A SPAM! la nuova performance di Jonathan Burrows e Matteo Fargion
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
Minimalista è un termine che ha caratterizzato sia la musica sia la letteratura contemporanee. Se a livello letterario, il precursore del genere può essere considerato Ernest Hemingway che, nel 1933, pubblicava il racconto A Clean, Well-Lighted Place sulla Scribner’s Magazine, negli anni 80 del Novecento anche in Italia sono diventati famosi autori quali Grace Paley (che scrisse tre raccolte di racconti ancora oggi iconici, Piccoli contrattempi del vivere, Enormi cambiamenti all’ultimo momento e Più tardi nel pomeriggio) e David Leavitt, di cui ricordiamo i nove racconti di Ballo di famiglia e i romanzi Eguali amori e La lingua perduta delle gru. A livello musicale, si inizia a parlare di minimalismo con La Monte Young (influenzato anche dal movimento artistico Fluxus) che, dal 1964 in poi, sceglie di proseguire sulla strada aperta con il brano, The Tortoise, his Dreams and Journeys. In seguito, il minimalismo conquisterà una serie di esegeti che diventeranno famosi anche in Europa e in Italia, come John Cage a Philip Glass, ma anche Michael Nyman (autore delle colonne sonore di alcuni film culto di Peter Greenaway) e il meno noto Wim Mertens (con il quale vi lasceremo al termine della recensione perché la sua The whole è, oltre che emozionante, anche un eccellente esempio del genere).
Perché un così lungo preambolo? Perché i 26 minuti esatti della performance di Jonathan Burrows e Matteo Fargion racchiudono tutte le caratteristiche migliori di questo genere sia letterario sia musicale – la ripetizione mai ‘ripetitiva’ ma con minime variazioni coinvolgenti, le sonorità essenziali, una delicata armonia e un equilibrio interiore, il sottile senso dell’umorismo, la capacità di trasmettere emozioni con poco, anzi meno, e di comparteciparle con gioia. Se si volesse risalire molto addietro, verrebbe in mente il Rondò alla Turca di Mozart – a livello musicale – e le 22 righe di Un uomo mi raccontò la storia della sua vita di Paley, a livello filosofico l’eterno ritorno di Siddhārtha Gautama e il piacere della compartecipazione attore/spettatore che, insieme, celebrano il rito laico del teatro, condividendo una frazione spazio/temporale in armonia.
Come sempre nei duetti di Jonathan Burrows e Matteo Fargion – dove coreografia, testo e musica sono ridotti all’osso – occorre sintonizzarsi sul messaggio subliminale e lasciarsi, nel contempo, invadere dalla sensazione di stare giocando. Quel to play inglese che il linguista e storico olandese, Johan Huizinga, identificava come una delle tre caratteristiche precipue umane e fondamento dello sviluppo della civiltà – ludens, faber e sapiens. Del resto Eraclito ha scritto: “La vita è un fanciullo che gioca, che sposta i pezzi sulla scacchiera: reggimento di un fanciullo” e abbandonarvisi ha il medesimo sapore del gioco dionisiaco – mito, insieme a quello apollineo, dal quale sarebbe nato il teatro greco e, quindi, occidentale.
Come un intero universo, a volte, può essere racchiuso in un guscio di noce.
La performance è andata in scena:
SPAM!
viale Europa, 138/a – Capannori (LU)
mercoledì 13 maggio 2026, ore 21.30
Jonathan Burrows e Matteo Fargion in:
The Unison Piece
venerdì, 29 maggio 2026
In copertina: Burrows-Fargion, The Unison Piece, foto di Ingvil Snofugl (gentilmente fornita da SPAM!)


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