… e poi arrivò la crisi energetica grazie alle nostre guerre
di Simona Maria Frigerio
Sui social e tra i media mainstream impazza l’hantavirus. Come sempre noi ci siamo presi un po’ di tempo per vagliare i documenti ufficiali in rete e ascoltare il parere di diversi medici, oltre che consultare il sito dei Centers for Disease Control and Prevention statunitense (la Bibbia dei tempi della Covid-19) che certifica come, tra il 1993 e il 2023, negli US siano stati riportati “890 casi di malattia da hantavirus. Gli stessi sono casi confermati con analisi di laboratorio e includono sia Sindromi Polmonari da Hantavirus sia infezioni non polmonari” (1). Come spiega il professor De Vita (nel breve ma esaustivo video che inseriremo in fondo dell’inchiesta), il problema non è il virus è la comunicazione.
Evitare di innamorarsi di una tesi, come a volte fanno i magistrati, può salvarci la vita. Le domande che dovremmo porci, quindi, sono: perché tanto allarmismo per un virus che si trasmette – a parte la variante Andes (tipica del Sud America e quella riscontrata sulla nave da birdwathcing) – dai roditori all’uomo attraverso la polverizzazione delle feci degli stessi (e, per questo, si è parlato giustamente di non spazzarle in giro)? Nel caso dell’Andes, la trasmissione uomo/uomo è, comunque, rara e dovuta a contatto stretto e prolungato. La seconda domanda è se c’erano focolai sulle isole o nella Terra del Fuoco (la nave è partita da Ushuaia), i Governi ne avevano conoscenza e avevano avvertito l’Oms? Se si fa una crociera con birdwatcher in isole dove c’è un focolaio virale, i turisti e gli equipaggi non dovrebbero essere stati avvertiti, oppure è già noto che la possibilità di contagio esiste? E ancora, dalla partenza da Ushuaia (in Argentina), il viaggio della MV Hondius ha previsto numerose tappe: Antartide continentale, Georgia del Sud, Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Isola di Ascensione – ma non è detto che il paziente 0 si sia contagiato in una delle stesse visto che alcuni birdwatcher provenivano da percorsi fatti via terra (e altri sono scesi in vari scali per proseguire altrimenti) – ma, come scrivevamo, la variante Andes circola in Sud America da oltre trent’anni, i primi casi sono stati documentati proprio in Argentina e Cile nel 1995 e la sua capacità di trasmissione interumana è nota fin dal 1996. Quindi, nulla di nuovo sotto il sole.
La possibilità di pandemia in tempo di crisi energetica
Dal punto di vista economico l’intera macchina mediatica avrebbe potuto muoversi per altri scopi. Riprendiamo a porci domande. Perché Moderna ha già annunciato di stare studiando un vaccino (immaginiamo specificamente per la variante Andes) e le sue azioni sono volate (2)? E ancora, perché il Premier indiano Modi, che aveva imposto l’esodo biblico dei fuori casta a causa dell’epidemia da Covid-19, dopo aver assicurato il Presidente Trump (a ottobre 2025) che l’India non avrebbe più acquistato petrolio russo (3), con la crisi dello Stretto di Hormuz – e la scarsa disponibilità di petrolio e dei suoi derivati – lancia un appello all’austerity? “Evitare i viaggi all’estero, riattivare il lavoro da casa e le riunioni in modalità virtuale come nel periodo della Covid, usare il trasporto pubblico o le auto condivise e acquistare solo prodotti locali per un anno”. Questa dovrebbe essere una scelta “patriottica” quando è, in realtà, la conseguenza della sua miopia politica visto che, per compiacere gli States, ha tagliato gli acquisti energetici russi. Infine, se teniamo conto delle allarmanti dichiarazioni delle compagnie aeree europee circa l’esaurimento delle scorte di cherosene (4), e le ‘geniali’ misure del piano europeo Accelerate EU (che suona già, dal titolo, una farsa quanto i bombardamenti sull’Afghanistan denominati Operazione ‘Enduring Freedom’), promosso dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen per fronteggiare la crisi energetica, consistente nella riattivazione dello smart working, non vi viene da pensare che una nuova isteria pandemica sarebbe utile alle classi dirigenti per chiudere milioni di persone in casa incapaci di valutare come le scelte politiche errate di Bruxelles (ma non solo) stiano trascinandoci in una profonda crisi economica?

