Quando i pubblicitari superano se stessi per farci apparire stupide
di Simona Maria Frigerio
Noi donne, almeno in Italia, nell’era del falso liberismo, che altro non è che bulimico consumismo (e non abbiamo bisogno di citare Pasolini per provarlo), siamo ridotte a portafogli pronti per essere aperti per l’acquisto di prodotti targhetizzati – se ben osservate le pubblicità – su poche tematiche ossessivo-compulsive: prodotti per la bellezza o la pulizia del corpo e della casa.
Certo, una pubblicitaria avvenente può porgere la chiave al suo boss e proporgli di provarla per innamorarsene (il subliminale è pornografia pura) e qualche ‘angelo del focolare’ serve ancora colazioni a base di prodotti preconfezionati nei mulini circondati da campi di grano; cibi precotti o liofilizzati e riscaldati ad amici e parenti (persino le nonne, tra una scalata dell’Everest e l’altra, ormai si sono adeguate a risotti, a cui aggiungono solo acqua per rimpolparne chicchi e condimento); o i soliti pronti da friggere per un ‘sano’ pranzetto dei propri figli, affamati dopo la scuola.
Ma il clou sono i profumi (per tutto il corpo, comprese quelle parti intime che andrebbero lavate solo con prodotti ad hoc), che ci faranno sentire come dee: da Flora a Venere che emerge dalle acque; le creme antirughe, che levigano la pelle e rimpolpano guance e labbra a modelle poco più che ventenni (manco un pesce abboccherebbe a tale amo, ma le donne passano da un booster inutile a un altro con la stessa fede con la quale un tempo si andava a Lourdes, o dal chirurgo plastico); e tinte per i capelli, i ritocchi, la ricrescita, dai colori talmente improbabili da sembrare imparruccate come la vecchia zia che aveva avuto il vaiolo e perso i capelli ancora ragazza (sorte forse toccata anche a Elisabetta I). Ma il meglio sono gli assorbenti esterni – quelli interni, che ci hanno fatto davvero dimenticare l’esistenza delle mestruazioni sono ormai quasi spariti dagli scaffali, riempitisi di pannolini e pannolloni, con le ali, senza le ali, con le ali ergonomiche, ultrasottili, ultra-assorbenti, più lunghi, più invisibili, per la notte, per il giorno, per lo sport, di cotone, e persino con quella mutandina contenitiva che speravamo di aver eliminato coi mutandoni della nonna dagli elastici slabbrati o regalato, sempre alla nonna, se vuole andare a Rio per il Carnevale, in costumino succinto ma con le perdite urinarie – quando anche alcune modelle per dentiere e perdite urinarie ormai sono più giovani delle nostre figlie…
L’apoteosi del ‘rincoglionimento’ orgiastico-consumistico mensile, dopo le vulve parlanti, sono gli assorbenti che ‘capiscono’ le mestruazioni. Capire, secondo Treccani, quando non significa contenere (forma antica, desueta), equivale a: “comprendere con l’intelletto, intendere”. Ecco, il cervello nell’assorbente, persino in epoca di deficienza (da ‘deficere’, ossia scarseggiare) artificiale, sembra un pindarismo che, secondo noi, i pubblicitari potrebbero francamente evitare.
venerdì, 7 novembre 2025
In copertina: Foto di Bianca Van Dijk da Pixabay

