Le riforme delle pensioni hanno puntato solo a ridurre i costi
di Federico Giusti
Oggi l’Italia può vantare dei presunti successi, come il controllo della spesa pubblica e la riduzione dell’indebitamento; in realtà, certi risultati, frutto di tagli e politiche antisociali, nel tempo si sono dimostrati autentici disastri. Abbiamo l’età pensionabile più elevata nell’Ue (67 anni più adeguamenti all’aspettativa di vita che spostano l’uscita dal lavoro verso i 68); ma anche l’età di uscita dal mercato del lavoro tra le più alte: eravamo a 64,2 anni nel 2023, sopra la media dei Paesi Ue (63,6).
Lo Stato allineato con noi è la Germania – di pochi mesi sopra la nostra soglia – ma che presenta un welfare decisamente più ricco del nostro e assegni previdenziali assai generosi se confrontati con quelli italici.
Non basta parlare di uscita teorica dal lavoro, urge invece guardare all’uscita effettiva, dando per scontata l’incapacità dei legislatori di valutare l’impatto distributivo delle varie controriforme in materia previdenziale. Si è scartato fin dall’inizio un principio guida logico e socialmente avanzato, ossia che non tutti siamo uguali davanti alla pensione e avere dei criteri differenziati in base alla tipologia di lavoro e anche all’importo del futuro assegno dovrebbe essere scontato per un’equa ed efficace azione legislativa.
Se le pensioni italiane sono state nel tempo abbastanza generose, non è detto che continueranno a esserlo nei prossimi anni. Sono evidenti, infatti, le crescenti disparità di trattamento salariale che diventeranno vere e proprie disuguaglianze anche in ambito previdenziale.
Guardando alla distribuzione della spesa pensionistica italiana scopriamo forti sperequazioni a favore dei redditi elevati: 780.000 pensionati con redditi da pensione superiori a 4.000 euro mensili e 400.000 pensionati con redditi superiori ai 5.000 euro mensili. Oltre una certa soglia potremmo stabilire un meccanismo che blocca la pensione in un’ottica redistributiva a favore dei meno abbienti – parliamo di pensioni stratosferiche, per essere chiari e non essere travisati.
La crescente sperequazione è stata suggerita da Bruxelles che ha guidato gli interventi in materia di welfare e previdenza. L’Italia, se guardiamo alla spesa netta, è dietro a diversi Paesi comunitari, mentre gli interventi di protezione dalla povertà sono deboli e insufficienti, come del resto le misure di sostegno al reddito e ai salari. Se si è poveri nel corso della vita lavorativa, pur avendo una occupazione, saremo ancora più poveri da pensionati.
Quando sono intervenuti in materia previdenziale, i Governi non hanno tenuto conto di due questioni dirimenti: la precarizzazione del lavoro con la conseguente presenza di vuoti contributivi nell’arco della vita lavorativa, e lo scarso peso di molti contributi a fini pensionistici.
Queste (chiamiamole, sic!) amnesie hanno prodotto risultati nefasti, ossia il posticipo dell’uscita dal mondo del lavoro erga omnes e l’allargarsi della forbice tra gli ultimi salari e l’assegno previdenziale. Senza interventi correttivi la sostenibilità sociale delle norme pensionistiche è destinata a naufragare. Per questo serve quanto viene, al contrario, rimosso dall’immaginario collettivo o presentato come una sventura: stiamo parlando di un intervento drastico sulle aliquote fiscali, sulla tassazione dei grandissimi capitali, sul sistema fiscale in generale. È indispensabile. Insieme a correttivi legislativi alle norme previdenziali e interventi strutturali di adeguamento del welfare. Se hai una busta paga di 1.600 euro e la tua pensione arriva al 60% di questa cifra, sei alla soglia della povertà e percepisci un assegno che ti condanna a una vecchiaia precaria. Non tutte le professioni possono uscire dal mondo del lavoro alla stessa età, urge intervenire senza logiche punitive ed economicamente penalizzanti. Gli esempi pratici dove intervenire sono ben noti, quella che manca è, invece, la volontà politica di farlo.
venerdì, 25 settembre 2026
In copertina: Foto di StockSnap da Pixabay


Le decisioni della Nato le pagherà solo la UE?
Dove nascono le disuguaglianze economiche e sociali?
29 Stati US versus Meta: molto rumore per nulla
Le verità nascoste
Oltre la propaganda, la differenza tra Russia e Occidente
Antisionismo e antisemitismo non sono equiparabili