Report di venerdì 16 ottobre 2026 dal Visavì Dance Festival
di Simona Maria Frigerio
La seconda giornata a Visavì offre una serie di piacevoli sorprese soprattutto perché la danza torna a essere veicolo emozionale e a calarsi nel presente anche in maniera politica – nel senso più nobile del termine.
La prima performance – di Davide Tagliavini – si intitola Special K e si giova soprattutto dei video di Cinzia Pietribiasi – qualitativamente validi, ironici quanto basta e drammaturgicamente ineccepibili. In scena l’educazione sentimentale di Tagliavini dalla famosa scatola di cereali per la colazione all’icona anni 80 Kate Bush con la sua interpretazione di Wuthering Heights (ispirata al libro di Emily Brontë ma, soprattutto, al film con Merle Oberon e Laurence Olivier). Una canzone che ha segnato un’epoca (come ricordo personalmente) al punto che il 26 luglio di quest’anno, centinaia di uomini e donne, vestiti con abiti rossi svolazzanti, si sono riuniti al Folkestone Harbour Arm per ripetere la coreografia del brano targata 1978.
Il primo studio di Tagliavini, un biopic autoironico, non convince però del tutto. In primis, è troppo gridato e poco recitato (se un danzatore decide di parlare deve imparare a farlo), in secondo luogo è troppo ammiccante, troppo camp (nel senso di esagerato, affettato).
Tagliavini sembra ispirarsi allo stile di Marco Chenevier ma senza il suo approccio politico e urticante, capace di far ridere ma a denti stretti. Qui, al contrario, si ride ma ricorrendo ai ben rodati stilemi del Vizietto.
A seguire il dittico Bambu – che avrebbe dovuto essere un trittico, se il Consolato italiano in Nigeria non avesse impedito alla terza danzatrice di entrare nel nostro Paese per partecipare al tour organizzato da Roberto Castello e Aldes. Non approfondiremo, però, l’intero progetto perché avremo modo di tornare sull’argomento più avanti, quando si terrà la seconda edizione del Convegno Le ragioni di un Piano Piaggia, organizzato sempre da Aldes, al termine della tournée italiana di Diana Odhiambo e Stéphanie Mwamba. Qui ci soffermeremo solo sulle loro performance e sul perché ci hanno emozionati e convinti.
Odhiambo ha firmato la coreografia e interpretato Thin Line, un assolo che ha quale filo conduttore, a livello drammaturgico, brevi spunti poetici (recitati da una voce over, tradotti in italiano) che Diana interpreta con gesti/significanti capaci di trasmettere emozioni profonde e, attraverso un velo rosso, creare un collegamento viscerale (il sangue del parto, il sangue mestruale, il sangue del cordone ombelicale) non solamente tra lei e la madre o la nonna ma tra tutte noi donne. In questo legame ancestrale è insita la forza di ricucire – unitariamente – la nostra narrazione individuale in maniera intergenerazionale e travalicando confini e limiti che, spesso, separano il sé dall’altro da sé. Prima di essere straniere o migranti, nere o bianche, siamo donne.
Altrettanto viscerale, scaturito da emozioni potenti e figlio di esperienze devastanti come la guerra civile e lo sfollamento subiti da abitante di Goma (1), l’assolo di Mwamba, intitolato Kizazi, che unisce alla denuncia politica contro chi specula sul suo popolo per accaparrarsi il coltan, quella contro i maschi che hanno usato e violato (e continuano a farlo) il corpo delle donne – le quali subiscono, quindi, una doppia violenza.
Nel contempo, di fronte alla terrina con acqua e petali di fiori, come non pensare a quelle donne africane che devono percorrere anche venti chilometri ogni giorno per procurarsi il bene umano primario, l’acqua potabile? Quella che noi otteniamo aprendo un rubinetto con noncuranza e, magari disdegnamo, inseguendo il plin plin da spot tv. Ma l’acqua non è solo un diritto, è vita, è natura, è nutrimento, è bellezza – come una donna.
In entrambi i lavori, lontanissimi dalla danza europea, liberi dai retaggi estetici neo-colinialisti ma anche dai cliché della danza tribale da turismo di massa, abbiamo rilevato una originalità del gesto che si fa espressione pregnante di emozioni compartecipate empaticamente. Quando la danza è tale, non necessita di parole perché è linguaggio essa stessa archetipico.
A conclusione di giornata, Ohad Naharin ha presentato una coreografia insieme minimalista e originale, Venezuela. Le idee cardine della performance sono due. Calare i danzatori in un contesto musicale in cui i loro passi e movimenti sono fuori tempo e, poi, costringerli a replicare (anche se si tratta di ballerini diversi) la medesima coreografia ma su ritmi consoni. Questo escamotage apparentemente banale suscita nello spettatore la sensazione che quando si vive rinchiusi nel proprio guscio, senza guardarsi attorno, senza rendersi conto di ciò che sta accadendo, si è letteralmente fuori tempo.
Il secondo cardine su cui gira la coreografia sono una serie di teli. Se neutri possono rimandare a sudari, coperte di popoli nomadi, fasce in cui avvolgere neonati. Ma nel momento in cui si coprono di simboli e si trasformano in bandiere ecco che cambia il nostro modo di vedere il mondo perché una bandiera su una bara o lottare per una bandiera sono termini con i quali, oggi più che mai, diventa imperativo confrontarsi.
Venezuela ci costringe a metterci nei panni dell’altro perché ogni segno assume un nuovo significato – su un palcoscenico a Gorizia o sul palcoscenico del mondo.
Ma domani è sempre un altro giorno…
Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Visavì Dance Festival 2026:
Gorizia, Nova Gorica, Gradisca d’Isonzo, Cormons, Collio varie location
venerdì 16 ottobre 2026, ore 17.00
Gradisca d’Isonzo
Nuovo Teatro Comunale
Compagnia Artemis Danza (ITA) / Davide Tagliavini presentano:
Special K
(primo studio)
e a seguire, ore 18.00
Sala Bergamas
ALDES (Italia) presenta:
Bambu
dittico composto da:
Thin Line
coreografia e danza: Diana Odhiambo (Kenya)
e
Kizazi
coreografia, regia e danza: Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo)
ore 21.00
Gorizia
Teatro Comunale Giuseppe Verdi
HNK Ivan pl. Zajc (Croazia) / Ohad Naharin presentano:
Venezuela
(prima nazionale)
(1) Per approfondire la situazione in nella Repubblica Democratica del Congo: https://www.inthenet.eu/2026/01/23/chiagni-e-fotti-dicono-a-napoli/
venerdì, 30 ottobre 2026
In copertina: Thin Line, coreografia e danza Diana Odhiambo


Le ragioni di un Piano Piaggia. Seconda edizione
Borderless Body
Il teatro giapponese di Hōshō Nō Family
Tragùdia. Il canto di Edipo
Visavì Dance Festival 2026
Dall’improvvisazione alla scrittura