La reductio ad absurdum della fiaccola democratica
di Luciano Uggè
Immaginiamo un mondo dove il Paese egemone è tornato a essere la Roma Imperiale, che estende la sua influenza sull’intera Europa – dalla gelida Albione magari fino agli Urali con qualche Stato o Provincia che si ostina pervicacemente, come la Scozia ai tempi di Claudio, a non farsi conquistare e a mantenere la propria autonomia – culturale e linguistica – e la propria indipendenza territoriale.
Però in Scozia ci sono imponenti ricchezze petrolifere e c’è perfino – in una zona selvaggia denominata Orinoco – un’infinità di oro, rame, diamanti, ferro, bauxite e persino il coltan. E quindi, la nuova Roma Imperiale per un po’ cerca di venire a patti con il Primo Ministro britannico, un certo Keir Starmer che, fino al Vallo di Adriano, controlla i territori ma, al di là, fatica un po’ a farsi rispettare a meno di non adottare slogan bolivariani.
Purtroppo questo Starmer non è esattamente un proconsole romano e non vuole usare l’esercito nell’impresa della conquista della Scozia per compiacere i Romani. Anzi, nonostante un suo rivale alle elezioni, insignito del Nobel per la Pace, inviti direttamente Roma a farsi avanti così che possa impadronirsi dell’intera isola, l’Imperatore Romano è un po’ in difficoltà, perché aveva promesso al popolino di non comportarsi più come Giulio Cesare in Gallia e di mettere fine a tutte le guerre – imponendo, con la diplomazia del «Dicimus quae non facimus», la cosiddetta pax romana.
E allora ecco che il nuovo egemone europeo – come lo sceriffo che monta sul suo destriero per reggere la fiaccola dei valori della democrazia e della libertà (o come un ladro di cavalli che monti in sella per far razzia di bovini altrui), corrompe le guardie che assicurano i sonni di Starmer e della moglie, li rapisce e tenta di sostituirli con un proconsole romano che vada finalmente alla conquista dell’Orinoco scozzese – consegnando a Roma galeoni colmi d’oro e barili di petrolio.
Certo, qualche voce nell’Impero potrebbe farsi sentire in quanto Starmer, sebbene un dittatore eletto (sic!) non riusciva proprio a guarire da questa ideologia bolivariana e permetteva che le popolazioni scozzesi – così recalcitranti a diventare l’ennesima provincia dell’Impero – continuassero a vendere petrolio ai cinesi e oro ai turchi.
Ma il nostro Imperatore – chiamiamolo, ad esempio, Mattarella – adesso ha un problema: come convincere il braccio destro di Starmer a servire gli interessi di Roma? Non dovrà mica mandare le sue legioni a tentare nuovamente la conquista della Britannia e della Scozia? Già Simón Bolívar era riuscito a sconfiggere gli spagnoli; adesso questo braccio destro in gonnella mica avrà il coraggio di finire, come Starmer, ammanettato mani e piedi e bendato come un rapito qualunque, nelle patrie galere di Regina Coeli?
E sì, potremmo andare avanti a lungo con questo racconto più distopico che satirico, in stile La svastica sul sole, perché ogni scenario è possibile quando il leader di uno Stato sedicente democratico si comporta come un sequestratore. E se poi gli altri Paesi tacciono, nicchiano, o comunque hanno armi spuntate con le quali reagire perché se usassero quelle vere rischierebbero di far esplodere non solamente l’Impero ma il resto del mondo, cosa resta al popolino? Panem et circenses, insegnavano i romani. O scrivere raccontini di fantapolitica sperando che non si trasformino mai in realtà.
venerdì, 30 gennaio 2026
In copertina: Roma, il Colosseo. Foto di Claude Geraldes da Pixabay

