L’ennesimo documento strategico uscito a novembre 2025
di Federico Giusti
Nel nuovo documento targato 2025, ritroviamo il solito leitmotiv della sicurezza e della prosperità statunitense, sotto minaccia – con tutte le azioni indispensabile per preservare la sopravvivenza del Paese.
Le minacce? Ovviamente, in primis, si capovolge la realtà dimenticando che la ricchezza Usa è data dalla miseria interna, che colpisce milioni di persone, e dal carattere imperialista con il quale il Paese si relaziona con gli altri Stati e il Sud del mondo.
“Innanzitutto, vogliamo la sopravvivenza e la sicurezza degli Stati Uniti”, più o meno questi i contenuti, in un documento ideologico con la priorità di salvaguardare l’economia e lo stile di vita made in Usa amplificando la minaccia di attacchi militari, traffico di droga e di esseri umani.
In questo solco, si arriva a minacciare di invasione il Venezuela che, a dir poco, è assolutamente marginale nei traffici di stupefacenti che provengono, invece, da Paesi amici degli Usa (1). Mentre si nota il carattere estensivo della nozione di ‘sicurezza Usa’. Proviamo a tradurre un passaggio del documento (che riportiamo in calce all’articolo):
“Vogliamo il pieno controllo sui nostri confini, sul nostro sistema di immigrazione e sulle reti di trasporto attraverso le quali le persone entrano nel nostro Paese, legalmente e illegalmente. Vogliamo un mondo in cui la migrazione non sia semplicemente ‘ordinata’, ma in cui i Paesi sovrani collaborino per fermare, piuttosto che facilitare, flussi di popolazione destabilizzanti, e abbiano il pieno controllo su chi ammettono e chi no.
Vogliamo un’infrastruttura nazionale resiliente in grado di resistere ai disastri naturali, resistere e contrastare le minacce straniere e prevenire o mitigare qualsiasi evento che possa danneggiare il popolo americano o perturbare l’economia americana. Nessun avversario o pericolo dovrebbe essere in grado di mettere a rischio l’America (2).
Vogliamo reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare l’esercito più potente, letale e tecnologicamente avanzato al mondo per proteggere i nostri interessi, scoraggiare le guerre e, se necessario, vincerle rapidamente e con decisione, con il minor numero possibile di perdite per le nostre forze. E vogliamo un esercito in cui ogni singolo membro sia orgoglioso del proprio Paese e fiducioso nella propria missione. Vogliamo il deterrente nucleare più robusto, credibile e moderno al mondo, oltre a difese missilistiche di nuova generazione, tra cui un Golden Dome per la patria americana, per proteggere il popolo americano, i beni americani all’estero (3) e gli alleati americani.
Vogliamo l’economia più forte, più dinamica, più innovativa e più avanzata del mondo. L’economia statunitense è il fondamento dello stile di vita americano, che promette e garantisce una prosperità diffusa e su larga scala, crea mobilità verso l’alto e premia il duro lavoro. La nostra economia è anche il fondamento della nostra posizione globale e il fondamento necessario del nostro esercito. Vogliamo la base industriale più solida del mondo. La potenza nazionale americana dipende da un settore industriale forte, in grado di soddisfare le esigenze produttive sia in tempo di pace che in tempo di guerra. Ciò richiede non solo una capacità produttiva industriale per la difesa diretta, ma anche una capacità produttiva legata alla difesa. Coltivare la forza industriale degli americani deve diventare la massima priorità della politica economica nazionale.
Vogliamo il settore energetico più solido, produttivo e innovativo del mondo, in grado non solo di alimentare la crescita economica americana, ma anche di essere una delle principali industrie di esportazione americane a pieno titolo (4).
Vogliamo rimanere il Paese più avanzato e innovativo al mondo dal punto di vista scientifico e tecnologico (5) e consolidare questi punti di forza. E vogliamo proteggere la nostra proprietà intellettuale dai furti stranieri. Lo spirito pionieristico americano è un pilastro fondamentale del nostro continuo predominio economico e della nostra superiorità militare; deve essere preservato.
