In Europa i giovani si accorgono di cosa significhi ‘guerra’
di Simona Maria Frigerio
Ibrida, asimmetrica, ombra, di logoramento, vittoriosa: la guerra, quel grumo di violenza, morte, sangue e orrore, non è mai stata imbellettata da tanti aggettivi – molti dei quali espressioni di una fumosa retorica elitaria partorita dalle nostre brillanti signore, che siedono a Bruxelles a godersi l’air-con d’estate e il réchauffage al massimo in inverno – tanto è a spese nostre. Come sono affascinanti queste politiche: tutte bionde (anche in Italia o in Francia), griffate, inamidate come camicie, con quel sorrisetto di prime della classe che mantengono sulle labbra truccate (o gonfiate) persino mentre si prostrano a servizio – sperando di accoccolarsi, poi, sulle ginocchia del padrone.
Il party crashing preconizzato da Chuck Palahniuk in Rant (Rabbia), è il nuovo modello di questa società schizoide, votata al massacro: schiantarsi armandosi fino ai denti. La Terra è sovrappopolata? L’economia capitalistica finanziarizzata e transnazionale è all’angolo, insieme al Paese egemone? La soluzione non può che essere, come già lo è stata nel corso del Novecento, ‘guerra igiene del mondo’. Ma Zang Tumb Tumb, con buona pace di Marinetti, questa volta potrebbe essere un’ecatombe perché, come ha fatto notare Lucio Caracciolo, un conflitto tra Europa e Russia durerebbe giusto il tempo di arrendersi. E i nostri propagandisti televisivi possono anche forgiare termini come bombe tattiche o credere nella nostra superiorità aerea e, soprattutto, sul numero soverchiante di giovani che potrebbero mandare al macello: contro 6.500 testate nucleari e i missili ipersonici, possono anche rifugiarsi nei bunker che vuole costruire Crosetto: se mai ne uscissero, si ritroverebbero in una waste land. Meglio morire subito o lottare adesso per fermarli.
Non l’ho capito io, o questa Redazione. Lo ha capito un giovane francese, che ha collegato le rivendicazioni dei liceali ai fondi drenati da Macron alla scuola (come alle pensioni, alla sanità o ai servizi pubblici) per finanziare il riarmo e la guerra di Zelensky. Zack, membro del sindacato degli studenti di Paris VIII, nel picchetto che bloccava una delle entrate in università, è stato intervistato da WSWS (1). Alla domanda dei giornalisti se vede legami tra le politiche del Governo, come il Decreto Bienvenue en France (che impone tasse scolastiche più elevate agli studenti provenienti da Paesi extra-UE), e il fatto che le potenze europee destinino centinaia di miliardi di Euro per rimilitarizzare le loro economie e fare guerra alla Russia, ha risposto che il fine è: «la militarizzazione della gioventù e dell’insieme della società» e ha spiegato: «Perché gli Stati si militarizzano? Perché sono in crisi. C’è una crisi globale e le borghesie hanno bisogno di comprimere sempre più i salari, di sfruttare sempre più le persone, e ciò si è legato al progredire della lotta di classe nel mondo. Nel concreto, devono conquistare nuovi mercati» – e aggiungeremmo: risorse a costo zero, visto anche che i Paesi africani (per quel che riguarda Parigi), che erano sotto il giogo francese, adesso reclamano armi in mano una reale decolonizzazione. Zack non crede nemmeno più ai partiti tradizionali (del resto, Mélenchon ha favorito gli attuali quattro anni all’Eliseo di Macron con il patto di desistenza) e afferma che si fida di più: «delle lotte, come gli scioperi generali del 1936 o del 1968».
Alla sterile alternanza di Governo che non porta da nessuna parte, come abbiamo sperimentato anche noi in Italia a più riprese, i giovani francesi oppongono la protesta, il tornare in piazza. La pandemia e quella distanziazione imposta che ha richiuso nelle loro stanze decine di milioni di giovani non è riuscita nell’intento. Chi preconizzava: ‘nulla sarà più come prima’, adesso dovrà inventarsi un nuovo virus (magari la ‘peste’ russa?, sic!).
Nonostante la repressione feroce delle forze dell’ordine francesi con oltre 5.000 arresti, solo tra il 21 settembre e il 2 ottobre, il 6 ottobre sono scesi in piazza in 450.000 – tra studenti e insegnanti. Le risposte del Governo e dell’Eliseo? Un questionario per elencare le eventuali richieste o reclami su una piattaforma digitale: la ‘pensata’ è del Ministro dell’Educazione; mentre il Presidente, infischiandosene di quelli che, comunque, non potranno più essere i suoi elettori (essendo a fine del secondo mandato), ha assistito personalmente al test del nuovo missile strategico M51.3, affermando: «Per essere liberi, bisogna incutere timore». 120 milioni di Euro sfumati per la grandeur du Petit Roi.

