A SPAM! il primo trittico di un progetto in itinere
di Luciano Uggè
Il coreografo e danzatore Roberto Castello dal 2019 insegue l’idea di un dialogo paritario tra Africa ed Europa attraverso la cultura e, in particolare, la danza.
La meta di questo percorso è dare la possibilità a coreografi e performer di vari Paesi di far conoscere i loro lavori – ideati e sviluppati senza la mediazione culturale europea. Del resto, come ha sottolineato lo stesso Castello – prima dell’inizio della trilogia – nel riesumato Piano Mattei del Governo Meloni, di tutto si parla tranne che di cultura e di eventuali fondi da designare alla stessa. L’Europa è sempre e solo predatrice.
Sul palco di SPAM! ecco allora tre assoli, completamente diversi tra loro, che affrontano tematiche legate alla cultura dei Paesi dei performer – Madagascar, Burkina Faso e Repubblica del Sudafrica.
Il primo assolo, Un voyage autour de mon nombril, che potremmo tradurre come ‘un viaggio intorno al mio ombelico’, si avvale di uno spazio interamente coperto da piccole barche bianche: il pensiero corre al Mare Nostrum così come alle drammatiche dinamiche migratorie. L’ottimo disegno luci ci mostra quello che potrebbe sembrare un lungo strascico che, improvvisamente, si anima. La gestualità della sola parte superiore del corpo della danzatrice rimanda a un immobilismo che stride con quelle barche che sembrerebbero in procinto di iniziare un viaggio. Ma ciò che per noi è usuale, in Madagascar può essere tuttora difficile – quasi impossibile. La performer, Julie Iarisoa, a piedi nudi e con le spalle rivolte al pubblico sembra quasi confinata in uno spazio altro. Solo successivamente, dopo un breve percorso, la ritroviamo di profilo, mentre accentua i movimenti e il suo volto è incorniciato dai gesti sempre più frenetici delle braccia. Una frenesia che, lentamente, prenderà possesso dell’intero corpo per una danza che appare quasi la restituzione di un rituale – come quando, in un successivo momento, una barchetta appoggiata sul capo rimanderà inevitabilmente al modo di trasportare ceste e anfore della tradizione africana. Restituzioni e ricorsi che ritroviamo nella frenesia corporea, con movimenti così veloci da sfuggire quasi alla vista: il culmine di un percorso, verrebbe da pensare, ove la danza prende il sopravvento sulla normale fisicità umana. Musica e luci accompagnano e ritmano con puntualità e aderenza l’intera performance.
Il secondo lavoro presentato, Chute Perpetuelle, nasce probabilmente da una sofferta vicenda personale. Il danzatore Aziz Zoundi, del Burkina Faso, ha dovuto superare molte difficoltà per realizzare il suo sogno, a causa dell’endemica mancanza di fondi messi a disposizione per la cultura. Solo l’aiuto di una zia gli ha permesso di dedicarvisi e la sua improvvisa scomparsa ha prodotto in lui un profondo dolore. L’assolo presentato tende a esemplificare, ove possibile, questo sentimento. Buio. In un tenue cono di luce un corpo cade pesantemente, si rialza, ma le forze sembrano abbandonarlo – da qui una successione di cadute a terra in un rituale che pare ripetersi all’infinito. Una musica siderale e lancinante ci accompagna in questo viaggio nell’intimo più profondo. Si vagola in un universo ove tutto sembra perduto. Un dolore senza tempo e, perciò, senza fine sconvolge e trascina, sul palcoscenico, questo corpo abbandonato ai marosi di rovinosi crolli. Un corpo che, quasi a peso morto, si abbatte come barca senza timone, illuminato appena e circondato da un sound che sembra imbrigliarlo, mentre si contorce nel tentativo di rialzarsi, anche metaforicamente, per uscire da una situazione claustrofobica.
Con Naka tša go rwešwa, di e con Humphrey Maleka si conclude il trittico di questo incontro/confronto tra la cultura africana e quella europea – dopo la giornata dedicata al Convegno tenutosi a Palazzo Boccella (1). Un tentativo riuscito di portare in Europa alcune esperienze teatrali del continente africano senza la mediazione culturale occidentale, ma accettando che la parola danza definisca altro rispetto all’eredità del balletto classico. Di fronte a noi una scenografia scarna ci permette di apprezzare il lavoro di questo attore/regista sudafricano. Un suono strano, quasi un brusio, ci colpisce mentre osserviamo il performer che, a sua volta, ci fissa intensamente. Dalle sue tasche rotolano sul palco dei sassi e questa semplice azione genererà un mondo sonoro inatteso ma molto efficace. Lontano dalle scenografie riccamente elaborate alle quali siamo abituati quando frequentiamo gli ex Stabili, lontanissimo dalla presenza mattatoriale di alcuni acclamati protagonisti delle nostre scene. Improvvisamente, il pubblico diventa a sua volta partecipe del gioco in atto: invitato, in un certo senso, ad abbandonare la propria identità per assumerne un’altra, africana. Una denuncia, cristallina seppur semplice, di come gli occidentali – per imporre la propria cultura e il proprio dominio socio-economico – cercarono anche visivamente di azzerare o stravolgere le culture, seppur millenarie, dei popoli colonizzati. Tradizioni e costumi cancellati, così come i nomi e le proprietà dei singoli con la semplice imposizione di un nuovo nome – comprensibile perché affine a quello dei colonizzatori – e di un nuovo proprietario, tutelato da leggi imposte dai nuovi poteri statuali. Il finale militaresco (e circolare) è la denuncia dell’ultimo (in ordine di tempo) sistema egemonico, che ha dominato il mondo dalla fine del Secondo conflitto mondiale, grazie all’uso della forza e alle minacce – in dispregio di quei diritti umani, tanto declamati ma appannaggio solo del miliardo d’oro. Una performance che, nella sua semplicità, è espressione lucida dello sfruttamento e del tentativo di cancellazione anche culturale di intere popolazione – in Africa e, in generale, nel Sud del mondo.
I prossimi anni vedremo se e come proseguirà questo incontro/dialogo.
Lo spettacolo è andato in scena:
SPAM!
via Don Giovanni Minzoni, 34 – Porcari (LU)
mercoledì 29 ottobre 2025, ore 20.30
Bambu
trittico composto dagli assoli:
Un voyage autour de mon nombril
di Julie Iarisoa (Madagascar)
Chute Perpetuelle
di Aziz Zoundi (Burkina Faso)
Naka tša go rwešwa
di Humphrey Maleka (Repubblica del Sudafrica)
ideazione progetto Roberto Castello
produzione esecutiva ALDES
coordinamento organizzativo Kyra Castello
(1) Un report del Convegno: https://www.inthenet.eu/2025/11/14/le-ragioni-di-un-piano-piaggia
venerdì, 14 novembre 2025
In copertina: Julie Iarisoa, foto di Mark Rakoot

