Elif Eralp (Die Linke)
Da Alexandria Ocasio-Cortez a Elif Eralp, passando per Jeremy Corbyn
di Federico Giusti
Questa riflessione non ha intenzione di agganciarsi alle disparate voci che – sulla veloce e superficiale tastiera di un dispositivo – sono seguite alle dichiarazioni rese da Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), sulla liquidazione dello slogan ‘Woke’ (1).
Piuttosto vorremmo metter mano a un discorso che ha a che vedere con la necessità di mantenere sveglie le coscienze sui venti di guerra e il progressivo smarrimento di ogni coscienza – di classe innanzi tutto – e sui danni irreversibili del neoliberismo. Questo è un dovere che non si può accantonare con una mossa pre-elettorale.
Le parole di Alexandria Ocasio-Cortez sono state riprese anche in Italia da politici presunti ‘progressisti’ – ed è all’ambito della politica che questa polemica va ricondotta. Le parole sono importanti, di parole è fatto il discorso politico, sia quello che rimane vuota retorica, sia quello che guida analisi e azione. Le parole vanno soppesate, e Ocasio-Cortez non affronta il contesto storico, assai articolato, affiancandolo alla sua denuncia sul consumato uso del ‘Woke’. Il discorso dell’attivista e politica statunitense, che pur appartiene a una etnia non bianca, è venato di contraddizioni, e forse, proprio nella campagna per le elezioni di medio termine, dovrà tornarci su.
Durante la sfida presidenziale (Bernie Sanders contro Hillary Clinton, nel 2016) Ocasio-Cortez e Sanders opponevano all’ipocrita, pseudo-progressista programma dei due Clinton, contenuti di classe: servizio sanitario esteso a tutta la popolazione, salario minimo garantito, difesa dei diritti degli immigrati e della popolazione nera. Temi che centravano l’attacco alla generica e generalista difesa dei diritti civili, e tornavano a parlare dei problemi dei più fragili, dei più esposti alla miseria materiale e culturale. Ocasio-Cortez sembra oggi riprendere quella partita: meno slogan e più battaglie sociali come riforme socialiste.
Eppure, il ‘Woke’, che esortava a non abbassare la guardia di fronte ai pericoli e alle discriminazioni razziali, tipico del movimento Black Lives Matter, ma nato assai prima negli anni Trenta del secolo scorso, aveva usato un vocabolario comprensibile anche alle masse più povere della popolazione, alla gente comune, presa dalla lotta quotidiana per la vita per sé e i figli.
Oggi la destra in US e in Europa cavalca questo risentimento, cattura proprio coloro che più soffrono nelle economie neoliberiste, e prendersela con la cultura ‘Woke’ sta diventando fin troppo facile. Il campo del dibattito politico dovrebbe essere quello della cultura Maga (Make America Great Again), del trumpismo.
Ben nota è la capacità delle destre di consumare significati, parole, segni, ovunque abbiano avuto origine vecchio fascismo, populismo vecchio e nuovo, perfino marxismo. E rischiano – nelle fila di quel che resta della sinistra – di prevalere le logiche subalterne alla cultura dominante: i diritti sociali sono scissi dalla contraddizione capitale-lavoro.
Anche in Italia la cultura che poteva essere ricondotta sotto l’egida del ‘Woke’ è stata addomesticata al punto tale da renderla compatibile con un centro-sinistra che – non a caso – in politica estera indossa divisa ed elmetto, sostiene le spese militari, vota pacchetti di consolanti elemosine-bonus, ma teme di indire scioperi sia nelle versioni salariali, sia in quelle sociali.
