Intervista rilasciata a Pavel Zarubin del 22 ottobre
di La Redazione di InTheNet
Il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato stralci dell’intervista rilasciata dal Presidente russo al collega Zarubin, che mette fine alle illazioni di media italiani e politologi statunitensi. Nessun congelamento del conflitto sulla attuale linea del fronte, nessun ripensamento circa gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale. Per evitare il proliferare di narrazioni fantapolitiche – care a quei Calenda o Picierno che dicono di digiunare per attirare l’attenzione degli italiani sugli ucraini di Oleshky ma che hanno continuato a mangiare per anni di fronte al genocidio dei Gazawi – riportiamo quanto detto fedelmente.
Putin afferma, innanzi tutto, che le quattro regioni contese (la Crimea non crediamo sia nemmeno più da etichettare come tale) sono storicamente russe e non fanno parte del territorio ucraino. Inoltre, “le popolazioni che vivono in questi territori, prima, hanno votato per l’indipendenza e, in un secondo momento, per la riunificazione con la Federazione Russa. Qualsiasi discorso di perdite territoriali ucraine è inappropriato”.
Putin ha anche sottolineato che se “sconfieggere la Russia sul campo è impossibile. Infliggerle una sconfitta strategica è irrealistico” e coloro che hanno tentato di farlo (il Presidente accenna ai secoli scorsi, ma la nostra Redazione ricorda dichiarazioni da Bruxelles molto più recenti) dovrebbero rendersi conto della situazione odierna e “capire che è meglio vivere intrattenendo rapporti amichevoli con la Russia”, visto che tale scelta – che si potrebbe anche definire di Realpolitik (termine che almeno i tedeschi dovrebbero conoscere) – è “utile agli interessi delle loro popolazioni”. Ovviamente Putin, in poche parole, ci ricorda che la Russia non solo è una potenza nucleare, ma che intrattiene relazioni con altri Paesi di primaria importanza geo-strategica e che il sodalizio euro/russo è stato per anni il motore del successo economico tedesco e di altri nostri Paesi manifatturieri.
Putin, a differenza dei politici che siedono a Roma, Londra, Parigi, Berlino o Bruxelles ha capito che le popolazioni europee non vogliono una guerra contro la Russia e, da parte sua, riafferma che il suo Paese non vuole “entrare in guerra contro l’Europa”, né si sta preparando in tal senso. Ma, sebbene ricordi più avanti che russi e ucraini sono un solo popolo (abbiamo recentemente conosciuto anche una giovane bielorussa che ci ha confermato come questo sia vero e lo sia anche per il proprio popolo), “l’attuale leadership ucraina ha deciso che il mondo intero debba pagare, combattere per essa e fonirle armi, minizioni, equipaggiamento e cosi via”. Ma, ancor più grave, “considera i propri cittadini come [prodotti] usa e getta: catturati come cani randagi nelle retate, in mezzo alla strada, e mandati al fronte con la forza. I dati ufficiali mostrano mezzo milione di disertori e oltre 300.000 cause penali”.
Putin ha ricordato che, nel 2014, la Russia ha offerto a Kiev di mediare con le Repubbliche che chiedevano l’indipendenza e, al contrario, Kiev rispose utilizzando l’artiglieria e l’aviazione contro la popolazione, dando inizio a una guerra civile. Poi sono arrivati i Protocolli di Minsk, sottoscritti anche dalla Russia. Ma sappiamo tutti chi, quegli accordi, ha siglato solo per prendere tempo – tempo per armare e armarsi.
Il Presidente russo, quindi, si dice sempre pronto a negoziare e a cercare soluzioni per una situazione tanto complessa ma “in ogni caso, porteremo a termine i nostri compiti, e tutti gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale saranno raggiunti”.
Di cosa dovrebbero discutere, quindi, tra pochi giorni Putin, Zelensky e Trump? Per il Presidente russo degli “accordi sulla sicurezza tra Ucraina e Russia quando sarà raggiunta un’intesa di pace, piuttosto che a seguito di una breve sospensione delle ostilità”.
D’accordo con gli US tali accordi dovranno ricomprendere anche l’architettura della sicurezza europea. Punto, questo, sul quale Putin batte da sempre. Secondo noi, questa resta l’ultima opportunità per l’Europa di giocare un ruolo nel futuro geo-strategico del continente e per non finire affossata dalla crisi economica e di legittimità politica nei confronti delle proprie popolazioni.
venerdì, 30 ottobre 2026
In copertina: Foto ufficiale del Canale Telegram del Ministero degli Esteri russo


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