Cosa significa spendere in armi invece che in stato sociale
di Federico Giusti
Quando si costruisce una manovra di Bilancio in teoria dovremmo perseguire questi obiettivi: stabilire le priorità di un Paese, garantendo le adeguate coperture economiche, e adottando le politiche e gli interventi necessari al fine di realizzare un programma di Governo.
La domanda che sorge spontanea è quale sia il programma della destra se non quello di affossare il welfare, ritardare l’uscita dal mondo del lavoro, favorire la previdenza integrativa, la sanità e l’istruzione privata, rinviare sine die gli interventi di bonifica dei siti inquinati prevenendo il dissesto idrogeologico. E ci chiediamo se certi obiettivi politici meritino l’assoluta devozione di parlamentari, che dovrebbero prima offrire risposte a quanti chiedono una sanità pubblica che funzioni, una scuola in grado di educare e formare i giovani ma, al contempo, di creare delle menti libere da condizionamenti ideologici.
Gli obiettivi del Governo sono l’aumento delle spese militari, la riduzione delle tasse alle imprese e ai lavoratori salvando datori pubblici e privati dall’onere di adeguare i salari al costo della vita. Tuttiescamotage utili per guadagnare i consensi delle imprese ma non per risolvere la crisi economica sapientemente occultata ma pur sempre dimostrabile dalla bassa crescita, dai consumi ridotti, dai salari stagnanti, dall’aumento dei poveri relativi e assoluti, dall’elevato numero degli sfratti.
Non daremo dei dati a supportare la nostra analisi cercando, invece, di sviluppare alcuni e semplici ragionamenti partendo da due presupposti: anche nelle vacanze di Natale non possiamo rinunciare a iniziative di confronto, alla discussione sulla Legge di Bilancio, all’imminente riarmo, alla riconversione dell’economia a fini di guerra, all’aumento dell’età pensionabile e a misure retroattive che penalizzeranno i futuri pensionati come, oggi, danneggiano la forza lavoro. La legge di Bilancio impedisce anche la pensione anticipata pur in presenza di forti decurtazioni del futuro assegno, quale dimostrazione migliore per spiegare che la destra si sta muovendo in perfetta continuità con gli esecutivi tecnici?
Hanno vinto le elezioni asserendo che avrebbero cancellato la Fornero e, invece, la stanno rafforzando; hanno promesso la cancellazione delle accise che, invece, sono rimaste al loro posto; hanno promesso aumenti di salari e pensioni ma, al loro posto, sono arrivati ritocchi del sistema fiscale che penalizzano la classe media e quella bassa avvantaggiando chi percepisce salari e pensioni sopra i 50 mila euro annui.
Questa è la realtà con la quale fare i conti: mentre si dice all’operaio, all’impiegato o all’autista di restare al lavoro fino a quasi settant’anni, stanno preparando una norma previdenziale favorevole e vantaggiosa solo per i militari. A questi ultimi aumenteranno gli stipendi in misura maggiore rispetto al personale del settore pubblico, e stanno perfino ideando misure di welfare e un piano casa ad hoc.
Due corsie distinte, anzi, due pesi e due misure inaccettabili a cui aggiungerei la militarizzazione del corpo sociale: la presenza di militari nelle scuole per imbonire i giovani, raccontando loro che la carriera militare, in fondo, è la scelta migliore che potranno operare. Le scuole diventano il teatrino dove la farsa bellicista potrà imperversare e, se provi a ragionare con la tua testa costruendo altri momenti di confronto, rischi di trovarti l’ispettore ministeriale che mai interverrà per denunciare la situazione di degrado dei plessi scolastici, di palestre e laboratori in tanti istituti comprensivi.
Siamo di fronte a una realtà in rapido cambiamento, nella quale i diritti sociali e gli interessi delle classi meno abbienti saranno attaccati e vilipesi. In Italia abbiamo alcune emergenze rispetto alle quali urge mobilitarsi: lavoro, istruzione, sanità, ricerca non a fini militari, welfaree pensioni. Ebbene in tutti questi settori, le ricette del Governo vanno in una direzione opposta al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – prova ne sia l’espulsione di migliaia di precari della ricerca, gli appalti e i subappalti al ribasso, le mancate assunzioni nella sanità, le deroghe ai tetti di spesa valide solo per incrementare quella militare.
La domanda che occorre porci è: quali sono i nostri interessi di classe?
Testo tratto dall’intervento introduttivo di Federico Giusti al:
Seminario sull’economia di guerra
Circolo Arci
San Giuliano Terme
martedì, 30 dicembre 2025
venerdì, 30 gennaio 2026
In copertina: Zona Demilitarizzata del Vietnam, «lui non è più tornato da quei tunnel…». (Foto della Redazione di InTheNet, vietata la riproduzione)

