La scienza non è appannaggio solo maschile
di Simona Maria Frigerio
Diventata popolare grazie al film Ágora diretto da Alejandro Amenábar e interpretato da Rachel Weis, in realtà delle ricerche della fisica e matematica Ipàzia sappiamo poco perché non ci sono pervenuti suoi scritti – ma abbiamo una ricca documentazione di storici coevi e posteriori riguardo alla sua vita. La sua figura, quasi mitica, affascina ancora oggi tanto quanto quella umanissima e politicamente impegnata di Marie Curie.
Ipàzia, nata ad Alessandria d’Egitto nel 355 d.C., è stata brutalmente uccisa nella stessa città – allora centro di sapere – nel marzo del 415. Figlia del matematico Teone, avrebbe ricoperto l’incarico prestigioso di Capo della Scuola Neoplatonica di Alessandria – allora parte dell’Impero romano d’Oriente. Secondo l’Encicolopedia bizantina Suda avrebbe commentato l’Arithmetica in tredici volumi del padre dell’algebra, ossia Diofanto di Alessandria; e il famoso trattato di Apollonio di Perga (che inventò i termini ellisse, parabola e iperbole) sulle Sezioni coniche. Costruiva altresì astrolabi e idrometri.
Libera pensatrice, vicina agli insegnamenti di Plotino, pagana ma circondata da allievi cristiani, in Hypatia of Alexandria, la studiosa Maria Dzielska – raccogliendo da fonti sia pagane sia cristiane informazioni sulla vita e, soprattutto, sulla sua morte – restituisce due visioni o letture del personaggio con altrettante possibili spiegazioni per ciò che le accadde.
Ipàzia, infatti, potrebbe essere stata vittima della sua stessa tolleranza religiosa schierandosi al fianco, come consigliera, del prefetto imperiale d’Egitto, Oreste – il quale, sebbene cristiano, intendeva proteggere le prerogative dell’autorità imperiale ed era tollerante verso le altre fedi, compresi l’ebraismo e il paganesimo. Questa visione ‘laica’ dello Stato cozzava con l’intransigenza del cristianesimo ortodosso di Cirillo di Alessandria, quindicesimo papa della Chiesa copta. Secondo questa versione, la sua condanna a morte per linciaggio sarebbe stata, quindi, indotta da una visione assolutistica e manichea della verità cristiana che si opponeva a una gestione dello Stato in qualche modo laica.
La seconda ipotesi verte sul neoplatonismo di Ipàzia (che era anche filosofa). La scienziata sarebbe stata più militante di quanto teorizzano alcuni studiosi e avrebbe insegnato ai suoi allievi a farsi difensori del libero pensiero e della libertà di critica, seguendo le orme di Porfirio – di cui ricordiamo il trattato Adversus Christianos, in cui come un Piergiorgio Odifreddi o un Giulio Giorello ante litteram, puntava l’indice contro le contraddizioni che emergevano tra i testi e i dettami dei teologi cristiani del tempo. Porfirio accusava anche il cristianesimo di una forma di lassismo che avrebbe permesso qualsiasi illecito in quanto, con il semplice battesimo, il neo-convertito avrebbe ottenuto il perdono da qualsiasi peccato (similmente a quanto accade oggi con la confessione e l’assoluzione). A questo punto, vista l’ostilità di Cirillo nei confronti di Porfirio e identificando Ipazia come una sua seguace, la stessa sarebbe stata sacrificata sull’altare di una ortodossia cristiana che non poteva essere riplasmata secondo valori neo-platonici.
Perché schierata con una visione laica dello Stato o con una visione critica del cristianesimo, certo è che una folla di cristiani – probabilmente sobillati da monaci cristiani parabolani, seguaci di Cirillo – nel marzo del 415, la linciarono a morte e poi smembrarono e bruciarono il suo corpo. Il corpo della prima donna matematica di cui si abbiano fonti certe.

Chi muore per il libero arbitrio e chi per le sue ricerche scientifiche: Marie Curie
Maria Salomea Skłodowska nasce il 7 novembre 1867 a Varsavia da una famiglia cattolica assai numerosa, tanto che la futura scienziata e premio Nobel sarà la più giovane di cinque figlie.
La madre (morta fra l’altro in seguito a tubercolosi quando lei aveva meno di undici anni), era pianista, cantante e professoressa; il padre, invece, esercitava la professione di insegnante di matematica e fisica.
