Tutte le rivelazioni del ‘Governatore mandatario statunitense’ in Venezuela
di (e tradizione di) Simona Maria Frigerio
Chi avesse pensato che la Presidenta in pectore del Venezuela fosse una machiavellica complice dello Zio Sam resterà deluso dal contenuti delle sue dichiarazioni al TIME. Ve ne tradurremo alcuni stralci mettendo in luce l’abisso di naïveté dimostrato da Rodríguez.
Alla prima domanda del giornalista che già definisce la fase come ‘post-Maduro’ (dando per scontato che il Presidente venezuelano eletto sia ormai fuori dai giochi), Rodríguez afferma che il 3 gennaio sentiva “che era tempo per un grande cambiamento” e che, oltre a cambiare il panorama politico (in questi mesi ha sollevato dai loro incarichi generali e ministri, assumendo un potere personale imprecisabile attraverso la presa in carico di accordi determinanti, come i contratti petroliferi con le Compagnie straniere), il suo focus sarà “guidare la trasformazione economica per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione venezuelana”. Rodríguez si immagina (attraverso la spoliazione del suo Paese, trasformato in una colonia statunitense) di essere l’artefice di una “nuova era politica”. E chi potrebbe dubitarne – visto che ha riallacciato prontamente le relazioni diplomatiche con lo Stato che ha invaso il suo per rapirne il Presidente e con il genocidiario Israele, mentre ha scaricato Cuba senza troppi complimenti?
Rodríguez si impalma da sola non solo prevedendo un “futuro brillante per il Venezuela” ma anche la “costruzione di un tipo di società diversa”. Ovviamente né lei né il giornalista osano parlare di neo-liberismo, capitalismo finanziario internazionale, vecchie ricette in stile neo-coloniale. I 13 miliardi del petrolio estratto e venduto dal 3 gennaio non si sa che fine abbiano fatto (una parte però è finita in Qatar, 1) ma, ovviamente, questo è un argomento tabù. Purtoppo Rodríguez che non sta nemmeno difendendo la borghesia compradora venezuelana (2), come avrebbe fatto Machado, ma ha letteralmente assunto le mansioni di un Governatore inviato da un Paese occupante come ai tempi della colonizzazione, che rivela ingenuamente come ha capito che sarebbe diventata Presidenta: nel momento in cui ha saputo che Maduro e la moglie erano stati rapiti e portati negli States ha “parlato con il leader di un altro Paese”che le avrebbe detto:“Ora la responsabilità è sulle tue spalle, e devi preservare il Venezuela”. Quindi, non la Corte Suprema le ha dato realmente mandato per una assunzione di mansioni temporanea o per organizzare nuove elezioni ma, come afferma lei stessa su domanda diretta di TIME “L’Emiro del Qatar”. Forse per questo sono transitati ben 300 milioni di dollari della vendita del petrolio venezuelano in un conto temporaneo in Qatar (1)?
Rivelazione da ‘utile idiota’, spiace ammettere, se perfino il giornalista esclama: “Wow!”. E non consapevole della gaffe o sicura che, tanto, i venezuelani non leggeranno mai l’intervista né TeleSur ne darà notizia spiega: “Gli ho mandato un messaggio perché ero preoccupata per la situazione”. A un emiro di uno Stato che ufficialmente non prendeva parte al raid statunitense? La risposta non tarda ad arrivare, ovvero il Primo Ministro qatarino (Paese famoso per bustarelle, bellicosità e servilismo verso lo zio Sam) “intratteneva conversazioni con il Governo degli Stati Uniti”.
Mentre i cubani morivano per salvare Maduro, Rodríguez prendeva accordi con gli States via Qatar, come da sua ammissione. A voi giudicare la statura di tale donna politico.
Dal golpe ai successivi tradimenti
Alla domanda di TIME su cosa risponda Rodríguez a chi affermi (ad esempio, da noi, ci risulta un esimio collega come Marco Travaglio) che il suo Governo è solo la continuazione di quello di Maduro, lei parafrasa Sai Baba (3), il santone indiano (sic!), che “gli atti santi si riconoscono più dalle mani che li compiono che dalle labbra che pregano”. E questa ‘unta dal dio dollaro’ riafferma (ma non ne avevamo dubbi) che in soli sei mesi si è verificato “un cambiamento che è evidente, indipendentemente che lo dica io, lei o chiunque altro”.