Fare informazione e non terrorismo
Purtroppo, come al tempo della Covid-19 o dell’Aids, sembra che molti, troppi media speculino sulla paura che genera isteria, la quale a sua volta porta ad accettare non solamente misure che inficiano le libertà di scelta personale ma permettono la messa in commercio di prodotti farmacologici (medicine o vaccini) sperimentali, non adeguatamente testati.
A proposito ci interessa citare il Piano nazionale di comunicazione del rischio pandemico (5), un documento che dovrebbe fornire le linee guida per tutti noi giornalisti su come informare senza spaventare e, al contrario, incentivare nelle persone l’assunzione di responsabilità necessaria a fronteggiare una eventuale emergenza.
Nel Piano si legge: “La comunicazione è un’attività strategica per la gestione di una emergenza sanitaria come una pandemia o un’epidemia dovute a virus respiratori” in quanto “contribuisce in modo determinante a rendere i cittadini consapevoli dei rischi per la propria salute e per la collettività, favorisce la partecipazione e l’adesione alle misure di protezione e aiuta a mantenere l’efficienza e resilienza del sistema sanitario. Numerosi studi dimostrano che a una buona qualità della comunicazione è associata una diminuzione delle ospedalizzazioni”.
Purtroppo nello stesso si afferma che: “Alla luce delle lezioni apprese nel corso della pandemia di Covid-19, essa è chiamata a svolgere anche un ruolo di ‘cerniera’ tra l’incertezza iniziale di una crisi sanitaria dovuta alla scarsità di informazioni e il progressivo consolidamento delle conoscenze scientifiche, ma anche di contrasto alla disinformazione e alle discriminazioni”. Ora sappiamo tutti e bene che, non solamente il contrasto alla disinformazione si è trasformato in censura di qualsiasi opinione medico-scientifica diversa da quella imposta dal potere politico, ma che con il pensiero binario, attraverso stigmatizzazioni quali no-vax v/ pro-vax, proprio varie forme di discriminazione sono diventate ‘normali’. Infine, l’affermazione della responsabile commerciale di Pfizer, Janine Small – durante un’audizione al Parlamento Europeo dell’11 ottobre 2022 – che il loro vaccino non era stato testato sulla prevenzione del contagioprima dell’immissione sul mercato, ha inficiato totalmente la credibilità e dimostrato l’inefficacia del cosiddetto Green Pass e delle misure restrittive draconiane imposte a chi non volesse sottoporsi a vaccinazione (ivi compresa quella, ingiustificabile e punitiva, di impedire ai non vaccinati il lavoro da casa se over 50); permettendo nel contempo al virus di trasmettersi tra i ‘vaccinati’ e trasformare una pandemia in endemia (ovvero nella presenza costante del virus all’interno della popolazione).
Su tutto ciò non ci risulta si sia fatta un’analisi approfondita che permettesse di stilare un documento – per i giornalisti – davvero efficiente e rispondente all’esigenza di come comunicare, senza quel surplus di pathos a scopo terrorizzante, la possibilità di un’epidemia e le misure che ogni cittadino potrebbe mettere in atto per contenerla.
L’Accordo Stato/Regioni e il Piano Pandemico 2025-2029
In questi giorni di isteria, si è anche molto discusso di documenti approvati recentemente e che, in realtà, sembrano più ‘pie speranze’ o, se vogliamo essere ‘buoni’, manifestazioni programmatiche, che non un elenco di serie misure e innovazioni supportate da finanziamenti adeguati a quell’”Andrà tutto bene” con il quale i politici condivano le promesse di una sanità e una scuola migliori (“Mai più classi pollaio” (6), “Aumento dei posti letto negli ospedali” (7), “Maggiori investimenti nella sanità pubblica” (8), “Medicina territoriale” – su cui torneremo più avanti).
