Tra Lecce e Gallipoli, una piacevole scoperta
di Luciano Uggè
A circa 15 km dal porto di Gallipoli e a 25 da Lecce, uno tra i centri del Barocco meridionale, sorge un agglomerato urbano un po’ dimesso con un bel centro storico contraddistinto dal color ocra e dalla pietra tipicamente salentina, ovvero Nardò.
Da Nerito a Neretum, sotto la dominazione Romana, le origini della città risalgono davvero alla notte dei tempi, che deve la propria fortuna anche al fatto di essere stata attraversata dalla Via Traiana. In seguito, Nardò fu centro bizantino, normanno, angioino e, dal 1497, Federico I° d’Aragona nominò Belisario Acquaviva I° conte di Nardò; il titolo mutò in seguito in marchesato e, nel 1516, per volere di Carlo V° d’Asburgo, in ducato, quale ricompensa per la fedeltà di Belisario, condottiero e letterato, per la monarchia spagnola dopo la fine della dinastia aragonese.
Al centro città si accede dal Tempietto dell’Osanna, a pianta ottagonale, edificato nel 1603 ed esempio di costruzione di gusto arabo in pietra leccese. Intorno a voi, gironzolando per i vicoli senza una meta precisa ma godendovi un cono gelato alla pasta di mandorle, potrete ammirare una serie di chiese, una sequela di antichi portali che introducono a piccole corti private, alcune belle abitazioni civili con terrazza sul tetto o corridoi coperti a unire gli edifici adiacenti, e tante piccole piazze, come quella delle Erbe, con locali per cenare all’aperto sotto una stellata salentina.
Tra gli edifici religiosi, consigliamo una visita al Duomo, risalente alla fine del secolo XI°, anche se la facciata è stata rifatta nel Settecento dall’architetto Sanfelice – dopo la demolizione di quella medievale. Anche all’interno si rileva la preponderanza dello stile barocco negli altari sebbene la pianta a tre navate, con transetto e presbiterio a quattro spicchi affrescati, è quello della seconda metà del secolo XI° e di chiara matrice normanna.
Altrettanto interessante la Chiesa di San Domenico e, sebbene edificata su un’area domenicana tra le più antiche, visto che risalirebbe al 1300 (e il fondatore dell’Ordine dei Predicatori è morto nel 1221), vanta un imponente portale datato seconda metà del secolo XVI° e una stupenda facciata, di ascendenza spagnola, con statue della Madonna e di San Domenico nella parte superiore, mentre in quella inferiore si ravvisano esseri deformi, dalle maschere fogliate di derivazione federiciana. Purtroppo gran parte degli interni è stata ricostruita dopo il terremoto del 1743.
Accanto al giardino botanico, sorge anche il castello, di cui si sa che fu edificato verso la metà del XV° secolo, alla fine della dominazione angiona e con l’affermazione della famiglia degli Acquaviva – di cui Nardò resterà possesso fino all’abolizione del feudalesimo in Italia,
Si notano tutt’oggi i massicci torrioni a mandorla sporgenti, sui quattro angoli, mentre – venuta meno, tra la fine del XIX° e gli inizi del XX° secolo, la funzione difensiva – ciò che si ammira oggi è un edificio rimaneggiato a residenza dalla famiglia Personè; il cui fossato è stato riempito alla fine dell’Ottocento; e la cui facciata di epoca coeva è decorata con motivo a bugnato. Lo stesso è oggi sede del Municipio.
Ma la bellezza di Nardò risiede anche e soprattutto nei suoi vicoli, in quel fascino di nobiltà decaduta tipico del meridione, laddove si respirano le ultime vestigia di un universo feudale certamente iniquo ma che ci ha lasciato un patrimonio architettonico pregevole anche per la stratificazione e complessità delle influenze ricevute.
venerdì, 8 agosto 2025
In copertina: Il castello, foto de La Redazione di InTheNet


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