Report da Kilowatt Festival del 23 luglio 2026
di Simona Maria Frigerio
Sansepolcro ci accoglie con una serie di novità, tra le quali salta subito all’occhio il Percorso evolutivo De Divina Proportione di Aboca, che affianca il Museo – con il suo interessante percorso storico nel mondo della salute e delle erbe medicinali nei secoli.
D’altro canto, però, si nota anche un aumento considerevole del numero di attività commerciali chiuse: vetrine polverose dove languono cartelli scoloriti di Affittasi e Vendesi.
Mentre nei dintorni è un susseguirsi di catene di supermercati, il centro pare l’alveo del turismo mordi e fuggi – tra ristoranti, finte osterie, bar e caffè, gli ultimi negozi di un lusso che rimanda ai tempi in cui il Borgo era meta degli aretini arricchitisi soprattutto con l’oreficeria, ma anche con aziende ormai acquisite da multinazionali straniere e che, negli anni della globalizzazione, hanno via via chiuso gli stabilimenti in Italia. Del resto, persino la Nutella è ormai prodotta in India…
A Sansepolcro, però, si rinnova come ogni anno anche un rito teatrale, quello di Kilowatt Festival, ideato e organizzato da Lucia Franchi e Luca Ricci, che abbiamo seguito nelle tre giornate finali.
Iniziamo il nostro reportage con Tacet, sul palco del Chiostro di San Francesco giovedì 23 luglio.
La performance – testo di Jacopo Giacomoni e regia di Silvia Costa – è descritta come “la ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro”. Peccato che proprio questa ricerca, nella profusione pindarica di pensieri, parole e gesti nello spazio, manchi. Ciò di cui alla fine si sente la necessità è proprio del silenzio (il tacet del titolo).
Sebbene concettualmente affascinante e con un testo erudito alla base, la miscellanea di input sul minuto di silenzio ne inficia il peso. Il minuto di silenzio allo stadio affiancato da un imprecisato minuto (o più) a Tel Aviv; la ricerca della battuta silenziosa o dei vuoti sul pentagramma (che ha cinque e non sei righe); il finale, decisamente teatrale, con le voci dei performer che imitano gli spettatori per restituire il clima cacofonico dell’anti-performance di John Cage del 1977, Empty words, dove il falegname di suoni losangelino cercò di suscitare una risposta performativa del pubblico milanese, al Teatro Lirico, pronunciando sommessamente – per un tempo che sembrò lunghissimo – un mantra di sillabe scomposte.
Ma non era il silenzio ciò che Cage cercava con quella boutade ritual-concettuale – anche se al silenzio dedicò un libro (Silence: Lectures and Writings) o, meglio, una raccolta di conferenze e scritti, pubblicata nel 1961 – quanto una risposta performativa, come già scritto, degli spettatori.
Al contrario, l’incipit di Tacet ci ha inevitabilmente rimandati al lavoro più iconico di Jonathan Burrows e Matteo Fargion – Any Table Any Room (del 2017, con Quatuor Bozzini); duo che abbiamo recentemente applaudito a Spam! con The Unison Piece (1).
Nel complesso, oltre alla mancanza evidente del silenzio – che latita, quasi i performer, come i teatranti, ne provino terrore – sono i tempi a non convincere: troppi e troppo frenetici i voli metafisici perché la mente riesca a immaginare o carpirne il senso; e troppo vuoti i contesti descritti – in un universo in cui piovono bombe, il silenzio di un neonato di Gaza prima di quel grido (liberatorio o di disperazione?), che Bill Viola riprese in Silent Life (2), avrebbe fatto la differenza. Ma ciò che oggi il teatro sembra rifuggire è proprio il confronto con il presente – scabro, doloroso, ma ficcante.
Domani è un altro giorno.
Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Kilowatt Festival:
Sansepolcro (AR), varie location
giovedì 23 luglio 2026, ore 21.30
Chiostro di San Francesco
Jacopo Giacomoni – Silvia Costa presentano:
Tacet
(1)
(2)
venerdì, 31 luglio 2026 (pezzo modificato il data 2 agosto 2026)
In copertina: immagine che compare nello spettacolo Tacet e nella sua presentazione online


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