A Berlino e a Madrid le piazze chiedono casa
In oltre 50 città spagnole lo slogan, in queste settimane, è: «I veri invasori sono gli investitori». La protesta è scoppiata dopo che il decreto del governo di Pedro Sánchez è stato bocciato dal Congresso dei deputati il 2 ottobre, grazie ai 178 voti contrari del Partito Popolare, Vox e Junts per Catalunya (i liberal-sovranisti, sul modello leghista, della ricca Barcellona che, da sempre, mal sopportano Madrid ma anche le tasse che impone il Governo centrale).
Il decreto conteneva quattro misure principali. L’obbligo di giustificare con una causa documentabile la natura del contratto temporaneo; il blocco degli sfratti per le fasce più vulnerabili fino al 2030; la proroga di due anni per i contratti d’affitto in scadenza. Oltre ad alcuni interventi per disincentivare la speculazione immobiliare e per calmierare i prezzi soprattutto nelle grandi città. Vi era anche un prestito a zero tasso d’interessi per chiunque compri la prima casa e non abbia risparmi per far fronte all’anticipo (che, in Spagna, corrisponde solitamente al 20% del valore dell’immobile).
Tutte misure che servirebbero anche in Italia – dove l’affitto turistico ha reso difficile e ancor più oneroso trovare appartamenti in locazione 4+4 o 3+2; e dove la mancanza di alloggi di edilizia convenzionata e sovvenzionata rende quasi impossibile calmierare le richieste sempre più esose dei locatori.
Stessi problemi a Berlino, dove la nuova sindaca – Elif Eralp – ha vinto le elezioni puntando su una riforma radicale proprio della gestione dell’abitativo – con l’esproprio dei grandi fondi immobiliari, che possiedono tra i 220 e i 240.000 appartamenti in città. Gli stessi passerebbero sotto il controllo pubblico per essere locati a prezzi inferiori. Eralp propone anche l’introduzione di un tetto al prezzo degli affitti per le abitazioni di proprietà municipale o pubblica, che serva da calmiere per il settore privato; e l’istituzione di una autorità pubblica di controllo per verificare e sanzionare i proprietari che superano i limiti di legge nell’aumento dei canoni.
Ricordiamo che in Italia, dove sono stati istituiti ormai nel lontano 1992 i famosi Patti in deroga all’equo canone, ufficialmente per ‘aumentare l’offerta’ liberalizzando il costo degli affitti; e dove una progressiva deregulation ha anche drenato fondi all’Erario diminuendo sempre di più la tassazione sugli introiti da locazione; non si è avuto né a un aumento dell’offerta né a un mercato sano. Al contrario, si sono depotenziati progressivamente i locatari, costretti all’acquisto della casa (se potevano permettersi di pagare il relativo mutuo e avevano un minimo di risparmi per l’anticipo) o a trasferirsi dai centri cittadini alle periferie e da queste ultime ai paesi limitrofi – sempre più distanti.
Ma in Germania i problemi sono anche altri. Oltre alla deindustrializzazione – causata dagli alti costi dell’energia – che sta portando il Paese a una recessione su vasta scala; e nonostante il Partito di Merz, la CDU, sia in caduta libera e sia rimasto addirittura fuori dal Parlamento di Meclemburgo-Pomerania; continua la corsa al riarmo mentre i giovani tedeschi hanno risposto scendendo in piazza contro il militarismo e il ritorno della leva obbligatoria. Sui 300.000 questionari inviati ai giovani, sembra che solo 530 abbiano accettato di arruolarsi e i questionari sono stati bruciati in piazza (un po’ come ai tempi della famigerata cartolina, che spediva i giovani statunitensi in Vietnam).
Dalla Germania arriva anche un invito a tutti i giovani europei a unirsi a una nuova giornata di sciopero contro la leva militare, organizzata per il 20 novembre prossimo dalla rete We do not enlist – dopo quella del 21 marzo scorso, che ha coinvolto anche noi italiani.
Da Lisbona a Milano: la casa non come diritto, ma come ‘pio desiderio’
In Portogallo, da inizio mese, si susseguono gli scioperi nei servizi pubblici e nei trasporti – nella capitale e in tutto il Paese. Le motivazioni sono le stesse che nel resto d’Europa: i fondi destinati al welfare finiscono nelle tasche di Bruxelles per un riarmo che non ha ragion d’essere visto che può solo portare a una guerra senza futuro.
350.000 lavoratori della PA hanno scioperato a inizio mese in settori quali la raccolta dei rifiuti, la sanità, l’istruzione e i trasporti, e le richieste vertono sia su riforme sostanziali del mercato del lavoro sia su un aumento generalizzato dei salari. Domani è prevista la manifestazione nazionale indetta dalla SGTP, che dovrebbe conquistare le piazze a Lisbona e a Porto.
Il secondo fronte di lotta è quello abitativo. Il caro affitti è un flagello che si sta abbattendo sulle fasce più vulnerabili della popolazione europea ma, con la progressiva precarizzazione del mondo del lavoro, anche sulla classe media.