Di fronte alla domanda su quali siano stati gli errori di Maduro (di cui Rodríguez non solo era Vice Presidente ma stretta collaboratrice da anni e, quindi, non esente dagli stessi), risponde che avrebbero “dovuto essere più aperti geopoliticamente”. E qui emerge il profondo divario tra i due. Mentre il Presidente Maduro, sulla scia di Chávez, ha perseguito un mondo multipolare chiedendo di aderire ai BRICS (ma sabotato dal Presidente brasiliano Lula che, forse, oggi se ne pente, vista anche la vittoria delle destre in Colombia e Perú), Rodríguez rivendica quale suo primo atto presidenziale essersi mossa per aprire nuove relazioni con gli Stati Uniti – proprio il Paese artefice del golpe e del rapimento di Maduro (atti contrari a tutte le leggi internazionali).
Addio Machado ed elezioni libere
Venendo a un altro argomento, il giornalista chiede quando si terranno le elezioni. Ma su questo punto Rodríguez oltre ad accusare (senza nominarli direttamente) Machado di essere quella che ha chiesto l’imposizione di sanzioni e questa invasione (di cui però si giova lei), e Guaidó di essersi autoproclamato presidente (mentre lei ha avuto l’investitura dagli States via Qatar, come ha ammesso), afferma che le elezioni si terranno quando il Paese sarà pacificato e le divergenze di visione politica si potranno risolvere alle urne. In pratica, la sua è una investitura sine die, come quella di un Re – accusa che, però, lei muove a Guaidó.
In pratica, si è passati da un Presidente eletto (piacesse o meno alla UE o agli US), al governatore mandatario statunitense – con buona pace per la democrazia perfino occidentale.
Petrolio, oro e privatizzazioni
Rodríguez, da vera accentratrice, ricorda che è stata investita anche del ruolo di Ministro per gli idrocarburi (il vero interesse statunitense in Venezuela) e di aver approntato e fatto approvare la nuova legge in materia così velocemente perché sarebbe inutile essere un Paese così ricco di petrolio e non poter sfruttare tale risorsa: “Gli investimenti che inizieranno a inondare il Paese si tradurranno in guadagni per i lavoratori della sanità, dell’educazione, e dei servizi pubblici. Spero che tutto ciò che stiamo sottoscrivendo, che è parecchio, avrà un impatto positivo e porterà benefici al Paese”. Peccato che la Presidenta (come il giornalista) non spieghi dove sono finiti i famosi 13 miliardi già incassati in questi mesi e, soprattutto, che se il Venezuela non riusciva a far fruttare le proprie ricchezze petrolifere non era perché Maduro o i Governi precedenti non volessero investimenti esteri ma perché esistevano sanzioni statunitensi (e sussistono, visto che Trump ha pensato di togliere solo quelle personali contro Rodríguez, il 1° aprile 2026) che non permettevano il commercio dell’oro nero venezuelano. Lo stesso tutt’ora genera profitti che, però, devono essere incamerati dal Tesoro US (1). E, vista la nuova legge recentemente firmata sempre dalla zelante Presidenta, anche lo sfruttamento minerario, soprattutto dell’oro, seguirà la stessa sorte.
Rodríguez, su sollecitazione di TIME, elenca anche le società che sono rientrate in Venezuela, come la statunitense Haliburton e non contenta (o così ingenua) di spiattellare ogni intrallazzo, rincara: “È significativo che le società che hanno partecipato al meeting con Trump siano qui. Ma ci sono aziende che sono arrivate grazie al Segretario Burgum (4) e al Segretario Wright (5). Stiamo attualmente negoziando 30 accordi”. Chi si fosse domandato con quale diritto il Presidente Trump avesse convocato l’Eni e altre aziende petrolifere mondiali alla casa Bianca, dobbiamo questa volta citare la AI di Google come fonte precisa di notizie: “A gennaio 2026 i vertici delle principali compagnie petrolifere globali – tra cui l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi” hanno partecipato all’incontro con Trump: “per definire le strategie di investimento e il controllo delle risorse energetiche in Venezuela. L’incontro ha sancito il ruolo centrale di Washington nell’autorizzare le attività estrattive nel Paese sudamericano”. Per l’intelligenza artificiale nessun problema o capacità critica – quelle che dovrebbero al contrario sfoderare le menti umane e giornalistiche.