Sul significato di un profondo disagio che alligna nelle parole di Ocasio-Cortez, sugli importanti temi che lo abitano, è intervenuto il parlamentare europeo del Labour Party, Jeremy Corbyn. Alla festa del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), svoltasi a Milano (dal 2 al 6 settembre), ha parlato di questioni ben più complesse: riarmo, spesa pubblica, povertà diffusa, che risiedono alla radice della polemica ‘Woke’. Non caso, anche in un un’intervista al Il Fatto Quotidiano, Corbyn ha messo in evidenzia, con la consueta semplicità di linguaggio, le attuali contraddizioni della sinistra (2). Il leader labour ha ricordato i punti dolenti, di fronte ai quali i progressisti sembrano essere rimasti senza parole. Il Regno Unito e l’Europa hanno aumentano la spesa militare a indici folli e, per sostenerla finanziariamente, hanno tagliato gli aiuti internazionali verso i Paesi in difficoltà e quel che restava di un welfare già esausto a causa di progressive privatizzazioni.
Per ‘domare’ la crisi sociale i governi UE non hanno disdegnato di alimentare il razzismo, l’odio verso i migranti – quand’anche fuggano da regimi feroci, da guerre e da disastri ambientali. Corbyn ricorda che i giovani in molti Paesi – anche quelli già coinvolti in conflitti e strategie di difesa totale (si veda il ritorno della leva obbligatoria) – hanno capito dove conduce il riarmo: al rischio concreto, pagato sulla propria pelle, della chiamata alle armi. In ogni caso, qualunque sia l’approccio o la posizione politica, urge non sottovalutare le modalità con cui la seduzione della guerra si va insinuando nelle menti più giovani, a scuola, nei luoghi sociali, nelle famiglie.
Rispetto alla crescita dell’estrema destra in tutta Europa – lo si è visto in queste settimane in Germania (tranne a Berlino, dove non a caso si è imposta una leader di Die Linke, Elif Eralp, musulmana di origine turca, che parla apertamente di diritto alla casa, edilizia popolare, espropri, tassazione degli extra-profitti e delle grandi rendite, welfare) – Corbyn afferma “[…] è una lezione per tutti noi a sinistra. Quello che fa la destra è andare in una comunità che soffre per disoccupazione, povertà, abitazioni di scarsa qualità, sanità e istruzione scadenti; e dare la colpa di tutto alla migrazione. Io siedo in Parlamento dietro a Nigel Farage, che chiede l’espulsione di chiunque in UK non abbia un passaporto britannico o la residenza permanente. Se le loro politiche venissero attuate, il servizio sanitario nazionale collasserebbe. E lo stesso in tutta Europa”. Gli errori del passato vanno letti e analizzati senza infingimenti.
La sinistra tutta deve riconoscere le origini e la china della sua deriva. Commentando gli sbagli del presente il parlamentare inglese ricorda la subalternità agli US, le basi britanniche concesse, senza alcuna remora a Trump nell’attacco all’Iran. Altra ‘distrazione’ della sinistra è la scarsa considerazione per il modello cinese. La RPC, con molti limiti, presenta un’elevata occupazione, un’economia produttiva, un sistema scientifico innovativo, una sanità pubblica di eccellenza nonostante i numeri elevati della popolazione.
Ma tornando al punto di partenza, ossia alla questione ‘Woke’, il godimento dei diritti può essere solo sociale, riguarda classi di popolazione, non solo singoli soggetti, o meglio, riguarda il singolo quando è frutto della lotta collettiva per ottenerlo e l’allerta per difenderlo e averne cura.
Si corre un enorme rischio nella liquidazione dei movimenti ‘Woke’, ossia il rischio tipico delle analisi superficiali che aprono dei vuoti di senso – culturali e politici – quando non si riempiano di nuove prospettive di lotta.
(1) https://www.facebook.com/deutschewellenews/videos/alexandria-ocasio-cortez-says-woke-1-was-crazy-but-what-exactly-was-woke-1-and-h/1607162394085284/
(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/09/06/la-sinistra-fermi-lue-sul-riarmo-altrimenti-taglieranno-il-welfare/8497939/
venerdì, 16 ottobre 2026
In copertina: Elif Eralp nel 2025, neo-sindaca di Berlino, candidata della Die Linke con un programma di sinistra (Foto di Sandro Halank da WiKipedia)


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