Nonostante nel suo Rapporto sul futuro della competitività europea, Mario Draghi lamentasse che l’enorme risparmio privato europeo e il patrimonio immobiliare fossero ‘improduttivi’, mentre dovrebbero essere dirottati verso investimenti che lui considera strategici – come la transizione energetica (che, ultimamente, se avrete notato le poche comparsate pubbliche di Greta Thunberg, è passata di moda); la digitalizzazione (la quale, al momento, significa soprattutto che l’utente e il cittadino devono fare in proprio ciò che, prima, faceva l’impiegato pubblico o privato); e la difesa (che va tradotto in riarmo e militarizzazione dell’economia). Ci spiace informarlo che il suo Rapporto è un po’ dépassé. In realtà, il patrimonio immobiliare europeo è già saldamente nelle mani dei fondi speculativi. I REIT (Real Estate Investment Trusts), in Europa, possiedono un patrimonio del valore di 1.730 miliardi di Euro. L’Italietta che crede ancora di essere un Paese di proprietari, ha già ceduto immobili per un valore di 144,5 miliardi di Euro (pari la 13% del totale europeo).
Questa deriva e le sue conseguenze nefaste ha preoccupato persino il Parlamento Europeo, che ha commissionato uno studio, il quale ha individuato il problema della scarsità di alloggi e dei prezzi alle stelle – sia del residenziale in affitto sia in vendita – nella finanziarizzazione del settore immobiliare.
In pratica, cosa sta succedendo in tutta Europa? I fondi di investimento sia privati sia istituzionali (come fondi pensione o compagnie assicurative) cercano di ottenere alti rendimenti dai loro investimenti e, per farlo, hanno puntato anche sul mattone, trasformando il diritto alla casa in un asset finanziario. Non a caso, i prezzi delle case sono aumentati – tra il 2015 e il 2024 – del 61% in UE (mentre in Italia i salari, che dovrebbero far fronte a un mutuo, sono aumentati tra il 2014 e il 2024 del 14% circa nel settore privato e dell’11% circa in quello pubblico a fronte di un’inflazione del 20% e, di conseguenza, a livello reale sono diminuiti, con conseguente diminuzione anche dei mutui accesi).
Ma come si spiega un tale aumento di valore se le persone faticano ad acquistare persino la prima casa? I fondi speculativi puntano, in primis, sulla rivalutazione fittizia degli alloggi. In pratica, non sono interessati all’affitto in sé che possono riscuotere bensì al valore patrimoniale che mettono a bilancio per ogni immobile. Nel 2024, per ogni Euro incassato con il canone d’affitto annuale, inserivano a bilancio oltre 11 Euro di valore patrimoniale – il che si spiega solamente con un aumento del valore (reale o fittizio) dell’alloggio sul mercato della compra-vendita. Ma perché un alloggio possa ottenere una tale rivalutazione (come avviene per le opere d’arte o per le azioni, in un certo senso, con il buy-back) deve passare di mano in mano più e più volte: ecco la nuova forma di bolla speculativa. Di conseguenza, il numero degli sfratti lievita, non solamente per finita locazione ma anche per ristrutturazione. Il che porta, come ricaduta solo apparentemente positiva, anche alla cosiddetta gentrification di quartieri considerati, fino a pochi anni prima, popolari o periferici. Sebbene queste ristrutturazioni spesso siano solo di facciata (in ogni senso), servono a espellere i locatari storici e a sostituirli con una classe più abbiente, che può permettersi di affrontare un cospicuo aumento del canone. Nel frattempo, il solo fatto che cambi la geografia umana di un quartiere, porta a un aumento del valore dei singoli immobili.
I fondi speculativi, inoltre, non sono interessati alla singola abitazione quanto a comprare in blocco grossi patrimoni immobiliari privando il settore pubblico del calmiere dell’edilizia convenzionata e sovvenzionata – come è accaduto con le privatizzazioni di massa in Paesi dove gli alloggi pubblici erano una garanzia e i cittadini vivevano l’affitto della prima casa come la normalità – dalla Germania (Berlino come l’ex DDR) alla Svezia ‘socialista’.
Il secondo fatto da tenere presente è che la crisi dei mutui del 2008 non ha coinvolto solamente gli States ma anche Paesi europei, quali la Spagna e l’Irlanda, dove gli Stati – per assorbire i crediti deteriorati delle banche e salvarle – hanno svenduto il patrimonio pignorato a fondi come Blackstone.
Il terzo e ultimo punto nevralgico, che riguarda soprattutto la Francia e l’Italia (in passato, Paesi con un patrimonio immobiliare privato parcellizzato), che i fondi speculativi hanno preso di mira, è il settore delle Case di Riposo per anziani (ormai sempre più privatizzate e costose) e, grazie alle piattaforme online, quello degli affitti turistici brevi – che sottraggono alloggi agli abitanti locali.
Ma state tranquilli: ci pensa Zelensky a fare i conti. Se vogliamo che la guerra prosegua, ci costerà 180 milioni di Euro al giorno. Oggi. Domani, il sangue di altrettanti giovani europei?
(1) https://www.wsws.org/fr/articles/2026/10/06/pmzk-o06.html
venerdì, 16 ottobre 2026
In copertina: Foto di Antonio Cansino; nel pezzo: Berlino, Bundestag, foto di Peter Dargatz, entrambe da Piaxabay


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