Vogliamo preservare l’impareggiabile ‘soft power’ degli Stati Uniti, attraverso il quale esercitiamo un’influenza positiva in tutto il mondo a favore dei nostri interessi (6). Nel fare ciò, non ci pentiremo del passato e del presente del nostro Paese, ma saremo rispettosi delle diverse religioni, culture e sistemi di governo degli altri Paesi. Un ‘soft power’ che serva il vero interesse nazionale americano è efficace solo se crediamo nella grandezza e nella dignità intrinseche del nostro Paese.
Infine, vogliamo il ripristino e il rinvigorimento della salute spirituale e culturale americana, senza la quale la sicurezza a lungo termine è impossibile. Vogliamo un’America che custodisca le sue glorie passate e i suoi eroi, e che guardi con ansia a una nuova età dell’oro. Vogliamo un popolo orgoglioso, felice e ottimista che lascerà il proprio Paese alla prossima generazione migliore di come lo ha trovato. Vogliamo una cittadinanza con un lavoro retribuito, senza nessuno che se ne stia in disparte, che tragga soddisfazione dal sapere che il proprio lavoro è essenziale per la prosperità della nostra nazione e per il benessere di individui e famiglie. Questo non può essere realizzato senza un numero crescente di famiglie forti e tradizionali che crescano bambini sani (7)”.
Fin qui tutto chiaro?
È un programma di guerra al mondo condito con innumerevoli luoghi comuni tra i quali il ‘sogno americano’ di un Paese prospero, tecnologico, efficiente, aperto a tutte le culture, desideroso di trasmettere valori e un mondo migliore alle future generazioni. L’esatto contrario di quello che oggi sono gli Usa, un Paese chiuso che pretende di difendere i propri privilegi, rancoroso, diviso tra le due coste (Est e Ovest), da una parte, e la nazione profonda, dall’altra, disposto a pattugliare con le armi i confini per ricacciare gli stranieri, una nazione con reti infrastrutturali ormai in evidente crisi – specie quelle che non permettono i soliti affari (8).
Un documento ideologico che non riesce ad analizzare le sorti del mondo, le responsabilità storiche degli Usa, la crisi dell’economia e le conseguenze sociali, le ragioni dei fenomeni immigratori. E il Paese che vorrebbe guardare al futuro, in realtà vede il presente con gli occhi del passato, con la dottrina Kissinger o, se preferiamo, con i classici argomenti di uno Stato imperialista che si sente autorizzato a intervenire ovunque manu militari.
Ma la parte più importante del documento è forse quella dedicata alla Ue. Se guardiamo agli ultimi anni è proprio il vecchio continente nel mirino Usa, sul quale stanno scaricando oneri economici e militari, scelte strategiche destinate a provocare crisi continue. Nel frattempo, spuntano i soliti luoghi comuni di un’Europa che avrebbe affidato agli Usa le spese militari – le quali, alla finea sono divenute insostenibili e si ripercuotono negativamente sul tenore di vita della popolazione statunitense. Non si dice che, negli ultimi anni, la Ue spende per l’Ucraina assai più di quanto spendano gli Usa, non si spiega che la sovra-esposizione militare statunitense è proprio la causa del suo dominio nel mondo. E il linguaggio crudo, aspro o quasi brutale di Trump va diritto al cuore del problema colpevolizzando la Ue della crisi in cui si trovano gli Usa.
Chi ha scelto di dislocare in mezza Europa decine di basi militari all’indomani della Seconda guerra mondiale? Ovviamente gli Usa, in funzione anti-comunista. Hanno dato vita all’Alleanza Atlantica assai prima del Patto di Varsavia – strettosi attorno all’allora URSS (9).
