La ragione come meccanismo, spiegata in nove racconti
di Luciano Uggè e Simona Maria Frigerio
L’Italia è la patria delle etichette. A teatro proliferano da quasi mezzo secolo, da quel manifesto del 1976 di Eugenio Barba, intitolato Terzo Teatro, che ha dato il là a una sequela di definizioni buone per rendere difficile la vita dei teatranti, divertire i ministeriali quando devono incasellare la creatività per assegnare i fondi, far sentire importanti i critici che svolazzano tra una ‘coppa del nonno’ e l’altra, e allontanare del tutto gli spettatori.
Il cinema non ne è scevro e, per decenni, ha eletto il film drammatico (come la tragedia in teatro) a genere supremo, unico degno di essere considerato dalla critica. La letteratura, forse, ha addirittura generato l’equivoco, con la fantascienza e il giallo relegati ai tascabili economici.
Eppure basta sfogliare un solo libro di Isaac Isamov (ma anche di Ballard o Dick, per il genere fanta-distopico, o Agatha Christie e George Simenon per le detective stories) per capire che il fraintendimento di fondo è non essersi mai avventurati nella loro lettura.
In Io Robot, nove racconti stravolti e semplificati dalla riduzione hollywoodiana – con una regia (Alex Proyas) e una sceneggiatura (Jeff Vintar e Akiva Goldsman) che non afferrano nemmeno una riga del senso della raccolta ma sfornano un prodotto retorico e melenso – si sperimenta già il genio divulgativo dello scienziato Asimov ma, soprattutto, la sua capacità di padroneggiare il formato short story per avvincere i lettori, appassionandoli alla ‘ragione’.
Dimenticatevi, quindi, l’aitante Will Smith con i suoi sensi di colpa dozzinali e il braccio da uomo bionico, e tornate a leggere. Cosa scoprirete?
Innanzi tutto che nei nove capitoli si analizza la crescita intellettuale umana, attraverso quella dei robot. Se Robbie è praticamente un giocattolo che agisce in maniera protettiva, salvando la sua compagna umana, le Macchine, nell’ultimo capitolo, che governeranno la Terra “pianificando il nostro futuro, tengono conto non solo delle nostre domande dirette cui devono dare una risposta diretta, ma anche della situazione mondiale e della psicologia umana nel loro complesso. E se ci informassero di questa realtà ferirebbero il nostro orgoglio e ci renderebbero infelici. E le Macchine non possono, non devono renderci infelici”. Tra questi due estremi, i robot di Asimov sperimentano il “peso dell’iniziativa personale”, la consapevolezza della propria intelligenza e il piacere dell’insubordinazione, lo smacco di rendersi conto dell’impossibilità di essere sinceri se si vuole appartenere (o fingere di appartenere) alla società e, infine, crescendo fino a diventare adulti, il potere del controllo dell’economia, che metterà fine a tutti i conflitti. A quel punto “solo le Macchine saranno inevitabili”.
Pagina dopo pagina, attraverso una serie di situazioni che pongono sempre un problema matematico, etico o entrambi, al lettore, Asimov ci fa capire come la nostra consapevolezza dell’ambiente esterno, aumentando con l’età e l’esperienza, ci porti a considerare diversamente il nostro modo di agire e a valutare azioni e risposte che, pur raggiungendo il medesimo obiettivo (preservare l’essere umano), si muovono da valutazioni affatto differenti.
Spesso è la mente lucida del personaggio di Susan Calvin a condurci, attraverso spiegazioni logiche e psicologiche, alla soluzione di ciascun dilemma ma non vi è quasi mai un’unica verità perché anche la risposta, ossia la teoria azzardata per spiegare il fenomeno, subisce le sorti di qualsiasi teoria scientifica ed è poi messa in dubbio da successive scoperte.
La raccolta di Io, robot sebbene non nasca come libro ma sia cucita intorno a scritti indipendenti, prodotti tra il 1940 e il 1950, ha una tale continuità narrativa che è quasi impossibile, per il lettore, fermarsi. Si arriva all’ultima pagina con la consapevolezza di aver capito qualcosa di più non solamente su come funzioni il ragionamento logico, nell’essere umano o robotico poco importa, ma come le interazioni tra noi e loro, o tra noi e gli altri esseri umani, possano derivare da o portarci a scelte etiche molto differenti.
Io, Robot
di Isaac Asimov
traduzione Laura Serra
Oscar Mondadori, 2007
296 pagine
Euro 8,40
venerdì, 25 luglio 2025
In copertina: Particolare della copertina del libro in edizione Oscar Mondadori (illustrazione di Franco Brambilla/Air Studio)

