Il Direttore Demma racconta il Vinitaly nel Parco di Sibari
di Lorena Martufi
Su queste pagine avevamo già definito il nuovo corso del Parco del Museo di Sibari come una ‘rivoluzione’ (termine che ci hanno poi felicemente copiato): un radicale cambio di paradigma impresso da Filippo Demma, strategico direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari. Dal 2023 in poi, questa rivoluzione ha preso corpo attraverso una gestione coraggiosa, che ha saputo ripensare gli spazi espositivi, dare continuità alla ricerca scientifica e aprire le porte alla comunità e all’imprenditoria locale. Ritroviamo Demma negli spazi del Vinitaly, dove Sibari dimostra che il patrimonio archeologico non è un fossile del passato, ma un motore economico e culturale vivo, capace di dialogare perfettamente con le eccellenze enologiche della nostra terra. Sotto la sua guida, il sito della Sibaritide ha vissuto una trasformazione profonda, riscrivendo le regole del turismo culturale nel Mezzogiorno.
In questa intervista esclusiva, Demma ci spiega come il vino diventi oggi un formidabile ambasciatore di questa ritrovata consapevolezza storica e di un riscatto territoriale che non accenna a fermarsi.
Com’è nata l’idea di portare un grande evento pop del vino come Vinitaly and the City dentro un’area archeologica protetta?
Filippo Demma: «Il Parco di Sibari è sempre stato un istituto che ha come suo obiettivo principale quello di inserirsi nel territorio e provare a utilizzare il patrimonio archeologico come elemento per favorire lo sviluppo locale su base culturale. Il migliore dei modi, in un territorio che ha una vocazione agricola da millenni, è stato provare a valorizzare la continuità tra le tradizioni antiche – greche e protostoriche – e le produzioni locali moderne. Quattro anni fa ci inventammo questa mostra che si chiamava Eno-oino per valorizzare le radici enotrie del vino in Italia, dato che il museo custodisce le più antiche tracce dell’uva per fare il vino nell’Italia meridionale. Quella mostra, che fu organizzata insieme al Consorzio di tutela dei vini Dop Terre di Cosenza, fu l’inizio. Eno-oino prevedeva quattro temi fondamentali: le origini del vino in Enotria, ma sostanzialmente in Italia meridionale; il vino nel banchetto; la produzione di vino; la commercializzazione e il suo trasporto – ma ci fu anche tutta una serie di iniziative in cui presentammo al museo i vini del territorio. Successivamente, il personale del museo organizzò insieme al Consorzio delle serate nelle vigne dai produttori dei vini Dop Terre di Cosenza in cui si parlava delle origini antiche del vino. Mostravamo quelli originari e raccontavamo le storie del vino alle persone che andavano a visitare le vigne per degustarlo. Tutto questo attirò l’attenzione della Regione Calabria che ci volle come partner l’anno successivo, il 2024, al Vinitaly per caratterizzare culturalmente il padiglione della Calabria. L’assessorato all’agricoltura investe da sempre sulla promozione dell’enogastronomia ma, soprattutto, della produzione vitivinicola calabrese e chiese al Parco – che, all’epoca, era solo Parco archeologico di Sibari – di accompagnare la Regione con un’esposizione di copie di reperti che portammo al Vinitaly, ma anche con un’esposizione di pannelli informativi che raccontassero ai visitatori le origini antiche del vino calabrese. In quell’occasione l’assessore Gianluca Gallo mi propose di ospitare Vinitaly a Sibari. Io avevo capito che intendesse per il 2025 e dissi subito di sì, in realtà Gallo intendeva il 2024 e con tre mesi di anticipo organizzammo il primo Vinitaly a Sibari».
Vinitaly significa grandi numeri e tanto movimento. Come siete riusciti proteggere il patrimonio di Sibari senza rinunciare alla bellezza dell’esposizione a cielo aperto?
F. D.: «L’area archeologica è certamente vincolata e protetta, il Vinitaly si svolge a considerevoli distanze dalla manifestazione e tutte le iniziative che programmiamo per far conoscere il Parco archeologico a chi visita il Vinitaly si svolgono in una posizione nettamente separata dagli scavi archeologici, che restano in assoluta sicurezza, e possono essere visti e goduti a distanza dal punto in cui si svolge la manifestazione».
Qual è stato l’elemento culturale che ha nutrito l’interesse vivo durante le masterclass, i talk, gli show cooking e gli eventi gastronomici e che ha fatto da legame tra i sapori del territorio e i reperti della Magna Grecia?
F. D.: «C’è un’interferenza culturale, anche prima e dopo la manifestazione, per cui il pubblico è sempre coinvolto in numerose attività. Sono anni che organizziamo delle mostre di ‘anticipazione’, come quella sull’olio l’anno scorso o quella sul grano di quest’anno, le quali illustrano gli elementi della dieta mediterranea, dell’alimentazione dell’antichità e della Magna Grecia, che nutrono l’interesse vivo dei visitatori e degli appassionati».
