuno è morto. / Mia sorella ha ucciso il suo bambino perché non poteva permettersi di sfamarlo / e noi spediamo la gente sulla luna (traduzione letterale)
(2) https://responsiblestatecraft.org/mykhailo-fedorov-ukraine-zelensky/
venerdì, 24 luglio 2026
In copertina: Mykhailo Fedorov (Dubetskyi Photo, opera propria. CC BY-SA 4.0)


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