Il XXVII° summit si è chiuso con una serie di sfide per il mondo unipolare
di La Redazione di InTheNet (traduzione di Simona Maria Frigerio)
Il corposo documento finale stilato dai Paesi che compongono i Brics è composto da 126 articoli distribuiti su 31 pagine (che alleghiamo) e, come di consueto, verte su misure, progetti e intenti che dovrebbero portare a un ordine mondiale più equo. Come altrettanto ovvio, i fini del Sud e dell’Est del mondo non coincidono con quelli dell’Occidente (inteso come Stati Uniti, Canada, Unione Europea, Uk e alcuni Paesi satelliti, quali il Giappone, Taiwan, Israele e la Corea del Sud).
La sfida al G7 non è chiaramente esplicitata ma è ovvio che quando si affermino come processi ineluttabili il multi-polarismo e la fine dell’egemonia a trazione statunitense, non si può che rilevare come la risposta scomposta del Presidente Trump, che minaccia dazi e ribadisce America First, sia una plateale ma inevitabile presa di posizione (tra l’altro, confondendo gli Stati Uniti con un intero continente che, in gran parte, gli sta remando contro).
Ancora una volta leggiamo della richiesta di una riforma urgente delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza – nel quale vorrebbero entrare di diritto il Brasile e l’India. Sappiamo bene quanto si stia rivelando impotente l’Onu di fronte alla minaccia permanente di Israele nei confronti del popolo palestinese e delle nazioni arabe limitrofe; sappiamo altresì che basta il veto degli States perché nessuna mozione passi, nemmeno la fine del bloqueo a Cuba; e sappiamo infine come l’Onu, ad esempio in Libia, sostenga un Governo illegittimo così come in passato abbia sostenuto missioni di ‘pace’ tese solamente a favorire gli interessi dell’Occidente. Di conseguenza, già questa prima presa di posizione non può che scontrarsi apertamente con un ordine a guida Us che, per oltre trent’anni – ossia dallo scioglimento dell’Urss – non ha avuto alcun argine al proprio strapotere politico, economico, finanziario, propagandistico e militare.
Sulla stesa linea la condanna delle sanzioni unilaterali, che non hanno avuto l’avallo dell’Onu e che oggi colpiscono tutti quei Paesi che, ideologicamente o economicamente, non sono graditi quando non minacciano direttamente gli affari degli occidentali – dal Venezuela alla Russia, passando per l’Iran o Cuba.
Per quanto riguarda la questione israelo-palestinese, i Brics appoggiano la soluzione dei due Stati (peccato che siano trascorsi oltre settant’anni dalla risoluzione Onu), con una “unione territoriale di Gaza e Cisgiordania governata dall’Autorità palestinese” (1). Purtroppo oggi le due entità non sono più connesse e i coloni israeliani hanno invaso, occupandoli, i Territori che dovrebbero appartenere allo Stato di Palestina, oltre al fatto che non si capisce quale sia l’Autorità palestinese in un contesto in cui sicuramente il Governo della Cisgiordania ha permesso non solamente il bombardamento del 90% della Striscia di Gaza ma continua a permettere gli sgomberi e le distruzioni dei campi profughi palestinesi disseminati nella stessa Cisgiordania – e tacciamo su Gerusalemme, capitale dei due Stati, ormai ampiamente abitata da israeliani.
I Brics sostengono l’istituzione di una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente – il che pare anacronistico visto che Israele possiede già le armi nucleari ed è situato nel cuore del Medio Oriente (o dell’Asia Occidentale). Mentre più possibile pare l’obiettivo di precludere lo spazio alle armi – sebbene i sistemi tecnologici oggi presenti a varie altitudini già contribuiscano alle guerre ibride in atto.
I Brics condannano gli atti di terrorismo contro obiettivi civili, quali ponti e sistemi ferroviari – come quelli perpetrati dal regime di Zelensky in Russia. Puntano sul G20 per migliorare gli scambi economici, sulle riforme delle istituzioni nate dagli accordi di Bretton Woods e su una maggiore presenza a livello di leadership dei Paesi ‘periferici’ nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale – strumenti da sempre utilizzati dall’Occidente per portare avanti le proprie politiche predatorie nei Paesi del Sud del mondo condite di ricette neoliberiste basate sull’impoverimento di larghe fasce della popolazione per permettere lo sfruttamento delle loro risorse umane, minerarie e naturali.
Anche la bordata sul dollaro quale valuta per gli scambi tra i Paesi Brics, a favore dell’uso di monete locali, non deve essere stata gradita dal Presidente Trump così come l’idea di garanzie multilaterali per ridurre i rischi di investimento e lo sviluppo congiunto (e, immaginiamo, indipendente) di una economia digitale – settore nel quale gli States al momento vantano la leadership (almeno su suolo europeo, vista anche la recente capitolazione di fronte a Trump con l’esclusione delle multinazionali digitali americane dalla tassa minima globale).
I Brics non lesinano nemmeno critiche alle misure protezionistiche unilaterali spacciate per preoccupazioni ambientali e, in Europa, dovremmo saperne qualcosa con le politiche volte ad aumentare il prezzo di pannelli solari e autovetture elettriche Made in China al solo scopo di favorire i nostri prodotti (o le Tesla statunitensi) a discapito dei consumatori del Vecchio Continente. Nulla scriveremo sull’uso del gas di scisto e l’inquinamento di gasiere e degassificatori.
Sempre nella Dichiarazione emerge l’impegno a favore del cambiamento climatico anche in vista della Conferenza Mondiale (la COP 30), la lotta alla desertificazione, la salvaguardia delle foreste tropicali, transizioni energetiche eque e un accesso universale alle fonti rinnovabili (anche questo passaggio non deve essere stato gradito da chi, nel G7, rivendica a sé il possesso delle tecnologie ‘verdi’ più moderne e performanti, così come vorrebbe scaricare sui Paesi del Sud del mondo i costi delle stesse).
Il diritto alla salute (pubblica) è stato anch’esso ribadito, così come una governance compartecipata dell’IA che dovrebbe salvaguardare la proprietà intellettuale e, nel contempo, rendere la stessa accessibile a tutti (due obiettivi non facilmente raggiungibili contemporaneamente).
Più in generale i Brics hanno sottolineato il loro impegno contro la fame e la povertà endemiche. Vedremo se e come proseguiranno nel loro percorso in un mondo unipolare che non accetta di mollare il timone.
La settimana scorsa avevamo pubblicato, per chi voglia approfondire, il discorso del Presidente Putin:
venerdì, 18 luglio 2025
In copertina: Rio de Janeiro, foto di Poswiecie da Pixabay