Avete già riscontrato un aumento di interesse o di prenotazioni verso il Museo di Sibari nei giorni immediatamente successivi alla conclusione dell’evento?
F. D.: «Con la manifestazione, e in realtà adesso con gli eventi che stiamo organizzando a seguito della stessa, stiamo riscontrando la partecipazione di centinaia, a volte di migliaia di persone alle iniziative che organizziamo. In particolare, adesso, si sta svolgendo il Follow up che, tra sabato e domenica, ha registrato circa duemila visitatori del Parco, e che comprende degustazioni di grani antichi, vini, show cooking, ma anche concerti. È un sequel che ci sta dando buoni risultati, anche dal punto di vista dell’afflusso di pubblico».
Dopo l’alluvione che, a febbraio, ha colpito il museo e i roghi di maggio, in che modo eventi come Vinitaly and the city rappresentano il manifesto della rinascita culturale di Sibari?
F. D.: «Siamo stati molto bravi a rimettere in sesto l’area archeologica del Museo affinché fosse in grado di accogliere la manifestazione. È un segnale di resilienza, un segnale che questa terra quando vuole, e quando può, sa lavorare per riprendersi immediatamente. Lo staff di direzione, i lavoratori del Parco archeologico di Sibari, tutte le imprese che ci hanno dato una mano a riqualificare l’area del museo sono la parte sana, che vince quando è ben condotta e motivata. È in grado di spezzare il circolo di violenza e sfortuna, di problemi naturali e fisici, che affossano la Calabria e il Sud Italia. Lo abbiamo saputo fare perché lo abbiamo fortemente voluto».
La sua vulcanica attività come direttore del Parco e del Museo ha profondamente trasformato il concetto di ‘vulnerabilità del sito’ in una narrazione di forza culturale e orgoglio storico per la Calabria. Com’è riuscito in questa complessa e profonda operazione culturale?
F. D.: «Come sono riuscito in quest’impresa titanica non lo so, intanto non so se ci sono riuscito. Perché la via è lunga e perché stabilizzare i risultati eccezionali ottenuti fin qui non è una cosa semplice e sarà la sfida dei prossimi anni. Puntiamo sempre alle stelle, quindi puntiamo sempre a migliorarci. L’incontro con il territorio, la sua buona volontà nel capire che si trattava di un’opportunità per riqualificare la propria arte e cultura, il proprio enorme patrimonio, per migliorare le proprie condizioni di vita è stato sicuramente la base. L’aver attirato, formato e guidato una squadra eccezionale, fatta di persone che non guardano mai l’orologio, che il sabato sera fanno un sopralluogo perché magari c’è stato un incendio doloso, è l’altra chiave del successo di questo spazio: la sfida è riuscire a mantenerlo vivo».
In un momento in cui i problemi infrastrutturali e stradali creano ancora disagi all’accessibilità fisica del Parco, quanto diventano cruciali gli eventi, anche quelli fuori dal Museo, come la seconda tappa di Vinitaly a Reggio Calabria, per far arrivare la cultura di Sibari oltre i propri confini geografici?
F. D.: «Organizzare eventi come questi – a Sibari, come a Reggio Calabria – è un incentivo a migliorare e a migliorarsi. Prima, durante e dopo questi eventi il territorio si sistema, i problemi infrastrutturali vengono, se non risolti, quantomeno risolti temporaneamente, ma soprattutto si capisce che si può fare, se ci sono volontà, impegno, attitudine. Nessun problema è al di là della soluzione e questo è l’altro punto fondamentale. Utilizzare questi eventi per provare a stabilizzare un modo di fare, un approccio alle questioni del turismo, della viabilità, dell’accessibilità nel lungo periodo è la sfida che ci siamo proposti. Il prolungamento di queste attività, che da due anni portiamo avanti, va in questa direzione, di comune accordo con la Regione Calabria. Quest’anno abbiamo avuto anche l’onore di aver avuto ben due ministri: oltre il ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, che già l’anno scorso era venuto a inaugurare la manifestazione, e soprattutto a presiedere a Sibari la Commissione per le politiche agricole, quest’anno abbiamo avuto l’onore della visita del ministro della Cultura Alessandro Giuli, un riconoscimento che aggiunge valore al buon modo di fare che Sibari ha messo in campo. Il ministro è stato contento, ci ha promesso il suo sostegno, l’accordo istituzionale c’è, bisogna essere forti e mantenere le posizioni assunte».
venerdì, 7 agosto 2026
In copertina: Il Direttore Filippo Demma, a destra, in una fotografia fornita all’Autrice dell’articolo


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