Il grido della Piana di Sibari contro il carovita e le speculazioni
dalla nostra corrispondente in Calabria, Lorena Martufi
Francavilla Marittima. I trattori sono allineati lungo le strade della Piana di Sibari, cuore pulsante dell’agricoltura calabrese e nazionale. Il rumore dei motori accesi si sovrappone alle voci degli agricoltori, dei panificatori e delle famiglie che da dieci giorni presidiano il territorio a Francavilla Marittima. Non si tratta soltanto di una protesta contro l’aumento del carburante, salito anche di 50-60 centesimi al litro, o contro i rincari di luce, gas e materie prime: in gioco c’è la sopravvivenza stessa di una comunità e la dignità del lavoro della terra.

La voce degli agricoltori: tra sacrifici e resistenza
Tra le bandiere e i cartelli della manifestazione, la delusione per il disinteresse delle istituzioni è palpabile. Francesco Alfano, agricoltore arrivato da Francavilla, sintetizza il dolore e la rabbia di chi sta trascorrendo le notti sui trattori:
«Siamo qui da dieci giorni, abbiamo lasciato a casa le nostre famiglie e dormiamo sui mezzi. Dallo Stato e dalla Regione non abbiamo avuto risposte reali: qualche annuncio sul gasolio e poi il nulla. I nostri costi di produzione superano i ricavi. Non riusciamo più a vendere i prodotti né a far fronte ai pignoramenti e alle spese per le nostre famiglie: stiamo coltivando solo debiti e povertà. Ma la nostra battaglia non è solo per oggi: è per garantire un futuro dignitoso ai nostri figli».
Alfano lancia un richiamo forte alla politica regionale e nazionale, denunciando un sistema che dura da troppo tempo: «Da 65 anni la nostra agricoltura viene sacrificata per favorire gli interessi del Nord. Non chiediamo elemosine o aiuti assistenziali, ma riforme, decreti e regolamenti chiari che tutelino le produzioni locali dalla GDO, dalle speculazioni dell’industria alimentare e dal dumping delle importazioni estere».

La testimonianza di chi produce: «I costi superano i guadagni»
A portare il contributo dell’imprenditoria femminile è Giusy, che evidenzia il divario tra costi di produzione e prezzi di vendita:
«La nostra non è una richiesta di aiuti economici, a quelli continuiamo a pensarci noi come abbiamo sempre fatto. Chiediamo dignità e tutela per quello che produciamo. Prendiamo l’esempio dell’olio: tra il costo delle olive e i 15 euro a quintale per la molitura, perdiamo 15 euro ogni volta che produciamo 10 litri d’olio. Lavoriamo sottocosto e andiamo avanti intaccando i nostri risparmi, non con i guadagni. Così il futuro semplicemente non c’è».
A farle eco è Leonardo Apolito, che parla dell’agricoltura come di un bene primario da custodire:
«Adesso operare in agricoltura è come giocare d’azzardo: metti in gioco tutto e rischi di restare spoglio. Madre Terra ci è stata affidata perché ne fossimo i custodi, ma oggi non riusciamo più a darle il giusto valore. Questo presidio è nato con lo slogan di una bara per dire che si sta facendo il funerale all’agricoltura, ma io mi auguro di fare presto il funerale a questo presidio, perché vorrà dire che avremo ottenuto giustizia e risposte concrete.»


La solidarietà dei fornai: l’impatto sul pane quotidiano
La protesta si è allargata all’intera filiera agroalimentare, coinvolgendo anche i panificatori, stretti tra i rincari della farina (+15%) e gli aumenti di elettricità e carburante per le consegne (+30/40%). Antonio Ruscelli, figlio di panificatori, spiega come la crisi colpisca direttamente la cittadinanza:
«I clienti si lamentano per l’aumento del prezzo del pane e hanno perfettamente ragione, ma noi ci troviamo ad affrontare rincari spaventosi su energia, trasporti e perfino sul confezionamento in carta e plastica. Chiediamo alla politica di intervenire subito per tutelare sia i consumatori sia chi produce le materie prime, evitando che il pane diventi un bene di lusso».


Il grido della Piana di Sibari
La manifestazione si chiude con un pensiero commosso che unisce tutto il presidio: il ricordo di Miriam – la giovane tredicenne figlia di un agricoltore di Roggiano scomparsa di recente – oggi pianto da tutta la comunità agricola.
Il messaggio che si leva da Francavilla Marittima è nitido e inequivocabile: senza tutela per l’agricoltura e la produzione locale, non si prosciugano solo i campi, ma si impoverisce l’intero tessuto sociale del Paese.


venerdì, 23 ottobre 2026
In copertina e nel pezzo: foto di Lorena Martufi


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