Da Steve Jobs ad Angelo Campolo
di Simona Maria Frigerio
«Siate affamati», arringava in dolcevita nero il guru della Apple. E noi (noi che siamo cresciuti col Mac e sul Mac confidiamo) lo ascoltavamo inconsapevoli che, forse, quella metafora esprimeva – più che la fame di conoscenza, innovazione e futuro – la brama di un vegano che viveva di succhi di frutta e carote fresche per curarsi dal cancro al pancreas che, se asportato chirurgicamente (la biografia di Walter Isaacson docet), non lo avrebbe condotto alla tomba, a sberleffo di quei vegani che pensano di salvare il mondo campando su soia geneticamente modificata e coltivazioni intensive.
Dalle stelle alle stalle
Ma c’è chi ha fame davvero. Perché il cibo non ce l’ha. Magari per colpa di una guerra o perché rinchiuso in qualche lager a cielo aperto presidiato dai nostri amici e alleati. Ma più spesso perché nato in un Paese che ha dovuto convertire colture utili alla sopravvivenza con piantagioni intensive per beni di cui noi usufruiamo o per favorire disboscamenti o estrazioni minerarie. E allora quella metafora diventa altro: quasi un imperativo imposto dall’Occidente opulento nei confronti di popoli che, a differenza delle merci, è meglio che restino a casa propria: non ‘siate’, bensì ‘rimanete’ affamati.
Il monologo di e con Angelo Campolo, presentato alla Città del Teatro di Cascina (nuovamente attiva e con molti progetti nel proprio futuro, di cui vi riferiremo nell’intervista al Direttore, Luca Marengo) ha la spinta dell’iperbole (matematica), e la capacità di trasmettere un messaggio propria della parabola (narrativa).
Metateatralità e autofinzione si incontrano in un testo semplicemente potente, equilibrato, che lascia lo spettatore con una nota di commozione autentica. E se alla fine, sull’applauso, scappa anche una lacrima è perché il teatro è compartecipazione ed empatia. Forse è per questo che in tempi ‘strani’, pandemici o post, va silenziato, edulcorato, irreggimentato: perché il teatro colpisce al cuore ma, ancora di più, risveglia la mente e fastidia le coscienze. Perché, come diceva Carmelo Bene (e Campolo sembra sapere), “un teatro che non fa morti, che non sollecita crimini, delitti, sabotaggi, non può essere teatro, è spettacolo”.
Un gioiello da ospitare in tutti i teatri italiani.
Lo spettacolo è andato in scena:
La Città del Teatro
via Toscoromagnola, 656
Cascina – Pisa
sabato 29 maggio, ore 19.00
STAY HUNGRY
Indagine di un affamato
di e con Angelo Campolo
ideazione scenica Giulia Drogo
DAF | Teatro dell’Esatta Fantasia
Vincitore del premio In-Box 2020
Vincitore del Nolo Milano Fringe Festival 2019
Venerdì, 4 giugno 2021
In copertina: Angelo Campolo in Stay Hungry (foto gentilmente fornita dall’ufficio stampa de La Città del Teatro).


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