…ma a pagare sono i Paesi europei
di Federico Giusti
I ricercatori di Rystad Energy (Rystad Energy – Navigare nel futuro dell’energia) parlarono, un anno fa, dell’inizio di una sorta di grande età dell’oro per il gas liquefatto statunitense: con i Repubblicani le energie non rinnovabili avrebbero avuto il vento in poppa, soppiantando le forniture russe. Una facile previsione se pensiamo che le due grandi lobby del Paese si erano equamente divise il sostegno ai due candidati presidenziali US e le rinnovabili stavano al Democratici quanto i fossili ai Repubblicani. Ovviamente la situazione era, ed è, molto più complessa di come la stiamo riassumendo, ma questa semplificazione, pur veritiera, ci aiuta a sviluppare un ragionamento.
A inizio autunno, le esportazioni statunitensi erano pari a oltre 10 milioni di tonnellate metriche (mmt) di gas liquefatto – tre quarti delle quali destinate all’Europa. I costi, 4 o 5 volte superiori a quelli del gas russo, per la UE hanno comportato un elevato rincaro di spesa. Al contrario, per la bilancia import/export degli States sono stati una boccata d’ossigeno e per le aziende del settore sono diventati un’enorme fonte di profitto.
Basterebbe questo esempio per spiegare la ragione dell’embargo statunitense ai prodotti russi. Meno spiegabile – in termini economici e strategici – che il Vecchio Continente prosegua su questa strada (tracciata e voluta dagli US) quando i danni economici per le nostre imprese e per i cittadini sono evidenti. Teniamo conto che le esportazioni di gas liquefatto statunitense sono destinate ad aumentare e in misura ancora maggiore i profitti. Già nel 2025 si sono registrati incassi dieci volte superiori a quelli del 2024.
La politica estera degli States ha generato una serie di successi nella competizione con la UE, che si sobbarca gran parte della spesa militare a favore dell’Ucraina e, nel contempo, deve difendersi dal Fondo Monetario Internazionale – che chiede tagli al welfare per l’eccessivo debito, mentre tace sul debito pubblico (assai maggiore) degli Stati Uniti. Non solo. La Commissione Europea si è impegnata a un ammontare folle di acquisti nel settore energetico statunitense: 750 miliardi di dollari in tre anni. E intanto, si vanno ridefinendo i corridoi energetici che sappiamo generano guerre, conflitti e fanno la fortuna di alcuni (pochi) Paesi.
Si guarda al gasdotto trans-balcanico (1) sperando che il Governo di destra greco possa fare da traino alla vendita di GNL a tutto l’Est europeo. Nei fatti il capolinea del gas russo potrebbe mantenere lo stesso ruolo per il gas liquefatto statunitense, con un aumento vistoso dei costi anche a livello infrastrutturale. E sembra paradossale che un Paese alle prese con l’ennesima crisi, con orari di lavoro da semi-schiavitù, possa divenire oggi il punto di riferimento in funzione anti-UE, degli Stati Uniti.
Ma nel frattempo ci sono due fatti incontrovertibili: il GNL (2) costa di più e le bollette elettriche continueranno ad aumentare per le famiglie e le industrie.
(1) Il TAP (Trans-Adriatic Pipeline) parte dall’Azerbaijan, attraversa Grecia, Albania, Mar Adriatico e arriva in Italia, a Melendugno (in Puglia). Nel frattempo, la Bulgaria ha investito 295 milioni di Euro in un nuovo gasdotto per aumentare la capacità di trasporto del gas naturale nei punti di interconnessione dalla Grecia alla Bulgaria e dalla Bulgaria alla Romania
(2) Si veda l’articolo dell’11 marzo 2025 su https://www.energiaitalia.news/news/gas/gnl-larma-segreta-degli-usa-per-dominare-il-mondo-dellenergia/54025/, in cui si legge: “Fino a circa 7 anni fa, gli USA non figuravano tra gli ‘esportatori mondiali di GNL’. Poi, nel giro di pochissimo tempo, si sono trasformati da fornitori irrilevanti, nel più grande venditore di gas naturale liquefatto”
venerdì, 2 gennaio 2026
In copertina: Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