Sempre più in picchiata libera, Rodríguez afferma in piena sintonia con la Dottrina Monroe che: “Il segretario Rubio è interessato non solamente al Venezuela, ma anche agli altri Paesi del nostro continente”: non ne dubitavamo. E sciorina frasi affettuose per colui che ha rapito il Presidente del suo Paese: Trump “è stato molto gentile e rispettoso” (nella loro prima conversazione avvenuta subito dopo il golpe) e, in seguito, racconta entusiasta: “È stato sempre diretto con me quando parliamo. Le faccio un esempio. Un mattino, il Segretario Rubio mi ha chiamata e mi ha detto: ‘sto per metterla in contatto con qualcuno che vuole dirle hello!’. Era il Presidente Trump,che mi telefonava per dirmi che avrebbe approvato i voli commerciali verso il Venezuela”.
Tralasciamo la domanda e la risposta su cosa avrebbe pensato Hugo Chávez del suo governo e della sua amministrazione, che stanno letteralmente azzerando le conquiste della rivoluzione bolivariana e non lo fanno per restituire il Paese alla destra autoctona, alla borghesia compradora o a un partito politico di stampo liberista, bensì come 51° Stato degli US – senza nemmeno i diritti e le autonomie degli altri 50.
L’ultima domanda del giornalista è sulla decisione più difficile che avrebbe preso la Presidenta, la quale risponde prontamente: “Penso che la cooperazione che abbiamo ottenuto mi ha reso davvero felice di firmare accordi con società quali IMPSA (6), e General Electric (7). Mi rende felice negoziare con loro perché lei non può immaginare il sollievo che le persone proveranno quando vedranno il loro servizio elettrico funzionare, indipendentemente dalle dinamiche politiche. Il popolo del Venezuela sentirà l’impatto di ciò che stiamo facendo. Questo mi rende felice”. Chissà quando arriveranno le bollette ai venezuelani, riparametrate sulle quotazioni del libero mercato, se non saranno in grado di pagarle, come ringrazieranno la Presidenta per aver regalato anche la fornitura di servizi essenziali a società private straniere – le quali, in ogni caso, se il Paese finisse sotto nuove sanzioni potrebbero tagliare i fili senza nemmeno doversi giustificare politicamente con una popolazione che non è la propria.
Le privatizzazioni, ad esempio, di Milei in Argentina hanno portato a un rialzo delle tariffe, mentre l’economia arranca al punto che deve continuamente chiedere aiuto agli States o all’FMI, che per concedere un miliardo di dollari dei 20 concordati nel 2025, non ha lodato il miglioramento della vita della popolazione o della qualità dei servizi pubblici offerti, bensì “i progressi nella deregolamentazione dell’economia”. Sempre il solito scenario: liberismo, taglio del welfare, svendita del settore pubblico, privatizzazioni pericolose anche per l’ambiente (pensiamo a quella della gestione della Idrovía Paraná-Paraguay, sempre in Argentina), arricchimento dei soliti noti. No, ha ragione il collega Travaglio, in Venezuela non è cambiato nulla: si è solamente tornati alla vecchia ricetta neo-liberista e capitalista con l’aggiunta della sovranità limitata.
Vogliamo che Cuba e la Palestina finiscano nello stesso modo? A Cina e Russia rispondere: il mondo multipolare non si crea solo liberando il Donbass o mantenendo il dominio formale su Taiwan.
(1) https://www.inthenet.eu/2026/07/31/venezuela-si-annuncia-un-terremoto-politico/
(2) Il termine, molto utilizzato dal politologo Samir Amin significa è la classe sociale dei Paesi della periferia del mondo globalizzato, che fa da intermediaria agli interessi del capitalismo e dell’imperialismo degli Stati egemoni
(3) Sathya Sai Baba, per alcuni santone indiano che avrebbe compiuto miracoli quotidiani e benefattore dei poveri; per altri un millantatore con accuse di molestie e truffa ai danni degli adepti. Molto in voga negli anni 70/80 grazie alla frequentazione di varie star
(4) Segretario dell’Interno degli Stati Uniti nella seconda amministrazione Trump
(5) Segretario dell’Energia degli States nella seconda amministrazione Trump
(6) Azienda metallurgica argentina privatizzata da Milei nel 2025
(7) La ben nota azienda con sede centrale a Boston, in Massachusetts
La trascrizione semplificata (dall’editore) dell’intervista di Eric Cortellessa per TIME del 30 luglio 2026 in originale, in inglese:
https://time.com/article/2026/07/30/venezuelan-president-delcy-rodriguez-interview-transcript/
venerdì, 4 settembre 2026
In copertina: Immagine di Kalhh da Pixabay


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