Il discorso in video-conferenza per la sessione plenaria di Rio de Janeiro
di La Redazione di InTheNet (traduzione di Simona Maria Frigerio)
Mentre il Presidente Trump continua con la sua politica dei dazi e, dopo anni di neo-liberismo sfrenato e delocalizzazioni, minaccia dazi del 10% contro i Paesi che appartengono ai Brics o a quelli che vi commerciano – il che potrebbe equivalere a imporre dazi ai prodotti di multinazionali statunitensi già presenti nei vari Stati – durante la sessione plenaria di Rio i Paesi che ne fanno parte si sono occupati di temi quali la pace, la sicurezza e le riforme della governance mondiale. Si è quindi discusso, come fa sapere Kremlin.ru (1), di “commercio, economia, cultura, questioni umanitarie e dell’agenda internazionale”.
Ricordiamo, che al momento, i Paesi che compongono ufficialmente i Brics (vista la defezione all’ultimo minuto dell’Argentina in bancarotta di Milei), sono 11: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e, new entry, Indonesia. Tra i molti che si sono candidati a farvi parte, pensiamo al Venezuela, all’Algeria o, tra vari tentennamenti, all’Arabia Saudita. Ma molti sono anche i nodi ancora da sciogliere sia sui veti incrociati che possono emergere in sede di integrazione, sia sui circuiti bancari alternativi e sull’uso delle monete nazionali per gli scambi commerciali, così come sul rafforzamento dei legami tra Stati membri al di là della partnership economico-finanziaria (andrebbe valutato quanto sarebbe distensivo per la regione, ad esempio, un accordo tra India e Pakistan; o a come sarebbe utile per Cuba, Paese vessato dal bloqueo statunitense da decenni, poter contare sui finanziamenti della Nuova Banca per lo Sviluppo dei Brics). E infine non va dimenticato come la Repubblica Popolare Cinese, in Asia, e la Russia, in Africa, siano in posizioni chiave per allargare ulteriormente la partnership verso il Sud e l’Est del mondo, spostando l’ago della bilancia del potere.
Il discorso del President russo Vladimir Putin
Dopo queste nostre brevi dissertazioni, entriamo nel merito con le parole di Putin, il quale ha ribadito l’importanza di una partnership strategica nei vari settori – dall’economia alla sicurezza. Il Presidente russo ha sottolineato come i Brics si siano allargati e che tutti insieme possiedano “un vasto potenziale politico, economico, scientifico, tecnologico e umano. I Paesi dei Brics non solamente detengono un terzo del territorio mondiale e quasi la metà della popolazione, ma anche il 40% dell’economia globale, mentre il totale del loro Pil – a parità di potere d’acquisto – ammonta a 77 trilioni di dollari. Questi sono i dati del Fondo Monetario Internazionale per il 2025. A proposito, i Brics sono sostanzialmente avanti rispetto ad altri gruppi in base a tale parametro, incluso il G7 con i suoi 57 trilioni di dollari. Anno dopo anno, l’autorità mondiale del nostro gruppo e la sua influenza hanno continuato a crescere. I Brics hanno, a ragione, dimostrato di essere uno dei centri chiave della governance globale, con una voce collettiva a supporto degli interessi vitali della maggioranza mondiale, che ha risuonato ancor più potentemente sul palcoscenico internazionale”. A questo proposito, la pace in Yemen – mediata dalla Cina – e il cessate il fuoco tra Iran e Israele – con la mediazione russa – sono chiari esempi di come le due potenze dei Brics possano muoversi su binari di autorevolezza, diplomazia, dialogo e lungimiranza politica.
Putin ha continuato sottolineando come molti Stati del Sud globale e orientale supportino i Brics: “Li attrae la cultura di una partnership e di una cooperazione aperte, basate sul mutuo rispetto e la considerazione per gli interessi reciproci. Sulla base di tale cognizione, durante il summit di Kazan, in Russia, a ottobre 2024, abbiamo deciso di istituire il gruppo degli Stati partner dei Brics, per sviluppare una cooperazione pratica ad hoc con tutti i Paesi interessati – che sono, al momento, dieci” (ovvero: Bielorussia, Bolivia, Kazakhstan, Cuba, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Vietnam e Uzbekistan).