Partiamo dall’Accordo Stato-Regioni (9): che, in realtà, si segnala solo per l’Articolo 1, comma 2, in cui si specificano i fondi per affrontare una possibile nuova epidemia: “50 milioni per l’anno 2025, 150 milioni per l’anno 2026 e 300 milioni a decorrere dal 2027, per dare attuazione alle misure e agli interventi previsti nel ‘Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria’ [nonché per] il sistema di monitoraggio delle azioni poste in essere”. Traduciamo: briciole. Come facciamo a dirlo? Basti pensare che ilbudgetdella Sanità solo della Regione Lombardia, per il 2025, si aggirava intorno ai 34 miliardi di euro (10).
L’Allegato A a questo Accordo, che pare poco più di un’elemosina per le 20 regioni italiane, è la bozza del 18 agosto 2025 del Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029 (9). Ovviamente non analizzeremo l’intero documento (in fondo all’articolo, chi vorrà troverà il link per leggerselo interamente con calma), ma solamente alcuni punti che ci paiono particolarmente interessanti.
A pagina 80 si affronta il tema:Controllo delle infezioni tramite interventi non farmacologici (NPI). Ancora una volta, ecco emergere la stessa vecchia ricetta: “In caso di patogeno respiratorio ad elevata contagiosità e/o patogenicità possono essere valutate misure restrittive e autorizzate attraverso leggi o atti aventi forza di legge volti a limitare o evitare aggregazioni di persone. L’implementazione di adeguate misure di prevenzione contribuisce a ridurre la trasmissione comunitaria, i tassi di ospedalizzazione e i decessi, e di riflesso la pressione sul sistema sanitario, consentendo il mantenimento dei servizi sanitari essenziali. Risulta quindi fondamentale poter applicare questi interventi in tempi rapidi in modo tale da fornire una risposta rapida in caso di necessità, contrastando fin da subito un’eventuale diffusione del patogeno”. In pratica, invece di ideare e rendere operative misure più efficaci per il controllo e la comunicazione di eventuali focolai a livello internazionale, e – a livello italiano ed europeo – aumentare i posti letto negli ospedali (in costante diminuzione, 7), e attivare l’assistenza territoriale, si ricorrerà come sempre alle misure restrittive delle libertà personali per non aumentare la pressione sul Sistema sanitario nazionale.
Per quanto riguarda i vaccini, se da un lato si torna a considerare la storia medica individuale e, quindi, si dovrebbero evitare le vaccinazioni di massa: “in merito alla prescrizione e alla somministrazione di farmaci e vaccini, si evidenzia la necessità di garantire un’elevata appropriatezza prescrittiva, intesa come corrispondenza tra indicazione clinica, scelta terapeutica e profilo del paziente”; dall’altra, si punta (nonostante l’ammissione della Small e, quindi, la possibile inefficacia a livello di immunizzazione di vaccini in fase sperimentale; e i rischi medici se si scelgono farmaci sperimentali – ricordiamo il caso dell’AZT, 11 e 12), sulla “procedura di emergenza per l’autorizzazione all’immissione in commercio di farmaci e vaccini”. In particolare si afferma (come se dall’esperienza non fossero nati dubbi sulla prassi adottata): “Poiché i vaccini influenzali da utilizzare durante una eventuale pandemia influenzale devono essere sviluppati specificatamente per contrastare il ceppo del virus che causa la pandemia, e visto che il ceppo di interesse non è noto fino a quel momento, i vaccini pandemici possono essere messi a punto solo al momento stesso in cui si verifica una pandemia. Pertanto, nell’UE, la Commissione Europea e l’European Medicines Agency (EMA) hanno messo in atto due principali procedure, per accelerare la valutazione e l’autorizzazione di vaccini influenzali da utilizzare durante una pandemia: la procedura di emergenza; l’autorizzazione all’immissione in commercio di un vaccino pre-pandemico”.