Fino agli anni Novanta del secolo scorso la strategia comune di Usa e Ue era quella di mostrare l’Occidente come spazio libero, democratico e prospero da contrapporre al barbaro e antidemocratico spazio comunista. Finita l’era delle super-potenze contrapposte, sono iniziate le guerre in tutto il mondo. Trent’anni di bellicismo senza soluzione di continuità, con milioni di morti. E, per essere chiari, la prima guerra – la Nato – l’ha scatenata direttamente nel vecchio continente per ampliare i confini dell’Alleanza e l’area di egemonia statunitense (con l’appoggio ‘volenteroso’ della Germania). Forse ci siamo dimenticati del conflitto nei Balcani? Nei dieci anni successivi non vi è stata requie – fino a quando, attorno al 2011, gli Usa hanno raggiunto l’autosufficienza energetica. Non siamo noi a scriverlo, bensì qualche analista lontano anni luce dalle nostre posizioni, come gli animatori del sito Analisi Difesa (10).
Gli Usa hanno portato la guerra in Europa, ad esempio, tra il 2013 e il 2014 quando l’Ucraina è divenuta il terreno di scontro tra due aree di influenza, la loro e quella russa. Il colpo di stato di Maidan dovrebbe essere sempre tenuto ben presente, come quanto avvenuto nelle regioni russofone del Donbass.
Non sono gli Stati Uniti il Paese minacciato, bensì coloro che promuovono le guerre, controllano Stati sovrani stranieri, muovono le pedine per destabilizzare Paesi considerati ‘nemici’ o potenziali competitor, imponendo a noi europei di acquistare il loro gas (e petrolio) a prezzi superiori di 5 o 6 volte rispetto a quanto il vecchio continente pagava alla Federazione russa.
E per quanto ne dicano gli stupidi cantori del sogno americano, non ci sono differenze sostanziali tra democratici e repubblicani: cambiano i poteri economici di riferimento ma, in fondo, le strategie estere e militari sono più simili di quanto crediamo – basterebbe guardare alla gestione della guerra in Ucraina o alla distruzione del gasdotto Nord Stream II, che il giornalista investigativo Seymour Hersh ha attribuito alla collaborazione tra Usa e Regno Unito in funzione anti-europea (11), per accrescere la dipendenza del vecchio continente dagli Usa.
E allora non sarà il caso di riscrivere la storia confutando, pezzo per pezzo, la narrazione Trumpiana?
(1) https://www.inthenet.eu/2025/09/26/rubio-contro-lonu/
(2) Ovviamente si intendono solo gli Stati Uniti, non l’America che è un continente formato da più Stati – come tengono a precisare spesso i Presidenti degli altri Paesi
(3) A quanto ci risulta sono gli asset stranieri, da quelli russi a quelli libici o venezuelani, che sono messi a rischio dalle sanzioni unilaterali occidentali e mai quelli statunitensi
(4) Sarà a questo scopo che è stato fatto esplodere il Nord Stream II e gran parte dei Paesi UE si sono consegnati – a causa delle sanzioni imposte da Bruxelles – agli States per quanto concerne i rifornimenti di energia (gas, petrolio, eccetera)?
(5) Si vedano i medesimi intenti espressi dal G7 nel 2023: https://www.inthenet.eu/2023/06/23/g7-e-cina-botta-e-risposta/
(6) Autentica contraddizione in termini: cosa si fa a esercitare un’influenza favorevole su Paesi altri se si perseguono fini propri?
(7) Dubitiamo che senza un Servizio sanitario pubblico e universale, scuole pubblicate adeguate che diano una buona preparazione e università accessibili a tutte e tutti, si possano crescere figli sani, pronti a salire nell’ascensore sociale
(8) Per approfondire: https://valori.it/east-palestine-disastri-chimici-2023/
(9) La Nato nasce il 4 aprile 1949, mentre il Patto di Varsavia si stringe il 14 maggio 1955
(10) Si veda: https://www.analisidifesa.it/2025/12/la-strategia-di-sicurezza-statunitense-per-un-mondo-che-non-esiste-piu/
(11) Si veda quanto denunciavamo già nel 2023: https://www.inthenet.eu/2023/02/24/ns2-chomsky-prima-di-hersch/
venerdì, 13 febbraio 2026
In copertina: Foto di Alexander Naumann da Pixabay