Il Presidente Putin ha voluto ribadire che gli Stati che compongono i Brics: “rappresentano differenti modelli di sviluppo, religioni, civiltà e culture autentiche, mentre sosteniamo tutti unanimamente l’uguaglianza e il buon vicinato. Diamo la priorità ai valori tradizionali, agli ideali elevati di amicizia e concordia, adoperandoci per contribuire alla stabilità e alla sicurezza globali, alla prosperità e al successo di tutte le nazioni. Senza dubbio, questo approccio costruttivo e questa agenda unificatrice sono molto importanti – date le sfide geopolitiche attuali. Stiamo vedendo tutti che il mondo sta sperimentando cambiamenti epocali. Il sistema unipolare nelle relazioni internazionali – che è servito agli interessi del cosiddetto miliardo d’oro – sta perdendo rilevanza, in favore di un mondo più giusto, multi-polare. I modelli economici globali stanno cambiando più velocemente. Tutto indica che il modello della globalizzazione liberista sta diventando obsoleto mentre il centro degli affari gravita verso i mercati in via di sviluppo, che danno il via a una potente ondata di sviluppo anche per i Paesi dei Brics. Per massimizzare le prospettive emergenti, è importante intensificare la cooperazione all’interno del gruppo, in primis nel settore tecnologico, nello sviluppo di risorse effettive, nella logistica, nelle assicurazioni, nel commercio e nella finanza”. Per inciso, le sanzioni occidentali contro la Russia, ad esempio, sono particolarmente perniciose proprio a livello assicurativo nello scambio e nella vendita di merci e servizi; mentre i prestiti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale spesso deprivano gli Stati degli investimenti in servizi pubblici e delle ricadute positive che gli stessi possono avere sulla qualità di vita delle popolazioni e, nel più lungo periodo, sulla crescita stessa degli Stati ‘periferici’ (Samir Amin docet), che tali devono restare (acquisitori di tecnologia occidentale ad alto costo aggiuntivo e venditori di materie prime a basso prezzo).
Entrando nel merito dei temi caldi che ‘inquietano’ la Federal Reserve statunitense e il presidente Trump – in affanno nel tentare di riportare gli States sulla ‘retta via’ della produzione a scapito della finanziarizzazione del sistema e della delocalizzazione produttiva perseguita negli ultimi cinque lustri – Putin ha continuato sottolineando l’importanza di “continuare a espandere l’uso delle valute nazionali nei pagamenti. Creare un sistema di pagamento e monetario indipendente tra i Brics renderà più veloce le transazioni in valuta assicurando, contemporaneamente, l’adeguatezza e sicurezza. Inoltre, l’uso delle valute nazionali negli scambi commerciali tra i Brics sta stabilmente crescendo. Nel 2024, la quota della valuta nazionale russa, ossia del rublo, e delle valute dei Paesi nostri amici nelle transazioni con la Russia e gli altri Stati dei Brics ha raggiunto il 90%”. Il che è ovviamente un problema per il dollaro e per il controllo che gli States, attraverso l’uso della propria valuta, esercita anche sulle transazioni internazionali.
Ulteriore importante obiettivo è quello di “moltiplicare i mutui investimenti di capitali dei Paesi Brics, anche attraverso i suoi meccanismi, quali la Nuova Banca dello Sviluppo. A questo fine, la Russia ha proposto la creazione di una nuova piattaforma di investimento per i Brics. L’idea che le sta dietro è quella di sviluppare congiuntamente strumenti coordinati per supportare e condividere i fondi delle economie dei Paesi dei Brics e del Sud ed Est globali”.
I brasiliani, in particolare, sarebbero stati ricettivi nei confronti delle proposte russe avanzate l’anno scorso e che includono “un meccanismo speciale per tenere consultazioni riguardo a questioni relative all’Organizzazione Mondiale del Commercio (il WTO). Stanno altresì procedendo i processi per creare un exchange dei cereali, un centro per la ricerca climatica, una piattaforma logistica permanente, e un programmazione sportiva nei Brics. Vi sono altre idee valide proposte dalla Russia, che includono la nascita di una partnership nel mercato del carbonio, un centro per l’arbitrato sugli investimenti, una piattaforma per un’equa concorrenza, e un segretariato fiscale permanente nei Brics”. Discorsi tutti estremamente interessanti ma non nascondiamo delle perplessità circa il mercato del carbonio che, in Occidente, ha dato il via alla deplorevole pratica della compravendita delle quote di emissione, andando a incidere ancora una volta – slealmente – sullo sviluppo dei Paesi del Sud globale.
Putin ha infine ricordato che a settembre, a Mosca, si terrà Intervision, un Festival della canzone a cui sono invitati i performer sia dei Paesi Brics sia dei loro partner e ha rimandato alla Dichiarazione finale di Rio de Janeiro l’ulteriore assunto sul quale proseguire la cooperazione tra i Paesi membri.
La settimana prossima pubblicheremo la Dichiarazione finale del Summit dei Brics con stralci di traduzione.
(1) http://en.kremlin.ru/events/president/news/77373
venerdì, 11 luglio 2025
In copertina: Il Presidente Vladimir Putin durante un meeting con i maggiori industriali durante il Russian Entrepreneurship Day. Mosca, 26 maggio 2025 (fonte kremlin.ru)