Veniamo, infine, alle promesse di potenziamento strutturale dei posti letto (DL 34/2020) che, come già scritto, non sono state minimamente attese; e all’organizzazione dei servizi di assistenza territoriale che avrebbe previsto la nascita di Case della Comunità e Ospedali di Comunità (in maniera tale da decongestionare gli ospedali e continuare a fornire l’assistenza sanitaria sia a persone con patologie croniche sia di prevenzione).
Le Case della Comunità, finanziate con 2 miliardi di euro del famoso PNRR (Missione 6), avrebbero dovuto raggiungere il numero, nel 2026, di 1.038. In realtà, a maggio di quest’anno, sono solo 780 le strutture che forniscono almeno un servizio e meno di 50 sono operative a pieno regime. Per quanto concerne gli Ospedali di Comunità, il target da raggiungere (come da PNRR) era di 594 strutture, ma a maggio del 2026 ne risultano attivi solo 163 e, per di più, sembrerebbe che nessuno sia operativo con tutti i servizi previsti. Teniamo altresì conto che questi ultimi sarebbero dotati di soli 20 posti letto ogni 100.000 abitanti.
Infine, sull’opacità degli acquisti – di mascherine come di vaccini o monoclonali – l’Italia dovrebbe farsi carico direttamente e in maniera trasparente (ovvero, non tramite ordinativi via WhatsApp, sic!) dell’acquisto, dello stoccaggio e della gestione dei DM (i Dispositivi Medici, quali i respiratori o i defibrillatori) e dei DPI (i Dispositivi di Protezione Individuale, come mascherine, occhiali protettivi e guanti di lattice). Nel Piano, lo Stato si impegna, come qualsiasi magazziniere farebbe, a “garantire la continuità di fornitura dei prodotti ai soggetti che generano la domanda; determinare il corretto livello delle giacenze al fine di limitare il più possibile i rischi di mantenimento delle giacenze nei magazzini (deperimento, scadenza, obsolescenza, danneggiamento)”. Il che ci riporta alla memoria i monoclonali ‘dimenticati’ (13), i vaccini scaduti ‘regalati’ con il Covax ai Paesi africani (perché li smaltissero loro, 14), e lo scandalo delle mascherine (15).
Evitiamo, quindi, attacchi isterici e ascoltiamo il professor De Vita, a conclusione di questa prolissa dissertazione sul passato che, speriamo, serva soprattutto per il futuro.
Roy De Vita (anche per chi non abbia un account FB):
https://www.facebook.com/reel/1528325062005333/?mibextid=rS40aB7S9Ucbxw6v
Per approfondire:
(1) https://www.cdc.gov/hantavirus/data-research/cases/index.html
(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/12/hantavirus-moderna-borsa-ricerche-vaccino-notizie/8383817/
(3) https://www.inthenet.eu/2026/02/06/colpirne-1-per-educarne-100/
(4) https://www.inthenet.eu/2026/05/01/fiumicino-e-beijing-capital-sensazioni-fatti-e-disinformazione/
(5) Piano nazionale di comunicazione del rischio pandemico 2023/2028:
(6) https://anief.org/si-parla-di/classi-pollaio
(7) https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/posti-letto-ospedalieri-prosegue-il-taglio-in-tutta-europa-italia-tra-i-paesi-con-il-minor-numero/
(9) Accordo Stato/Regioni e Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029:
(10) https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/lombardia-via-libera-alla-manovra-finanziaria-miliardi-la-spesa-per-la-sanit/
(11) https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Laffare-aids-99f7ab6e-dfbd-42e7-aa75-1fb1466661e3.html
(12) https://www.inthenet.eu/2022/12/02/hiv-e-covid-19-pandemie-e-isteria/
(13) https://www.ilsole24ore.com/art/monoclonali-dimenticati-curati-solo-6mila-i-medici-famiglia-ci-mandino-pazienti-AEwMAEP?refresh_ce=1
(14) https://www.avvenire.it/mondo/lafrica-rifiuta-i-vaccini-in-scadenza-e-chiede-anche-frigoriferi-e-siringhe_58125
venerdì, 29 maggio 2026
In copertina: Santana Design, André Santana; e nel pezzo: immagine di Gordon Johnson, entrambe da Pixabay


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