Anche la piccola Maria, convinta della sua intelligenza e delle sue capacità, decide di studiare fisica, a dispetto del fatto che questa scelta fosse inizialmente assai osteggiata. L’idea che una donna potesse intraprendere la carriera scientifica era inconcepibile a quel tempo.
Finiti dunque gli studi superiori a quindici anni, per gli otto successivi lavora come precettrice e istitutrice allo scopo di sostenere le spese universitarie in medicina della sorella Bronisława. Nel novembre del 1891, visto e considerato che l’università di Varsavia era interdetta alle donne, Maria cambia il nome in Marie e la sorella maggiore le restituisce il favore: la futura Madame Curie si trasferisce anche lei in Francia per iscriversi alla Sorbonne, dove studierà fisica, chimica e matematica. Si laurea cum laude, in soli due anni, in fisica con una tesi intitolata Recherches sur les substances radioactives (che tratta degli studi di Henri Becquerel, fisico francese che nel frattempo aveva scoperto per caso la radioattività durante alcuni esperimenti sulla fluorescenza) e, nel 1894, grazie a una borsa di studio, ottiene una seconda laurea in matematica.
Nel 1898 deve chiedere a un suo ex professore e membro dell’Accademia delle Scienze francese, Gabriel Lippmann, di presentare a suo nome (in quanto titolato a farlo essendo membro dell’Accademia stessa) i propri studi sulla torbenite (fosfato idrato di rame e uranile, appartenente al gruppo dell’autunite) e la pechblenda, in quanto secondo la giovane scienziata dovevano contenere un altro elemento. Concentrandosi sulla pechblenda – detta anche uraninite, minerale radioattivo e principale fonte naturale di uranio – Marie isola il nuovo elemento, che denominerà polonio. Procedendo negli studi, affiancata dal marito Pierre (sposato nel 1895), riesce a isolare un’ulteriore sostanza ancora sconosciuta, che insieme battezzeranno radio – ossia raggio in latino (da quel momento si parlerà di radioattività).
Nel corso della sua carriera Marie sarà insignita del premio Nobel per ben due volte. La prima nel 1903 per la Fisica, insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel per gli studi sulle radiazioni. Nel 1906 il marito, a causa di un violento temporale, finisce sotto le ruote di una carrozza e muore. Marie, però, nonostante il dolore per la perdita del compagno, ritorna agli studi e proseguendo le sue ricerche, nel 1911 è insignita del Nobel per la Chimica avendo, nel frattempo, scoperto radio e polonio. Prima donna a ottenere un Nobel, una tra i cinque premi Nobel ad averne ricevuti due, e unica la mondo ad averli conseguiti in campi diversi del sapere.
Marie, nel 1906, dopo la tragica scomparsa del marito, prende il suo posto alla guida del Dipartimento di Fisica dell’Università di Parigi, diventando anche la prima donna a ricoprire un incarico di docente nell’ateneo e a dirigerne un laboratorio: da quel momento e fino al 1934 l’università ammetterà agli studi altre 45 donne.
Disinteressata ai premi e ai riconoscimenti materiali, non registrò nemmeno il brevetto per l’isolamento del radio, perseguendo (come il marito) una concezione disinteressata della scienza.
Durante la Prima Guerra mondiale, Marie si recherà al fronte con la figlia Irène (anche lei fisica e chimica di fama mondiale e seconda donna a ricevere il Nobel per la chimica nel 1935) per assistere i feriti, inventando le famose Petit Curie, delle automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X.
Per uno strano gioco del destino, nel 1912 Marie fonda l’Institut du Radium, oggi rinominato Institut Curie, dedito alla ricerca sul cancro. E Marie Curie, proprio per i suoi esperimenti sulla radioattività – effettuati in un capannone mal ventilato e senza speciali protezioni – morirà il 4 luglio del 1934 di anemia aplastica. Il suo corpo sarà radioattivo al punto da essere deposto in una bara foderata di lamine di piombo. Riposa, insieme a Pierre, nel Pantheon di Parigi.
Anche lei, come Ipazia, muore per i suoi studi e il suo impegno disinteressato nella ricerca della verità.
venerdì, 15 agosto 2025
In copertina: Ipazia mentre subisce il linciaggio. Immagine contenuta nel libro Vies des savants illustres, depuis l’antiquité jusqu’au dix-neuvième siècle di Louis Figuier, 1866. La stessa stampa appare in Le Voleur Illustre, numero 475, del 7 dicembre 1865 (Pubblico dominio); nel pezzo: Marie Curie, 1920, foto di Henri Manuel (Pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

